Knock Knock – Opinioni e recensione del film

Knock Knock film

Knock Knock è un film del 2015 di genere Thriller/Erotico diretto da Eli Roth, con protagonisti Keanu Reeves, Lorenza Izzo, Ana de Armas. La pellicola ha una durata di circa 99 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film Knock Knock

Evan Webber è un architetto felicemente sposato che, in occasione della Festa del papà, si trova a trascorrere un weekend solo in casa: l’uomo soffre infatti di un infortunio alla spalla e deve terminare delle pratiche per il lavoro, mentre la moglie è andata coi bambini in una gita al mare da tempo programmata.

La donna, rispettata artista di successo, lascia il compito al suo assistente Louis di controllare una sua recente scultura prossima ad essere esposta in una galleria.

La prima sera di solitudine, con il cielo scosso da una furiosa tempesta, due donne, Genesis e Bel, bussano alla porta di Evan. Il proprietario apre loro la porta e queste gli riferiscono di stare cercando l’indirizzo di una festa ma di non riuscire a contattare nessuno, chiedendo di poter usare la connessione internet per trovare il luogo del party.

Le visitatrici si mettono a proprio agio ed Evan mette su dei vecchi dischi in vinile di quando faceva il DJ, non prima però di aver chiamato un taxi che le conduca infine a destinazione. L’attesa della vettura però sarà di oltre quaranta minuti e le due ragazze scompaiono nel bagno: sarà solo l’inizio di un morboso gioco di seduzione nel quale il protagonista si troverà ad affrontare situazioni sempre più estreme.

La recensione del film Knock Knock

Eli Roth ha sempre spinto il suo cinema agli estremi: dopo il folgorante esordio con l’epidemic-horror Cabin Fever (2002) ha realizzato un capitolo cardine del controverso filone torture-porn con il dittico di Hostel (2005-2007), con la rappresentazione senza filtri di una violenza gratuita che ha trovato un gran numero di estimatori, in un percorso continuato degnamente con il lo scioccante The Green Inferno (2013), disturbante omaggio al filone cannibalistico in voga in Italia negli anni ’70 e ’80.

Dopo tanto sangue e budella all’aria il regista e sceneggiatore americano ha deciso di prendersi una pausa da situazioni così emoglobiniche realizzando un thriller dove l’efferatezza è più psicologica che fisica ed è il sesso a giocare un ruolo predominante all’interno dei cento minuti di visione. Un buon padre di famiglia che cede alle lusinghe di due sexy teenager che compaiono all’improvviso davanti alla porta di casa e che è ignaro degli intenti “moralizzatori” delle sue giovani ospiti-amanti.

La forza di Knock Knock sta nel mettere di fronte un uomo comune, senza scheletri nell’armadio, alle prese con una seduzione erotica che metterebbe a dura prova la fedeltà coniugale di chiunque, tra corpi nudi nella vasca e approcci sempre più spinti che fanno perdere ogni controllo razionale. Se la prima parte è la più spinta dal punto di vista delle dinamiche sexy, la seconda diventa un vero e proprio incubo privato per lo sfortunato protagonista, catapultato in un una situazione al di fuori di ogni logica fino alla definitiva resa dei conti.

La formula è tanto secca quanto elementare e proprio nella monotonia e scarsa omogeneità narrativa si rintracciano i maggiori limiti del film, comunque potente contare su un cast perfettamente in parte: Keanu Reeves si adatta al ruolo di vittima sacrificale con la necessaria spontaneità e Lorenza Izzo e Ana de Armas sono ammiccanti e lussuriose al punto giusto per provocare prepotenti bollori nel pubblico maschile.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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