Viaggio in paradiso – Opinioni e recensione del film

Viaggio in paradiso film

Viaggio in paradiso è un film del 2012 di genere Thriller/Azione diretto da Adrian Grunberg, con protagonisti Mel Gibson, Daniel Giménez Cacho, Jesús Ochoa, Roberto Sosa, Dolores Heredia. Il film ha una durata di circa 95 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

Nei pressi del confine messicano, due uomini sono in fuga dalla polizia statunitense dopo aver compiuto una rapina e aver nascosto nel bagagliaio dell’auto oltre due milioni di dollari. Nel disperato tentativo di superarla, la vettura va a sbattere contro le barriere poste lungo la frontiera.

Gli ufficiali messicani sul posto, Romero e Vasquez, vogliono intascarsi il denaro illegalmente e insabbiare l’accaduto: con l’autista morto sul colpo, incarcerano così con false accuse l’altro uomo, semplicemente nominato Il Gringo, e fanno scomparire l’ingente gruzzolo. Il sopravvissuto viene condotto nel carcere di El Pueblito, posto che ha più le sembianze di una sorta di quartiere degradato che di una patria galera.

Qui il nuovo arrivato, straniero in terra straniera, comprende subito come le possibilità di evasione siano ridotte al minimo e tenta allora di abituarsi alle regole sociali del luogo, “dominato” dal potente boss Javi. Il Gringo dopo aver compiuto il suo primo furto fa amicizia con un bambino di dieci anni cresciuto in quel ghetto e scopre che il padre di questi è stato sacrificato per poterne prelevare il fegato da trapiantare al gangster, gravemente malato.

L’intervento non è però andato a buon fine e Javi tiene come ultima possibilità proprio l’organo del piccolo, che vive lì con la madre. Il protagonista, ormai affezionatosi al bambino, farà di tutto affinché non gli sia torto un capello, opponendosi così agli interessi del boss.

La recensione del Film

La carriera d’attore di Mel Gibson ha vissuto un periodo di stasi, dovuta soprattutto alle infelici dichiarazioni all’inizio dello scorso millennio che hanno suscitato scalpore nell’opinione pubblica d’Oltreoceano. Il suo rientro come protagonista davanti alla macchina da presa è stato perciò più lento del previsto, e Viaggio in paradiso, di poco successivo al discreto Fuori controllo (2010) e all’assai convincente commedia nera Mr. Beaver (2011), lo riconsegna a quel ruolo di action-hero carismatico che ha entusiasmato diverse generazioni di pubblico da Arma letale (1987) in poi.

Già dal rocambolesco prologo si intuisce la cifra stilistica che l’esordiente regista Adrian Grunberg, già collaboratore del Gibson cineasta in Apocalypto (2006), vuole imprimere all’operazione, puntando su una messa in scena veloce e dal sapore dichiaratamente pulp. Un action-noir in cui il black humour la fa da padrone e la suspense di marchio thriller segue vie avvincenti e disturbanti in una sceneggiatura che tocca, pur superficialmente, la tematica del traffico d’organi, ammantandosi di un piacevole gusto melodrammatico nella gestione del rapporto tra il cocciuto protagonista e il suo piccolo nuovo amico.

Con strizzate d’occhio al cinema di Robert Rodriguez, i novanta minuti di visione intrattengono con gusto e il carismatico interprete caratterizza su misura un personaggio erede di tanti altri interpretati in passato, pieno di tic, sguardi stralunati e sempre pronto a fare la cosa giusta, pur combattuto tra interesse personale e obbligo morale. Viaggio in paradiso è una pellicola divertente che conquista per il suo imprinting ludico e senza pensieri, con atmosfere che guardano agli anni ’80 qui egregiamente aggiornate in un’ottica moderna e priva di eccessive contorsioni narrative.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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