Il giovane Max è tormentato dal suicidio del fratello maggiore Luke, avvenuto quando lui aveva soltanto dodici anni. Crescendo ha imboccato una strada di ribellione e dipinge murales apocalittici, che lo hanno portato a essere arrestato diverse volte con accuse di vandalismo. Al punto che, per evitare la prigione, dopo l’ennesima denuncia si trova a dover prestare servizio civile presso la Green Meadows Retirement Home, una casa di riposo fuori città.
In The Home – Il segreto del quarto piano, l’unico avviso che riceve dai suoi superiori e colleghi è quello di rispettare le regole. Il personale gli vieta categoricamente l’accesso al quarto piano, ma quando ode delle urla strazianti provenienti proprio da lì è spinto a investigare. Qui scopre anziani pazienti ridotti pelle e ossa e finirà per ritrovarsi coinvolto in uno spaventoso incubo a occhi aperti.
The Home: la casa degli orrori – recensione
James DeMonaco, creatore e figura chiave del franchise di The Purge – conosciuto in Italia come La notte del giudizio – ha cercato in questa occasione di esplorare territori diversi da quelli della violenza “legalizzata” della saga distopica, che lo ha reso celebre tra gli appassionati di cinema horror.
Ironicamente, guardando a distanza di oltre un decennio, il primo film della saga appare oggi quasi profetico: nel 2013 l’idea che il governo americano potesse legalizzare il massacro su scala nazionale sembrava a dir poco assurda, mentre oggi le notizie che arrivano quotidianamente da Oltreoceano rendono quella premessa assai meno inverosimile.
Qui DeMonaco propone una storia che offre spunti di riflessione su altre problematiche sociali, legate in questo caso alle fasce più deboli e indifese della popolazione: gli anziani. Spesso soli, abbandonati da famiglie che non vogliono o non possono più prendersi cura di loro, affidati a ospizi dove attendono placidamente l’ora del decesso. Peccato che in questa versione horror debbano fare i conti con una minaccia assai più spaventosa della morte stessa, tra perpetratori e vittime.
Tra la vita e la morte
La scelta di Pete Davidson come protagonista di un horror drammatico rappresenta indubbiamente il principale elemento di curiosità dell’operazione, nonché il più divisivo. L’ex stella del Saturday Night Live tenta qui il salto verso un registro completamente diverso da quello leggero a cui era abituato e a tratti sembra in evidente difficoltà.
Il problema principale di The Home – Il segreto del quarto piano risiede però nella sua evidente indecisione tra una svolta seria e una più grottesca: se fare satira sociale o limitarsi a spaventare e disturbare con la sua anima orrorifica. Un approccio che può scioccare il pubblico più impressionabile in almeno una manciata di sequenze, tra pelle squartata e aghi che si avvicinano pericolosamente ai bulbi oculari.
E che dire di quel finale che esplode in una carneficina totale, con sangue e frattaglie che volano a go go in un’orgia camp completamente fuori controllo? Il tutto sempre avvolto da un’aura comunque “giocosa”, dove il film si libera definitivamente dalle catene autoimposte per deflagrare in un istintivo divertimento di genere, da prendere o lasciare.
Conclusioni finali
Un film sospeso tra la sua anima più ludica e una necessità metaforica che non trova adeguato riscontro nelle derive di una storia che incuriosisce, ma non soddisfa appieno le aspettative costruite nella prima parte della visione. The Home – Il segreto del quarto piano si perde per strada, con James DeMonaco che non ritrova la medesima ispirazione della saga cult de La notte del giudizio, affidandosi a trucchetti e soluzioni sin troppo abusate.
Il comico Pete Davidson nel ruolo principale resta una presenza straniante che si muove in questa casa di riposo dove si nasconde un inquietante mistero, teatro – nel rocambolesco finale e in una manciata di incubi ricorrenti – di un inferno di carne e ossa, con la vecchiaia e il mito dell’eterna giovinezza quali due facce di una medaglia macchiata di sangue e lacrime.









