L’8 maggio è uscito il nuovo singolo di Giordana Angi, “Quando poi ci lasceremo”. Il brano affronta il tema delle relazioni attraverso un contrasto emotivo: non racconta una fine definitiva, ma il desiderio di conservare un legame anche dopo i cambiamenti. Con uno stile intenso ma allo stesso tempo energico, la cantautrice descrive quei rapporti che resistono alle difficoltà, trasformandosi senza sparire davvero. La canzone mette al centro il valore del tempo condiviso, delle emozioni che continuano a vivere e delle persone che, anche quando si allontanano, lasciano qualcosa di profondo. Un pezzo che unisce leggerezza musicale e riflessione sentimentale, confermando ancora una volta la scrittura personale e autentica dell’artista.
Noi di SuperGuida TV abbiamo intervistato in esclusiva Giordana Angi. La cantante ci ha parlato del brano, del tour live nel 2027, della sua esperienza ad Amici, di Sanremo e di tanto altro. Di seguito l’intervista completa.
Giordana Angi, intervista esclusiva alla cantautrice ed ex allieva di Amici
Giordana, l’8 maggio è uscito il singolo “Quando poi ci lasceremo”. Com’è nato?
È un brano che credo di aver scritto un anno e mezzo fa, se non erro, ed era in questa “castellina” di brani nuovi. Come dicevo anche l’anno scorso parlando del singolo Strade, quando arriva l’estate, siccome io sono un po’ una pesantona, c’è sempre il problema: “Adesso cosa facciamo?”. In questo brano, nonostante il titolo non lasci pensare a qualcosa di leggero c’è invece proprio questa ironia. Infatti in tour ridono sempre quando lo presento dicendo: “E adesso il brano dell’estate: Quando ci lasceremo”.
In sostanza è una canzone che parla del restare, del mantenere vivo un legame anche quando i sentimenti cambiano o ci si lascia. Cerca di dare valore al tempo passato insieme, senza vivere tutto come un abbandono totale. Non voglio usare termini troppo forti, ma quando condividi tanto con una persona, sia per molti anni sia per poco tempo, poi non vederla più perché non si è più innamorati, o viceversa, è quasi come un lutto.
Invece credo che, con il tempo giusto, si possa provare a mantenere quella persona nella propria vita e costruire qualcosa di diverso. Penso che ci siano tante situazioni che meritano questa attenzione: dai figli di persone separate, alle amicizie di tanti anni che magari finiscono male per orgoglio o per incomprensioni. Quindi, nonostante il brano sia musicalmente pieno di energia dentro porta anche un significato molto importante per me.
E’ un brano che infonde fiducia e speranza. Pensi che siano sentimenti rivoluzionari in un periodo storico così fragile?
Rivoluzionari non lo so, però sicuramente c’è la speranza di poter cambiare, anche solo in parte, certi meccanismi tra gli esseri umani che a volte sono davvero nocivi e deleteri. Ci sono momenti in cui quasi non vorresti far parte della specie umana, ti verrebbe da dissociarti e dire: “No guarda, io non avrei fatto così”. Poi però ti ritrovi a fare bene la raccolta differenziata e quello sembra il massimo contributo che riesci a dare alla società, nel modo che senti più giusto. E la sensazione, spesso, è quella di voler fare molto di più, ma che non basti mai. Io penso che cantare di cose belle, o comunque di cose che fanno stare bene, abbia un valore importante. Perché i sentimenti positivi fanno stare bene davvero: se tu stai bene e provi emozioni positive, inevitabilmente la giornata prende un’altra piega. Hai magari un sorriso diverso, e quel sorriso non resta solo tuo: può diventare anche quello della persona con cui lavori o di chi ti sta accanto. Quindi sì, forse alla fine di tutto questo monologo, forse in realtà è rivoluzionario anche questo.
Nel 2027 ci sarà anche un tour. Cosa stai preparando?
Sarà il proseguimento di quello che si è appena concluso, perché la speranza è ovviamente quella di aggiungere anche le nuove canzoni che usciranno. Però voglio continuare questo racconto, che mi è costato tanti mesi di lavoro. Ci sono molte canzoni e tanti medley, ma tra un gruppo di pezzi e l’altro c’è anche una parte narrativa, con immagini e un narratore che raccontano cosa stava accadendo in quel periodo della mia vita: perché è nata quella canzone, cosa stavo vivendo, cosa provavo. È un racconto breve, non qualcosa che dura sei ore, però credo aiuti a dare una comprensione più profonda di quei brani, perché per me non sono solo canzoni, ma pezzi della mia vita. Vorrei quindi riproporre lo stesso tipo di narrativa, arricchendola con le nuove canzoni che usciranno e modificando quello che sentirò di dover cambiare.
In che fase della tua carriera ti trovi?
