Dal 16 maggio sarà disponibile in esclusiva su RaiPlay il film Carmen è partita, diretto da Domenico Fortunato, ambientato in un piccolo borgo vicino Roma dove si intrecciano vite, segreti e dinamiche di comunità. La storia si svolge in una piazza popolata da personaggi eccentrici, tra pettegolezzi, sospetti e rapporti umani complessi che oscillano tra vicinanza e solitudine. Protagonista è il sarto Amedeo, interpretato dallo stesso Fortunato, uomo riservato e legato al proprio passato, la cui routine viene sconvolta dall’arrivo della giovane Carmen. Quest’ultima, interpretata da Giovanna Sannino, entra nella sua vita portando cambiamento e mistero, ma la sua improvvisa scomparsa apre una ferita profonda nel protagonista. Le indagini sono affidate a un maresciallo interpretato da Alessandro Tersigni, che introduce nel racconto una componente più investigativa e razionale. Nel cast anche Antonella Carone nel ruolo della zia Rosanna, figura bizzarra ma affettuosa, e la partecipazione di Maurizio Mattioli. Il film esplora temi come la solitudine, il giudizio sociale e la difficoltà di esprimere le emozioni, mettendo al centro relazioni umane fragili e complesse.
“Carmen è partita”, intervista esclusiva a Domenico Fortunato, Giovanna Sannino e Alessandro Tersigni
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Domenico Fortunato, Giovanna Sannino e Alessandro Tersigni. Fortunato nel film veste il doppio ruolo di attore e regista: “Sono rimasto subito colpito dal soggetto e dalla sceneggiatura del film. In fase di scrittura abbiamo lavorato insieme a Cesare Fragnelli e Francesca Schirru, e a un certo punto, mentre si pensava alla regia, avevo anche proposto di cercare un altro attore per il ruolo di Amedeo. Tuttavia, sia il team di Rai Cinema sia la produzione erano convinti che dovessi interpretarlo io. È stato un lavoro molto impegnativo: senza il supporto della struttura di Altre Storie e del produttore, che mi hanno aiutato costantemente sul set, sarebbe stato difficile portare a termine il progetto così come è stato realizzato. Se dovessi affrontare un’altra esperienza da regista, probabilmente sceglierei di non recitare, perché serve una concentrazione totale per seguire ogni aspetto del film, dalla regia alla direzione degli attori. Io, però, vengo dal mondo della recitazione e amo lavorare con gli attori, e questo è stato fondamentale. Se non avessi avuto un cast come Giovanna Sannino, Alessandro Tersigni, Antonella Carone, Maurizio Mattioli, Francesco Giuffrida e Franco Ferrante, sarebbe stato tutto molto più complicato. Ognuno di loro ha arricchito il proprio personaggio, portando valore e profondità al racconto.Sono stato davvero fortunato perché tutti i colleghi mi hanno supportato tantissimo. Non è stata un’impresa semplice, anche se il film alla fine scorre in modo naturale, ma grazie al lavoro di squadra le difficoltà si sono trasformate in un percorso molto più fluido di quanto potesse sembrare all’inizio”.
