Dopo quasi 10 anni lontana dalla discografia, Syria torna con nuova musica e con la voglia di rimettersi in gioco senza inseguire le logiche frenetiche imposte solitamente dal mercato discografico. In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo “La storia più bella”, la cantante si racconta a noi di SuperGuidaTV tra maternità, vita privata, ricordi di carriera e riflessioni scena musicale italiana di oggi. Dalla voglia di realizzare un album autentico immersa nella natura fino al sogno di tornare un giorno sul palco del Festival di Sanremo, Syria, ripercorre le tappe più importanti della sua carriera e della sua vita privata, senza nascondere le paure, i dubbi e le nuove consapevolezze acquistate in questi anni lontana dai riflettori ma mai dalla musica.
Intervista a Syria
Syria, benvenuta su SuperGuidaTV. Anzi, bentornata: dopo quasi dieci anni di silenzio discografico, che emozione è tornare con nuova musica?
C’è sicuramente una grande emozione. Sento una voglia, un’urgenza che nasce da tutto quello che ho ancora desiderio di raccontare attraverso le canzoni. Sono passati dieci anni importanti, fondamentali. Come dico spesso, mi sono dedicata alla crescita di mio figlio Romeo, che oggi ha 13 anni. Mi sono dedicata tanto a lui, ma anche al teatro e ad altre attività parallele. Nel frattempo sono rimasta un po’ “alla finestra”, ad osservare l’andamento della musica, ad ascoltare cose che potessero farmi tornare la voglia di produrre e creare con uno stato d’animo più rilassato. Non ho mai dato importanza alle uscite a tutti i costi, quanto alla possibilità di fare le cose con un senso. Adesso ci sto lavorando e vediamo, dopo dieci anni, cosa succede.
Come trovi lo stato di salute della musica italiana oggi?
Mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua. Non volevo dirlo, ma per certi aspetti trovo che ci sia una compulsività imbarazzante. Ovviamente è il mio punto di vista, però cerco di capire il perché di tutto questo. Io arrivo da anni diversi, ho vissuto esperienze meravigliose, ma oggi bisogna navigare con ritmi completamente cambiati. Devo rientrare in dinamiche nuove e questo un po’ mi preoccupa. Però continuo a cercare, attraverso la musica, di fare quello che posso a modo mio. Ci provo, anche se sento davvero un affanno non indifferente.
Quanto è stato voluto e quanto subito questo lungo silenzio musicale?
Direi 50 e 50. Voluto sicuramente, perché umanamente avevo bisogno di dedicarmi a qualcosa di meraviglioso come il mio ruolo di madre e di moglie. Ho cercato di prendermi momenti che considero fondamentali in questa unica vita che abbiamo. Poi, certo, in questi anni ho anche provato a rimettere il piede dentro certe situazioni, ma qualche porta in faccia l’ho presa. A quel punto mi sono fermata e mi sono detta: “Ok, lavoriamo ancora su quello che si può fare e al momento giusto riprendiamo in mano la situazione”. Adesso sono in FluidoStudio da un po’ e abbiamo firmato recentemente. Finalmente, dopo tanti anni, probabilmente nascerà un progetto vissuto con serenità, senza ansia da prestazione. Anche se rimane sempre il dubbio: riuscirò a stare dietro a questo ritmo compulsivo che ormai domina tutto?
Hai citato FluidoStudio, realtà molto attenta all’inclusività e alla libertà espressiva. Quanto conta condividere valori umani oltre che artistici?
Conta tantissimo. Non possiamo non guardarci intorno a 360 gradi. Sono felice di trovarmi in questa famiglia perchè c’è attenzione verso tante sfumature umane. Qui mi sento davvero parte di qualcosa. Anzi, sto imparando anche molte cose che probabilmente mi erano sfuggite nel tempo. E senza paura di chiedere, perché tutti si confrontano serenamente. Ci sono tanti punti di vista da condividere e questo rende tutto molto naturale.
Torni con “La storia più bella”, un brano che celebra l’amore nella sua forma più pura. Che canzone è?
“La storia più bella” nasce dal mio vissuto. È una celebrazione semplice ma sincera di tanti momenti belli della mia vita: la famiglia, mio marito, gli amici. Nel ritornello canto “quanto è bello ballare con te”: significa dare un ritmo e un senso alla vita insieme alle persone che ami. È un pezzo semplice, ma racchiude tutta la gratitudine verso chi mi ha permesso di vivere la parte più bella di questa esistenza.
Nel brano si parte da uno smarrimento per arrivare a una certezza emotiva. Ti ci ritrovi personalmente?
