HBO riapre le porte dei Sette Regni con una nuova produzione ambientata nel passato della saga: dal 19 gennaio è disponibile A Knight of the Seven Kingdoms – Il Cavaliere dei Sette Regni, una serie che si colloca circa cento anni prima degli eventi de Il Trono di Spade e una ottantina dopo House of the Dragon, fungendo da ideale collegamento tra le due storie, pur mantenendo un respiro narrativo più intimo e concentrato, perché il racconto segue soprattutto le vicende di Ser Duncan l’Alto, detto Dunk, interpretato da Peter Caffley, e del giovane principe Aegon Targaryen, conosciuto come Egg, a cui presta il volto Dexter Sol Ansell, qui nel ruolo di scudiero. La serie, composta da sei episodi, nasce dall’adattamento delle novelle di George R. R. Martin dedicate a questi personaggi e vede lo stesso autore coinvolto come produttore esecutivo insieme a Ira Parker, con una distribuzione settimanale su HBO Max.
A Knight of the Seven Kingdoms, intervista esclusiva agli attori Finn Bennett e Shaun Thomas
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva gli attori Finn Bennett e Shaun Thomas. Finn Bennett interpreta Aerion Targaryen, il fratello maggiore di Egg. E’ lui il villain di questa serie: “Cosa? Io non sono un cattivo. Lui è un bravo ragazzo”. È una reazione che torna spesso, perché credo che il pubblico resti un po’ spiazzato. Una delle domande che mi viene fatta più di frequente è se sia bello interpretare un cattivo, se sia divertente. In parte lo è: c’è qualcosa di liberatorio nello sfogare la rabbia, ed è una sensazione forte, quasi piacevole. Allo stesso tempo, però, è stata una vera sfida riuscire a dare un senso e una motivazione ad azioni che, di per sé, sono difficili da giustificare. Lavorare su questo aspetto insieme a Ira, Sarah e Owen è stato fondamentale per esplorare fino in fondo il personaggio. Proprio per questo, alla fine, è stata un’esperienza divertente e stimolante”.
Per Shaun girare la serie è stata un’occasione per conoscere il mondo di George Martin: “Sì, conoscevo la serie, anche se non l’avevo mai vista per intero. Tutti la citano come la loro serie TV preferita, Il Trono di Spade sembra essere una risposta universale, eppure io non mi ero mai davvero deciso a guardarla. Quando sono iniziate le riprese, ho scelto consapevolmente di non recuperarla: non volevo assorbire caratteristiche di altri personaggi né lasciarmi influenzare da interpretazioni già esistenti. Preferivo mantenere il mio approccio il più possibile spontaneo e naturale. Solo dopo aver concluso il lavoro sul set ho iniziato a guardare la serie, immergendomi in una vera e propria maratona fino alla fine. È stato allora che ho realizzato appieno la portata di ciò a cui avevo appena preso parte e ho pensato: “Wow, sarà epico”. Finn Bennett ha ammesso: “Sono sempre stato un grande appassionato sia della serie originale sia di House of the Dragon. Quello che mi ha sempre colpito di più è il livello di intrigo politico e fino a che punto le persone siano disposte a spingersi pur di ottenere o mantenere il potere. C’è qualcosa che richiama la Guerra delle Due Rose, o persino le tragedie shakespeariane, ma con un taglio ancora più tagliente e provocatorio. Proprio per questo, trovo che l’assenza, o comunque l’attenuazione, di quel clima politico così feroce in A Knight of the Seven Kingdoms sia uno degli elementi più affascinanti della nostra serie. Questo approccio più misurato permette di esplorare un volto diverso della storia, mostrando una cavalleria più umana, vulnerabile e carica di speranza”.
Shaun Thomas ha poi parlato del suo personaggio Raymund Fossoway: “Appena ho letto la sceneggiatura ho capito subito chi fosse Raymond, quale fosse il suo ruolo all’interno della storia e cosa potesse offrire al racconto, e l’idea di dargli vita mi ha entusiasmato fin da subito. È stato un personaggio meraviglioso da interpretare: è gioioso, solare, felice di trovarsi ad Ashford e persino orgoglioso di distribuire sidro alla gente. In fondo è semplicemente una persona felice, l’esatto opposto di altri personaggi più cupi e ambiziosi. Gli ariani, invece, sembrano sempre avere qualcosa da dimostrare: cercano di impressionare il padre o lo zio, di essere rispettati e temuti dai propri sudditi. Raymond non è così, ed è proprio questo contrasto che lo rende interessante. Forse, in parte, mi riconosco in questa dinamica: sono un attore e, in fondo, anche il mio obiettivo è quello di impressionare”.
Finn ha svelato qual è stata la scena più difficile da girare: “È stato tutto piuttosto impegnativo, nel senso che dovevo fare ogni cosa nel modo giusto, ma allo stesso tempo è stato molto divertente. Rotolarmi nel fango, cercare di fermare Dunk o farmi trascinare da lui: sono state tutte esperienze intense. Peter, poi, è enorme, mi prende spesso e mi butta a terra, quindi fisicamente non è stato semplice. Ci sono stati momenti davvero estenuanti, in cui serviva molta più energia del previsto. Tutto ciò che riguarda i cavalli, però, è stata sia la parte migliore sia la più difficile: sono animali estremamente addestrati e reagiscono al minimo movimento. Stai cercando di tenerli fermi e all’improvviso ti ritrovi a cavalcare fuori dall’inquadratura, con qualcuno che urla “Taglio! Che stai facendo?”. Dal punto di vista logistico, sono state senza dubbio alcune delle scene più complicate da girare”.
In merito alle scene di combattimento, Shaun ha raccontato: “C’è stato moltissimo allenamento, dalle acrobazie ai combattimenti con la spada senza dimenticare l’intenso lavoro a cavallo. La parte più bella della preparazione è stata proprio l’opportunità, per me ed Edward Ashley, di conoscerci davvero: passavamo tantissimo tempo insieme, al mattino a cavallo e la sera ad allenarci nei combattimenti. Lavorare con lui è stato particolarmente interessante, anche perché non avevo mai affrontato prima un vero addestramento al combattimento e ho scoperto quanto tutto sia estremamente coreografato, con ogni movimento che ha un senso preciso. Questa esperienza ha rafforzato molto il rapporto tra me ed Edward ed è stata fondamentale per costruire fiducia reciproca, soprattutto considerando che ci stavamo letteralmente colpendo con delle spade. A un certo punto mi ha persino preso un dito, che si è gonfiato enormemente ma glielo perdono”.









