Dopo aver conquistato il pubblico durante l’ultima edizione di Amici, il cantante Gard è pronto a fare il suo debutto discografico con l’EP “Lividi”, in uscita venerdì 22 maggio in formato fisico e su tutte le piattaforme digitali. 6 tracce, tra cui i quattro singoli già presentati ad Amici – Lacrime Di Fango, Dimmi Che Mi Vuoi, Inferno e Precipitando – e due inediti, che aprono e chiudono l’EP: Lasciami Gridare e Un Passo. Un lavoro che porta con sé e conferma l’ispirata penna del cantautore e della sua vena elettro-pop, alimentata durante i mesi di lavoro svolti all’interno della scuola, una carta d’identità musicale che mette in luce la sua versatilità e la sua forte identità vocale.
Intervista al cantante Gard di Amici 25
Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato il cantautore alla vigilia dell’uscita del suo EP. Ecco cosa ci ha raccontato parlando del bullismo che ha vissuto sulla sua pelle, del suo rapporto con l’amato nonno e della sua esperienza all’interno di Amici, la scuola che coltiva il talento, ideata da Maria De Filippi.
Gard, benvenuto su SuperGuidaTV. Gabriele, che esperienza è stata per te Amici?
«È stata un’esperienza super positiva, sotto tutti i punti di vista. Ho sicuramente rafforzato il mio carattere, ho provato cose nuove e fare esperienze musicali diverse non fa mai male. Inoltre ho fatto anche un lavoro tecnico importante, che normalmente non si fa in giro o nelle scuole tradizionali, perché quello è un modo di lavorare estremo: lavori dalla mattina alla sera ed è fondamentale per il percorso artistico. È stato davvero tutto molto positivo e non ringrazierò mai abbastanza Maria e tutte le persone che mi hanno dato questa possibilità. Sono contentissimo di come sia andata. Anche arrivare alla settima puntata del serale era qualcosa che non mi aspettavo, quindi per me è stato tutto straordinario».
Hai citato Maria De Filippi: c’è un consiglio o una frase che ti porterai dietro?
«Mi ha detto di rimanere così come sono e di credere di più in me stesso. Questa è la cosa più importante, perché lei ha creduto in me proprio per come sono fatto. Non la ringrazierò mai abbastanza anche per questo. Mi ripeteva sempre: “Rimani così, non cambiare e credi di più in te stesso”».
Esce il tuo EP Lividi: perché questo titolo? Cosa rappresenta?
«Lividi perché ogni pezzo è come una macchia di dolore sul mio corpo, un livido appunto. Ho voluto rappresentarlo così: ogni brano racconta una sfumatura diversa del dolore che ho provato. È un progetto forse un po’ ansiogeno, ma io sono molto così e volevo lanciare un messaggio diretto e il più organico possibile».
C’è un brano dell’EP che ti ha fatto più male scrivere?
«Sicuramente Lasciami gridare. L’ho scritto in un periodo in cui avevo bisogno di gridare e di farmi sentire. Con tutti i pezzi ho avuto questa necessità, ma con questo ancora di più».
Che cosa sentivi il bisogno di gridare?
«Avevo bisogno di dire: “Ok, io sono qui”. Di farmi vedere, di far capire chi sono davvero. Poi questa cosa succede naturalmente con chi ti ascolta: si crea una connessione bellissima».
A chiudere il progetto c’è Un passo: è un passo verso qualcosa da conquistare o da cui allontanarsi?
«È un passo per raccontarsi. È come dire: se fai un passo in più, scopri qualcosa che fino a quel momento non avevi ancora visto».
Quali artisti hanno influenzato maggiormente il tuo modo di fare musica?
«Sicuramente il cantautorato genovese: Lauzi, Tenco… artisti che ho cercato di portare nel mondo di oggi con un sound più vicino al mio. Anche Fossati mi ha influenzato tantissimo, soprattutto per quella sua crudezza nel raccontare certe cose».
C’è stato un momento durante Amici in cui hai sentito particolarmente la pressione delle telecamere?
«Succede inevitabilmente, soprattutto a metà percorso. A un certo punto dici: “Oddio, sono qua. O vado avanti oppure la paura mi blocca e torno indietro”. Quello è uno step mentale che devi superare. Devi dirti: “Adesso devo spaccare e continuare per la mia strada”».
Che rapporto hai avuto con i tuoi compagni nella scuola? Con chi hai legato di più?
«Ho legato tantissimo con Lorenzo, Popi, Michele e tutta la “camera degli zucconi”. Poi anche con i ballerini, perché sono persone davvero di cuore. Con Caterina ho avuto un rapporto molto bello. In generale ho legato un po’ con tutti, ma con loro in particolare c’era più sintonia nel parlare e nel condividere le cose. Io vado molto a pelle».
Oggi cosa diresti al Gabriele che entrava nella scuola qualche mese fa?
«Gli direi di rifare tutto esattamente come ha fatto. Quello che mi ha portato a essere la persona che sono oggi è qualcosa che devo mantenere anche in futuro, che le cose vadano benissimo o malissimo. Non devo cambiare nulla, nemmeno il mio modo di pensare e vivere la musica».
Nella tua biografia colpisce molto il rapporto con tuo nonno. Che legame avevate?
«Era quasi un secondo papà. Quando non c’era mio padre, c’era lui, e a volte c’erano entrambi. Mi ha fatto conoscere la musica ma anche la vita in generale, mi insegnava tutto quello che poteva insegnarmi. È stato fondamentale nel mio percorso».
Dopo la sua scomparsa hai smesso di cantare. Cosa ti ha fatto ricominciare?
«Avevo smesso perché facevamo karaoke insieme nei campeggi e, senza di lui, non avevo più nessuno con cui condividere quella cosa. Poi ho ricominciato forse per necessità, per solitudine. Ero spesso solo in casa perché i miei lavoravano tutto il giorno, avevo pochi amici e quindi mi mettevo lì a cantare. A un certo punto ho capito che mi piaceva davvero».
Hai raccontato anche di aver subito bullismo e che ti davano del “diverso”. Com’è stato quel periodo?
«È stato molto duro. Parliamo delle elementari e delle medie. Ero considerato diverso perché facevo cose che gli altri non facevano. Questa cosa nella società di oggi viene ancora vista male e sinceramente non lo capisco. Siamo avanti su certe cose ma indietrissimo su altre. Bisognerebbe aprire di più la mente, capire che esiste un mondo oltre quello che vediamo ogni giorno. È importante soprattutto per le nuove generazioni».
Qual è oggi la tua paura più grande?
«La paura più grande è non poter fare musica, perché per me è vitale. È la cosa che mi porta avanti».
E invece il sogno che vuoi realizzare?
«Cantare il più possibile, fare tanti live, avere un rapporto diretto con le persone che ascoltano la mia musica e riuscire a portarla a più gente possibile. Mi piacerebbe fare anche un tour nei club».
C’è un artista con cui sogni un duetto?
«Sì, due in realtà. Uno è Centomilacarie, che artisticamente per me è un fenomeno. L’altro è Blanco, perché adoro il suo modo di scrivere».