Assolutamente sì. Chi non si è mai sentito smarrito? Mi sono sentita smarrita da ragazzina, poi da mamma, perché nessuno ti insegna davvero come si fa. Con il tempo impari, fai confusione, sbagli, poi le esperienze ti aiutano a contenere certe cose e a viverle con maggiore equilibrio. Credo sia un percorso comune a tutti.
Trent’anni di carriera: c’è una lezione che la musica ti ha insegnato e che senti ancora fortissima oggi?
Da interprete ho sempre cercato di dare peso alle parole. Ho inciso tantissimi brani e fatto tanti dischi, ma credo di aver sempre avuto la fortuna di scegliere testi che andassero in parallelo con il mio vissuto. Non sono una virtuosa del canto, però ho bisogno che ciò che interpreto abbia un senso concreto. Anche una canzone leggera può contenere un messaggio onesto.
Questo nuovo capitolo musicale sarà accompagnato da un album e da dei live?
Sì. Vivo ormai da anni in campagna, immersa nella natura, e il mio desiderio è chiudere il nuovo album entro l’anno proprio lì, circondata dai miei amici musicisti. Mi piacerebbe registrare alcune cose quasi in presa diretta, in un’atmosfera molto autentica. Per quanto riguarda i live, continuerò questa estate con il tributo a Gabriella Ferri e qualche altra data. Però vorrei portare tutto questo in un tour invernale, quando il disco sarà pronto, anche per rivisitare il repertorio passato e unirlo alle nuove canzoni in modo coerente.
Se ti dico “Sanremo”, cosa ti viene in mente?
Penso ad anni bellissimi. Oggi il Festival è stato rivoluzionato nel modo giusto, seguendo le esigenze di un pubblico nuovo, più trasversale. Credo sia importante non restare ancorati soltanto al Sanremo tradizionale. Bisogna educare il pubblico anche ad altro. Io conservo ricordi splendidi e mi piacerebbe tantissimo tornare un giorno con un nuovo progetto.
C’è qualche giovane artista che ti incuriosisce particolarmente?
Sono pazza di Mille. L’ho vista dal vivo a Milano e trovo che sia una cantautrice originale, ironica, bravissima a scrivere. Riesce a raccontare cose profonde con leggerezza, qualità che oggi manca un po’. Poi adoro Venerus: secondo me è uno dei cantautori più interessanti del momento. Ci sono tanti artisti validissimi, ma Mille mi colpisce davvero tanto.
Dopo tanti anni di carriera, cosa ti spaventa ancora di questo mestiere?
La compulsività del sistema. Questo bisogno continuo di pubblicare singoli, contenuti, social, idee… senza dare il tempo alle persone di affezionarsi davvero a un progetto. Ai miei tempi i ritmi erano più lenti. Oggi c’è un’enorme quantità di artisti e questo è anche bellissimo, ma secondo me bisogna lasciare spazio al tempo, all’ascolto, all’innamoramento musicale.
La televisione invece ti stuzzica ancora? Magari come docente in un talent?
Non lo so. Anche i talent, secondo me, dovrebbero avere tempi diversi. Magari un anno “Amici” e un anno “X Factor”, così il pubblico avrebbe davvero il tempo di accogliere quello che viene proposto. A volte tutto questo genera tantissimi artisti, alcuni riescono a emergere e altri no, alimentando un’enorme ansia da prestazione.
Ricordi un consiglio ricevuto all’inizio della carriera che ti è rimasto dentro?
Ho avuto la fortuna di lavorare con Biagio Antonacci e di vivere momenti importanti anche accanto a Jovanotti. Due artisti diversissimi, ma accomunati dall’autenticità. Grazie a loro ho capito che valeva la pena mostrarsi per ciò che si è davvero, senza filtri. Oggi vedo molta costruzione a tavolino, mentre io non riuscirei mai a recitare una parte.
Ricordi invece il primo regalo fatto con i tuoi guadagni da cantante?
Mi comprai una vecchia Fiat 500 blu usata. Non la dimenticherò mai. E poi iniziai finalmente a fare regali ai miei genitori e a mio fratello, a offrire cene e pranzi alla mia famiglia. Anche permetterci qualche viaggio insieme fu qualcosa di speciale.
L’ultima domanda: qual è oggi la storia più bella della tua vita?
Senza dubbio quella che vivo ogni giorno in campagna insieme alla mia famiglia. Con Pierpaolo stiamo insieme da 25 anni, ci sopportiamo e supportiamo ancora, insieme ai nostri figli e ai nostri cani. Questa è davvero la storia più bella della mia vita.









