A oltre un secolo dal disastro del Titanic – per l’esattezza 110 anni dopo – il Titanic III intraprende il viaggio inaugurale ripercorrendo la rotta della nave originale, con l’obiettivo di raggiungere il luogo in cui giace il relitto. Nella stiva si trovano anche alcuni reperti recuperati da quella nave leggendaria segnata da quel tragico destino.
Peccato che in Titanic 666 passeggeri ed equipaggio siano ignari che a bordo si trovi come clandestina Idina, ovvero la pronipote del comandante dello storico transatlantico, il capitano Edward Smith. E proprio quando la crociera giunge nei pressi di quelle acque dove ebbe luogo il naufragio, un antico rituale eseguito dalla ragazza fa tornare in vita i fantasmi di chi, proprio lì, perse drammaticamente la vita. Mentre il terrore si diffonde sull’imbarcazione, il rischio che la storia si ripeti diventa sempre più tangibile.
Titanic 666: vorrei ma non posso – recensione
Non deve sorprendere che dietro un film come Titanic 666 vi sia il marchio The Asylum, ovvero la storica casa di produzione americana specializzata in versioni a basso costo dei film del momento o in horror di serie b. Basti pensare alla saga di Sharknado, che pur nel tempo era riuscita a costruirsi una nicchia di appassionati e trovare forza nella propria esasperata assurdità.
In quest’occasione ci troviamo davanti ad un film che non sfrutta però pienamente la propria verve autoironica, che intende sfruttare l’anniversario del disastro che per costruire un vero horror e trasformare il relativo immaginario nell’ennesimo ghost movie da produzione low-budget. Il problema è che i novanta minuti di visione non intendono essere quel divertente trash consapevole che un titolo del genere avrebbe fatto premettere e anzi la sceneggiatura si prende fin troppo sul serio, con un tono continuamente sospeso tra thriller soprannaturale, disaster movie e improbabile melodramma.
Un film che va a fondo
Proprio questa mancanza di una precisa identità, con l’autoironia pressoché assente, rende quanto accadente su schermo più noioso che effettivamente divertente. I pessimi effetti speciali, tra make-up e mimiche facciali alterate, scadono di sovente nel ridicolo involontario e il casting a dir poco approssimativo non aiuta a identificarsi in quei personaggi destinati alle classiche logiche da slasher contemporaneo. Non è un caso che la maggior parte dei protagonisti spicchi per stupidità, a cominciare dalla coppia di influencer che per prima si imbatterà nella fantasmatica minaccia.
Difficile poi commentare la rappresentazione della nave vera e propria, che vista a distanza nelle scene clou appare realizzata con mediocri effetti digitali, finendo per rendere del tutto improbabili alcune delle sequenze più ipoteticamente tensive, a cominciare dal prologo e dall’epilogo che condividono la medesima situazione semplicemente osservata a un secolo di lontananza.
Conclusioni finali
Come già suggerisce il titolo a suo modo folcloristico, Titanic 666 riprende la celeberrima tragedia del transatlantico per inscenare un horror di serie B, in pieno stile The Asylum. Ma a differenza di altri titoli della casa di produzione americana, qui ci si prende fin troppo sul serio, senza trasformare il racconto in un’irresistibile follia a basso budget come sarebbe stato lecito aspettarsi.
Ci troviamo invece di fronte a un horror anonimo, lento e ridicolo quando cerca passaggi inutilmente pretenziosi, che non capitalizza nemmeno la propria potenziale verve autoironica, a partire dai pessimi effetti speciali. E così a naufragare, più che la nave stessa, è proprio il film.