Per Giovanna Sannino interpretare Carmen è stata una bella sfida. Il suo personaggio ha infatti solo una battuta: “Sono una persona che spesso vive una sorta di autosabotaggio interiore: mi capita di chiedermi continuamente se sia davvero adatta a interpretare certi ruoli, e spero che prima o poi questa insicurezza possa lasciarmi un po’ di spazio in più. Questo progetto, però, è arrivato in un momento particolare, in cui sentivo il bisogno di confrontarmi con un nuovo personaggio, anche per capire meglio le mie capacità dopo anni di lavoro su un altro percorso.Quando è arrivata la proposta, ero anche in una fase personale non semplice. Ricordo che una sera la mia agente mi chiamò dicendomi che il giorno dopo sarei dovuta andare a Roma per valutare questo progetto. Non sapevo davvero cosa aspettarmi: non ho fatto un provino tradizionale, ma un incontro, durante il quale Cesare Fragnelli e Francesca Schirru mi osservavano con grande attenzione. In quel momento mi chiedevo cosa stessero pensando, perché non avevo chiaro il contesto del lavoro. Solo dopo ho capito che un vero provino non sarebbe stato utile: serviva piuttosto un confronto umano per costruire la giusta chimica tra noi. Era un lavoro diverso, più profondo, basato sulla relazione e sull’intesa. Abbiamo lavorato molto sul personaggio e devo dire che è stato un processo estremamente stimolante. A me piace parlare, ma ancora di più mi interessa raccontare l’interiorità attraverso lo sguardo. Sono molto attenta agli occhi, perché per me sono lo strumento principale per esprimere ciò che un personaggio sente davvero. Questo approccio mi ha affascinata molto e, allo stesso tempo, mi ha costretta a una grande disciplina e a un forte lavoro di sottrazione. È stato un percorso intenso, ma davvero prezioso”.
Alessandro Tersigni interpreta il Maresciallo che indaga sulla sparizione di Carmen. L’attore ha definito il suo personaggio un collante delle diversità: “Il mio personaggio è un carabiniere inserito all’interno di un microcosmo molto particolare, quello del paese in cui è ambientata la storia. In questo contesto, lui diventa una sorta di collante tra le diverse realtà e sensibilità presenti nella comunità, cercando di tenere insieme le paure e le diffidenze che nascono dal confronto con ciò che è diverso. Quando si trova ad affrontare una scomparsa e quindi un’indagine complessa, il suo compito diventa quello di ricostruire i tasselli delle vite delle persone che conosce, cercando di mettere ordine in una realtà frammentata. È un lavoro delicato, quasi un puzzle emotivo oltre che investigativo. Se riuscirà davvero a farlo fino in fondo, lo scoprirà lo spettatore, perché la storia si sviluppa in modo intrecciato e non tutto è immediatamente evidente”.
Domenico Fortunato ha ammesso di aver scoperto Giovanna Sannino grazie a “Mare Fuori“: “Voglio dire una cosa sul tema dei provini, come accennava Giovanna: i provini si fanno e devono essere fatti. Però, personalmente, sono anche contrario ai self-tape, che infatti non ho mai richiesto agli attori. Nel caso di Giovanna Sannino, ma anche di Alessandro Tersigni, il percorso è stato diverso. Giovanna l’avevo già notata in Mare Fuori e, quando ci siamo incontrati per il colloquio, abbiamo parlato soprattutto del film, visto che il suo personaggio ha poche battute. L’abbiamo osservata, abbiamo fatto anche qualche prova fotografica, e lei ha dimostrato subito una grande capacità di comprensione del ruolo. Successivamente ho scoperto anche il suo percorso personale: gli studi, la seconda laurea, le attività nei laboratori con i ragazzi del carcere minorile di Nisida. Tutti elementi che mi hanno colpito profondamente, soprattutto per la sua intelligenza e sensibilità. Alla fine il provino è stato lungo e articolato, proprio per capire fino in fondo la sua adesione al personaggio. Lo stesso vale per Alessandro, che conoscevo già e avevo visto in diverse produzioni come “I Cesaroni” e “Il Paradiso delle Signore”, oltre a lavorare con lui in passato. Mi ha confermato la sua grande professionalità: ha costruito il personaggio del maresciallo Venditti in modo impeccabile, con uno studio preciso del ritmo, dell’interrogatorio e della sua evoluzione. In questi casi, spesso, bastano dei colloqui approfonditi, soprattutto quando si è già lavorato insieme o quando si percepisce chiaramente l’intesa sul personaggio. A volte non serve nemmeno un provino tradizionale: si capisce subito se l’attore ha davvero fatto proprio il ruolo e lo ha interiorizzato”.