Credo di essere in una fase molto bella della mia vita, perché sento di maturare sempre di più nel mio rapporto con la scrittura. È un percorso che passa anche attraverso l’iscrizione all’Università di Filosofia, e quindi dalla necessità di scrivere anche altro, non soltanto canzoni. Mi piacerebbe, perché no, scrivere anche un romanzo. Sto cercando di ampliare quella che è da sempre la mia prima passione: la scrittura. Sento di andare proprio in questa direzione, quella di affinare sempre di più il mio modo di scrivere e di essere sempre più soddisfatta di quello che riesco a raccontare. Poi tutto il resto, io dalla musica non mi aspetto mai niente, perché credo profondamente che per me sia prima di tutto un’esigenza. Negli anni è diventata anche un lavoro, certo, ma dentro di me resta ancora quella cosa grezza e pura dell’inizio. Nonostante tutti gli ostacoli che ci sono stati, per me il rapporto con la musica rimane sempre quello.
C’è un artista con cui ti piacerebbe collaborare?
Ce ne sono tanti, devo dire. Sicuramente mi piacerebbe, in futuro, cantare qualcosa con Tiziano Ferro, perché abbiamo sempre scritto insieme e abbiamo già condiviso anche alcuni progetti. Mi piacerebbe però avere con lui un altro tipo di scambio artistico nei prossimi anni. Forse è proprio questo uno degli aspetti che mi piacerebbe di più.
La partecipazione ad Amici ti ha fatto conoscere e apprezzare dal pubblico. Che ricordi conservi ad oggi di quell’esperienza e come è cambiata la tua vita?
È cambiato tutto, perché quello è stato il momento esatto in cui ho potuto far ascoltare al pubblico canzoni che fino a quel momento scrivevo per altri artisti. Per la prima volta ho potuto cantarle io, ed è stato chiaramente bellissimo. In realtà avevo già fatto Saremmo giovani, uscito qualche anno prima. Avevo firmato un contratto discografico e realizzato un disco che però non è mai uscito. Dai 18 ai 24-25 anni sono stati tanti anni di gavetta, di tentativi, di ricerca. Per questo, per me, è stata una svolta importante, fondamentale. E poi chiaramente Amici è stato, ed è tuttora, anche un luogo di lavoro. Quest’anno è stato bellissimo poter lavorare con i ragazzi e fare delle masterclass. Quello della condivisione è un aspetto della musica che per me ha un valore enorme. Mi piace molto esplorare questo lato della musica, perché non è qualcosa che fai soltanto per te stesso, ma anche per gli altri. E quando riesci a condividerla e a trasmetterla, allora acquista ancora più valore.
In futuro ti piacerebbe ricoprire il ruolo di giudice o di coach?
In realtà il ruolo che ho adesso mi piace tantissimo, perché è un ruolo che non ha limiti. Lavoro con tutti e questa è una cosa che apprezzo davvero molto. Non devo giudicare nessuno: sono semplicemente una ragazza che ha qualche anno in più di loro e che ha vissuto la stessa esperienza. Cerco di dare quello che so, magari non è sufficiente, magari sì, però li ascolto, ci parlo e provo a trasmettere tanto. E dando tutto quello che ho, in modo indistinto a tutti, mi sento appagata. Altri ruoli, invece, ti mettono nella posizione di dover decidere, di dover scegliere. Invece, concentrandoti soltanto sulla musica, come faccio io, tutto diventa più bello. E forse anche più semplice.
In questi anni hai mai avvertito il bisogno di fermarti?
I momenti di difficoltà sono stati tantissimi. Durante il Covid ho vissuto un paio d’anni molto bui. Però non ho mai smesso di scrivere, non mi sono mai fermata. Anche se, nella mia testa, era come se avessi preso una grossa “scottatura” in quel periodo. Sicuramente, però, in questi anni di terapia mi sento molto più vicina a me stessa. Riesco a capire meglio quello che vivo, a distinguere le cose. Sembrerà banale, ma anche l’università, per me, ha un significato profondo. Mi sta arricchendo molto e magari, un giorno, insegnare potrebbe diventare una parte importante della mia vita, non soltanto legata alla musica ma anche ad altro. Per questo continuare a studiare e sentire che sto migliorando sarà sempre fondamentale per me. Ci sono momenti difficili, sicuramente, ma tutto il lavoro che ho fatto su me stessa mi porta a pensare che la vita metterà sempre davanti delle difficoltà. Però quelle vecchie le ho superate. Poi affronteremo anche le nuove.
Sanremo 2027 è nei tuoi programmi?
La risposta è sempre la stessa: bisogna capire se c’è la canzone giusta. Se hai una canzone forte, allora sei pronto anche a sentirti dire di no. In questi anni, però, non ho mai avuto davvero la sensazione di avere il brano giusto per poter competere con i miei colleghi. Per affrontare un palco così devi esserne profondamente convinto, anche perché ogni anno ci sono canzoni bellissime. Ci tieni a fare bella figura, a scendere quelle scale portando qualcosa di cui sei davvero felice e orgoglioso. E allo stesso tempo devi essere pronto anche all’eventualità che quel brano non venga preso. Per questo, oggi, non so ancora se ho davvero quella canzone.









