Tutti i film tratti dai libri di Stephen King

Stephen King

Se il maestro del brivido su grande schermo è stato innegabilmente sir Alfred Hitchcock, il suo omologo in forma letteraria è senza dubbio Stephen King. Lo scrittore del Maine tormenta il pubblico di lettori fin dagli anni ’70, con decine e decine di romanzi e racconti nei quali ci mette davanti alle nostre peggiori paure. Il cinema e la tv ovviamente non potevano farsi sfuggire questa gallina dalle uova d’oro e ad oggi, tra pellicole e serie, si contano oltre trecento trasposizioni (con molti titoli attesi per i prossimi anni). Per tentare di mettere ordine abbiamo qua selezionato dieci tra i migliori film tratti da Stephen King, fonte inesauribile di idee e misteri.

I 10 migliori film tratti dai libri di Stephen King

Carrie – Lo sguardo di Satana (1976)

Carrie White, giovane studentessa con problemi relazionali, è vittima di atti bullismo. La ragazza è cresciuta nel fanatismo religioso dalla madre, determinata a nascondere la figlia dal mondo esterno e di fatto recludendola ad un’esistenza solitaria. Alla comparsa delle mestruazioni Carrie inizia a manifestare misteriosi poteri telecinetici che si esprimono nelle fasi di rabbia. Ma niente la può preparare a ciò che la sua peggiore nemica, con un conto i sospeso con lei, sta preparando e che scatenerà un vero e proprio inferno alla festa di fine anno.

Il primo adattamento per il grande schermo coincide anche con il primo libro pubblicato da King. Il regista Brian De Palma opera con maestria nel trasportare le pagine del romanzo, dando vita ad un horror che è diventato culto e nel quale emergono interessanti divagazioni psicologiche, magnificamente gestite dalla protagonista Sissy Spacek.

Shining (1980)

Jack Torrance, ex insegnante con sogni da scrittore, accetta l’incarico di custode dell’Overlook Hotel, un albergo situato nelle Rocky Mountains al di fuori dei centri abitati. L’uomo spera di sfruttare la solitudine del posto per trovare l’ispirazione letteraria, portando con sé la moglie e il figlioletto. Giorno dopo giorno il protagonista inizia a perdere la sanità mentale e il soggiorno suo e dei familiari si trasformerà ben presto in un incubo ad occhi aperti.

É risaputo che Stephen King non abbia mai apprezzato questa prima trasposizione su grande schermo del suo amatissimo romanzo, ma il film di Stanley Kubrick rimane un vero e proprio capolavoro del cinema: un horror psicologico ricco di fascino e tensione, con sequenze memorabili entrate nella memoria cinefila collettiva. Una paura inquieta che si fa largo con il passare dei minuti, deflagrante in una mezzora finale ad alta dose di follia dominata dalla magnetica performance di uno scatenato Jack Nicholson.

La zona morta (1983)

Il protagonista Johnny Smith, a causa di un drammatico incidente automobilistico, rimane in stato comatoso per ben cinque anni. Un giorno Johnny si risveglia e scopre di avere acquisito un’inquietante capacità, ossia la possibilità di vedere eventi passati e futuri di un individuo tramite il contatto. Su di lui si concentra l’opinione pubblica e le forze dell’ordine stesse chiedono il suo parere per tentare di scoprire l’identità di un serial killer.

Un solido thriller venato di mistero e paranormale, che trova nella regia del maestro David Cronenberg l’ennesimo punto di forza. La trama apre a diverse riflessioni e l’intensa prova di Cristopher Walken è il fiore all’occhiello di un film dalla grande atmosfera, sia drammatica che di genere.

Cujo (1983)

Un esemplare di San Bernardo, appartenente alla famiglia Camber, subisce l’attacco di un pipistrello e dopo il conseguente morso prende la rabbia. La bestia diventa così furiosa e azzanna mortalmente due uomini, incluso il proprio padrone. Ma l’incubo non è finito e una madre e suo figlio finiranno in balia del cane assassino, sempre più fuori controllo.

Non proprio fedelissimo al romanzo di King, pubblicato due anni prima, Cujo si rivela un serrato survival movie che coniuga mistero e verosimiglianza in egual misura, dando vita ad una visione intensa e ad altro grado di tensione impreziosita dall’ottima interpretazione della protagonista Dee Wallace.

Stand by me – Ricordo di un’estate (1986)

Nell’estate del 1959 quattro dodicenni, amici inseparabili, ascoltano casualmente una conversazione del fratello maggiore di uno di loro, inerente il ritrovamento di un cadavere di un loro coetaneo. I ragazzini comprendono subito come il corpo sia quello di Ray Brower, scomparso misteriosamente tre giorni prima. I quattro decidono così di mettersi alla ricerca del cadavere scoprendo di più sul significato della vita e su cosa voglia dire crescere.

Un percorso di formazione che, cambiando parzialmente l’importanza dei personaggi da carta a pellicola, è diventato un cult generazionale. Un film suddiviso su “livelli” da sorpassare per arrivare infine alla meta desiderata più maturi e consapevoli, raccontato dal regista Rob Reiner con una sensibilità rara e potendo contare su un cast di giovanissimi tra i quali eccelle il compianto River Phoenix, scomparso tragicamente sette anni dopo.

