Solomon Kane – Opinioni e recensione del film

Solomon Kane film

Solomon Kane è un film del 2009 di genere Azione/Fantasy diretto da Michael J. Bassett, con protagonisti James Purefoy, Max von Sydow, Rachel Hurd-Wood, Patrick Hurd-Wood, Pete Postlethwaite. Il film ha una durata di circa 104 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Solomon Kane

Nel 1600, nel Nord Africa, il mercenario Solomon Kane guida la sua flotta per assediare una città conquistata dall’esercito ottomano. Dopo aver sconfitto gli avversari, Solomon e la ciurma fanno ingresso nel palazzo reale, dove molti dei suoi sottoposti vengono brutalmente uccisi da orde di demoni. Giunto nella sala del trono il protagonista si trova a tu per tu con il cupo mietitore, inviato dal diavolo per reclamare la sua anima.

In seguito ad un breve duello l’uomo si getta in mare per fuggire al temibile nemico, il quale gli urla che non riuscirà mai a sfuggirgli. Un anno dopo il mercenario, per scontare i suoi peccati, ha deciso di redimersi e si trova ospite di un monastero in Inghilterra per nascondersi dai suoi incubi.

Ha inizio un lungo periodo di pellegrinaggio che lo conduce in una terra tormentata da guerre religiose e dalla crudeltà del nuovo sovrano. Solomon incontra sulla sua strada una famiglia puritana, i Crowthorn, che lo accolgono a braccia aperte permettendogli di accompagnarli nel viaggio.

Nel frattempo in quelle lande oppresse dalla violenza un cavaliere senza volto, al comando di un esercito sanguinario, sembra possedere un oscuro potere grazie al quale riesce a convertire chiunque alla propria causa con il solo tocco della mano.

Quando la giovane Meredith, la figlia dei Crowthorn, viene rapita dal misterioso individuo, Solomon dovrà tornare a combattere ancora una volta, ma in quest’occasione per una giusta causa.

La recensione del Film

Lo scrittore di heroic-fantasy Robert E. Howard è diventato conosciuto al grande pubblico soprattutto per i due iconici film dedicati alle imprese di Conan il barbaro con protagonista Arnold Schwarzenegger. Ma il guerriero cimmero creato nel 1932 non è stato l’unico personaggio a tema originato dal suo autore, che quattro anni prima creò la figura di Solomon Kane, spadaccino puritano del XVI secolo.

A quasi ottant’anni dalla nascita, per la precisione nell’ultimo anno dello scorso decennio, il grande schermo tributa un doveroso omaggio al suddetto con un film ispirato che, pur prendendo spunto dalle opere originarie, propone una storia del tutto nuova nel quale il protagonista si trova ad affrontare le forze del male.

Sin dai primi minuti è possibile notare l’approccio dark dell’operazione, con inquietanti demoni e creature maligne che popolano questo mondo già preda di carestie e conflitti religiosi, dando vita ad un palcoscenico cupo e crudo che si rivela ideale luogo per le vicende raccontate.

La scelta di James Purefoy nei panni del tormentato mercenario si rivela quantomai efficace e l’attore inglese, accompagnato da un cast d’eccellenza che vede in ruoli secondari interpreti del calibro di Pete Postlethwaite e Max von Sydow, infonde il necessario carisma ad una figura ad alto rischio overacting.

Concepito come primo capitolo di una trilogia (ma ad oggi dei due annunciati sequel non si sa più nulla, complice anche il basso riscontro ai botteghini), questo live-action unisce le atmosfere tipiche dello sword & sorcery di stampo classico ad influenze gotiche e riesce a differenziarsi proprio per i suoi toni piacevolmente maturi.

Tra flashback che introducono con equilibrio il relativo background del Nostro, istinti epici di buona presa emotiva, una carica drammatica non indifferente nella gestione delle dinamiche tra i vari personaggi coinvolti e godibili scene d’azione, i cento minuti di visione intrattengono con gusto il relativo pubblico di riferimento.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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