This, That and Everything in Between, un intenso dramma familiare – Recensione

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Joanne è una sceneggiatrice televisiva prossima a lasciare le natie Filippine per andare a Brooklyn, dove la attende un’importante occasione professionale. I suoi piani vengono improvvisamente sconvolti dal ritorno di Paz, la madre che non vede da moltissimi anni. La donna, una carriera da attrice, ha infatti vissuto a lungo a New York abbandonando la famiglia e la sua assenza ha ovviamente influito sul carattere di Joanne.

In This, That and Everything in Between, Paz non torna per chiedere perdono, accendendo nuove discussioni e rancori mai del tutto sopiti. Ma la rivelazione di una grave malattia, che le lascerebbe pochi mesi di vita, rischia di cambiare drasticamente tali dinamiche relazionali e Joanne dovrà decide se perdonare quella sfuggente genitrice prima che sia troppo tardi.

This, That and Everything in Between: storia di famiglia

Partire da una storia di abbandono materno e scegliere di non trasformarla nell’ennesimo dramma strappalacrime dominato da un’insistente retorica, anzi invece asciugata in maniera inaspettata. Questa è l’intuizione migliore dell’ultimo film di Cholo Laurel, che arriva a oltre vent’anni di distanza dal precedente, nonché suo esordio dietro la macchina da presa, Wherever You Are (2005).

This, That and Everything in Between mette subito sul tavolo una situazione chiara, distribuendo colpe e omissioni e portando il pubblico a identificarsi principalmente con la figura di Paz, comprensibilmente risentita nei confronti di quella madre che si è costruita un’esistenza altrove. Ma fortunatamente la sceneggiatura, a opera dello stesso regista, rifiuta la comodità del semplice conflitto tra vittima e carnefice, lasciando progressivamente emergere le ragioni e le relative contraddizioni di entrambe.

Fino alla fine

Le quasi due ore di visione operano così su un terreno narrativo meno scontato di quanto possa inizialmente apparire, nel quale comprendere i motivi e le decisioni dell’altro non significa al contempo perdonarlo. E proprio nel rapporto sta queste due figure femminili forti This, That and Everything in Between trova intensità, anche grazie alle struggenti performance di Jodi Sta. Maria e Agot Isidro, che riescono a fare la differenza.

Certo, e non poteva essere altrimenti dato il tema, a tratti l’operazione cede parzialmente il passo all’emotività ricattatoria, con il tema della malattia che viene “sfruttato” quale potenziale ponte per una riconciliazione, attesa sicuramente dagli spettatori ma non solo.

Fortunatamente la sensibilità con la quale vengono gestite discussioni, riunioni di famiglia, risentimenti vari e assortiti e invasioni di campo diventano spesso situazioni comiche proprio perché i protagonisti trattano con assoluta serietà vicende che, osservati da un occhio esterno, assumono un qualcosa di involontariamente grottesco. E proprio qui sta un’umanità che rende il racconto più interessante della media.

Conclusioni finali

Un dramma familiare relativamente classico che non reinventa il genere ma ha il merito di non eccedere in facili soluzioni melodrammatiche, dando credibilità al tormentato rapporto tra madre e figlia al centro del racconto: due donne lontane da anni, ora riunite per una tragedia in divenire.

Produzione filippina, This, That and Everything in Between è un film talvolta fin troppo consapevole di cosa il pubblico si aspetta, ma sufficientemente onesto da saper trattare i propri personaggi senza eccessi di compassione né lasciarli in balia di gratuite scene madri.

Avatar for Maurizio Encari
Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.