Cimitero vivente (1989)

Il dottor Louis Creed si è trasferito con la moglie Rachel e i figli Ellie e Gage in una cittadina del Maine dove vestirà il ruolo di medico universitario. La nuova casa è nei pressi di una strada provinciale e come vicino di casa vi è l’anziano vedovo Jud Crandall. Grazie a questi la famiglia scopre l’esistenza nelle vicinanze di un cimitero degli animali, costruito dove sorgeva un luogo funerario dei nativi indiani. Quando il gatto della figlia rimane investito e ucciso da un camion l’uomo decide, all’oscuro di tutti, di seppellirlo proprio lì nella speranza che, come dicono le credenze, possa risorgere. Ma Louis non sa quali porte ha spalancato…

Da poco tornato alla ribalta per via di un più scialbo remake, il romanzo Pet Sematary aveva già avuto questo interessante adattamento a fine degli anni ’80, un horror notevole che recupera atmosfere di genere tipiche del periodo e offre mistero, tensione e violenza in egual misura, lasciando con il fiato sospeso fino al giungere dei titoli di coda.

Misery non deve morire (1990)

Paul Sheldon è un rinomato scrittore, noto al grande pubblico per la saga sul personaggio di Misery Chastain, prossima alla fine con l’ultimo romanzo dove la protagonista perde la vita. Dopo aver concluso il libro Sheldon rimane vittima di un incidente stradale nel quale riporta gravi ferite e viene soccorso da Annie Wilkes, una sua grande fan, che dopo averlo trovato sul ciglio della strada lo accoglie in casa sua senza chiamare i soccorsi. Anni legge le pagine del testo che l’uomo portava con se e quando scopre della morte letteraria della sua eroina, mostra comportamenti instabili e astiosi verso l’autore, nel frattempo costretto a letto per via dei danni subiti alle gambe.

Tra le trasposizioni dei romanzi di King più apprezzate dal pubblico e dalla critica, tanto che la magnifica protagonista Kathy Bates ottenne l’oscar per la miglior interpretazione. Un film teso e strisciante dove la suspense è una costante dei cento minuti di visione, abilmente gestita ancora una volta da Rob Reiner e beneficiante dell’isolata ambientazione.

Le ali della libertà (1994)

Maine, 1947. Andy Dufresne, vice-direttore di banca, nonostante si proclami innocente con tutte le sue forze è condannato a due ergastoli per l’omicidio della moglie e del suo amante. L’uomo viene rinchiuso nel carcere di Shawshank, dove il corrotto direttore Norton e i suoi sottoposti hanno imposto una sorta di violenta tirannia, all’oscuro degli organi legislativi. Il protagonista è vittima di soprusi e violenze sia dagli altri detenuti che dai secondini, ma col tempo si fa benvolere da alcuni dei suoi compagni di cella: in particolare stringe un solido rapporto con l’anziano Red, in grado di procurare qualsiasi oggetto all’interno della prigione.

Amatissimo dal pubblico (è ancora oggi il film con il voto più alto su IMDB, il database mondiale che raccoglie i voti degli utenti), questa trasposizione del racconto Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, pubblicato nella raccolta Stagioni diverse, è un’opera emozionante e struggente che rivoluziona parzialmente il filone dei prison-movie con un’ottica catartica e di speranza. Frank Darabont dirige magnificamente un cast eccelso capitanato da Tim Robbins e Morgan Freeman.

The Mist (2007)

Il pittore David si sta recando al supermercato cittadino insieme al figlio e al vicino Brent Norton, quando una fitta nebbia di origine sconosciuta circonda la città. In attesa che torni la visibilità i tre si rifugiano nel market, già preso d’assalto da altri clienti, ma qui scoprono che all’interno della nebbia si nascondono creature mostruose. Le cause di tutto ciò sembrano condurre ad un esperimento militare che ha avuto luogo nelle vicinanze della città. All’interno della struttura la situazione degenera ulteriormente per via del fanatismo religioso della signora Carmody, che rischia di complicare ulteriormente una situazione già fuori controllo.

Tra horror e fantastico, con un finale che non si dimentica (parzialmente mutuato da quello del racconto all’origine), The Mist è diretto nuovamente da Darabont, abile nel gestire toni e atmosfere di genere (ottimi gli effetti speciali) e nel proporre spunti di riflessione sociale sul fanatismo, non solo religioso, che esplode in maniera insensata nella situazioni più critiche.

It (2017)

Città di Derry, Maine, ottobre 1988. In un giorno di pioggia il piccolo Georgie viene brutalmente ucciso dopo l’incontro con un pagliaccio, di nome Pennywise, spuntato all’improvviso da uno scarico fognario. L’estate dell’anno dopo il fratello maggiore Bill e i suoi amici, minacciati dai bulli locali, decidono di indagare sulla scomparsa del consanguineo, convinto che questi possa essere ancora vivo. I giovanissimi protagonisti si troveranno ad affrontare una creatura malefica che da secoli si macchia di crudeltà.

Con il secondo capitolo attualmente nelle sale, e i personaggi nelle loro versioni adulte come scritto già nel romanzo, l’esordio al cinema di It (dopo la comunque cult miniserie degli anni ’90) è stato un grande successo di pubblico. Un film che riprende in pieno le atmosfere dell’horror moderno e può contare su effetti speciali di prima qualità, con Bill Skarsgard impeccabile e spaventoso nei panni del malefico clown.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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