Lhan è una bambina di origini vietnamite, portatrice di un gruppo sanguigno rarissimo – il cosiddetto sangue Aurum – che la rende un bersaglio irrinunciabile per Pruek, potente signore del crimine thailandese affetto da una patologia che richiede trasfusioni regolari per garantirsi la sopravvivenza. Quando i suoi genitori vengono uccisi a sangue freddo da un cacciatore di taglie assoldato dal boss, Lhan viene salvata dal gruppo di killer noto come Casa 89, assassini professionisti guidati dall’enigmatico Poh.
La protagonista di My dearest assassin viene accolta nella struttura operativa e cresciuta come fosse un membro della famiglia, stringendo un rapporto particolare di profonda amicizia con i coetanei M e Pran, quest’ultimo figlio del capo. Trascorrono gli anni e a Lhan è vietato di uscire per evitare potenziali pericoli, giacché gli scagnozzi di Pruek non hanno ancora perso le speranze di rintracciarla…
My dearest assassin: un colpo al cuore – recensione
Questa produzione thailandese richiama evidentemente quella tradizione cinematografica che spopolava a Hong Kong tra gli anni Ottanta e Novanta e che diede vita ad alcuni dei film d’azione più esaltanti della storia del genere. Basti pensare ai film di John Woo o Johnnie To, classici del filone come The Killer (1989) o A hero never dies (1998), quali modelli archetipici ai quali My dearest assassin intende richiamarsi.
Ben più di una semplice ispirazione il cosiddetto “heroic bloodshed” per il regista Taweewat Wantha, che decide di ibridarne l’epica violenta con una sottotrama centrale da teen-romance, strizzando così l’occhio a un pubblico potenzialmente più ampio. Un regista che viene dall’horror e si vede nella gestione delle sequenze più crude, con il sangue che scorre copioso non solo quale conseguenza delle numerose sparatorie ma anche in quanto oggetto delle trasfusioni che si riveleranno centrali nel cuore della narrazione.
Una convivenza difficile
Il risultato è un film che finché si tratta di sparare, picchiare a più non posso e far esplodere pezzi di set funziona più che efficacemente, riuscendo a conquistare con le sue veloci coreografie e un ritmo galoppante anche un target relativamente perfezionista. Il problema è che la componente sentimentale mal si integra a tutto il resto, così come il discorso sull’amicizia maschile – fraterna che vorrebbe guardare forse proprio al già citato The Killer.
Le sequenze d’azione sono come detto di un livello nettamente superiore alla media della produzione streaming internazionale: inquadrature ampie che consentono allo spettatore di seguire ogni singolo movimento, raccordi che assecondano il pathos degli scontri invece di nasconderne le lacune, slow motion una volta tanto usato con parsimonia e una fisicità dei corpi che si risente nei colpi e nelle ferite. Specialmente nelle sequenze negli interni la messa in scena gioca le sue carte migliori, con la claustrofobia che amplifica l’urgenza del combattimento e di quei fendenti potenzialmente fatali.
L’amore oltre l’ostacolo?
Laddove My Dearest Assassin fatica non poco è in ciò che unisce questi balletti di morte che si susseguono nelle abbondanti due ore di visione. La sceneggiatura propina una quantità di materiale narrativo eccessivo senza mai trattare degnamente i vari personaggi coinvolti, principali e secondari o buoni e cattivi che siano.
Lo stesso triangolo sentimentale che vorrebbe suscitare tensione romantica tra Lhan, Pran e M ha degli esiti talmente scontati da rasentare la parodia, così come le motivazioni delle figure adulte che prendono le decisioni ai piani alti. Si accumula troppo, senza però offrire necessaria profondità a personaggi e situazioni introdotte e la scenetta nel bel mezzo dei titoli di coda non fa che aggiungere gratuitamente un piccolo colpo di scena non strettamente necessario.
Conclusioni finali
Un film che sa il fatto suo quando c’è da menare le mani ma che si perde in una narrazione forzata e sconclusionata, con la componente romantica inserita superficialmente in un contesto che avrebbe richiesto emozioni ben più profonde e sanguigne. In My Dearest Assassin, titolo che già lasciava intuire le insidie della premessa, la storia d’amore teen tra i protagonisti – con tanto di abbozzato triangolo sentimentale e amicizie fraterne nel mezzo – si amalgama a fatica con un’anima action altrimenti eccellente.
Coreografie spettacolari e una violenza che trova il giusto equilibrio, palpabile ma mai gratuita, rendono comunque la visione un godibile intrattenimento per gli amanti del genere, a patto di chiudere un occhio sulle evidenti debolezze in fase di sceneggiatura.









