Ryland Grace si sveglia su un’astronave a anni luce di distanza dalla Terra e i flashback ricostruiscono progressivamente la sua storia, svelando la sua carriera da insegnante di scienze del liceo. Un giorno l’arrivo in classe di Eva Stratt, funzionaria europea dal sangue freddo incaricata di coordinare il disperato tentativo dell’umanità di salvare il sole dalla minaccia di un organismo unicellulare, cambia tutto per sempre.
Il protagonista di Project Hail Mary viene infatti selezionato per prendere parte a quella pericolosissima missione, seppur in maniera non del tutto volontaria come scoprirà il pubblico nel corso degli eventi. Quando l’azione si sposta al presente, scopriamo come Grace si accorga di non essere solo nello spazio profondo: a bordo di un’altra astronave dal design sconosciuto viaggia infatti Rocky, un alieno aracnoide e ingegnere di talento, unico sopravvissuto della propria missione, inviato dal suo pianeta con il medesimo obiettivo. I due pur appartenendo a specie diverse si troveranno a collaborare per la salvezza dei rispettivi mondi.
Project Hail Mary: dalla carta allo schermo – recensione
Alla base troviamo il romanzo di Andy Weir, che nel 2011 aveva già dimostrato con The Martian – poi adattato per il cinema da Ridley Scott – di saper trasformare storia fantascientifiche potenzialmente complesse in dramma emotivi accessibili e a prova di grande pubblico. Un tentativo che ha replicato nel libro dal quale è poi per l’appunto stato tratto Project Hail Mary, un film che ha fatto effettivamente breccia al botteghino ed è probabilmente pronto a dire la sua anche alla prossima edizione degli Oscar. Al punto che si parla già di una candidatura per il burattinaio, nonché voce in lingua originale, James Ortiz, che ha dato le movenze all’alieno Rocky, vero e proprio alpha e omega in grado di conquistare la simpatia di chi guarda.
Ad accompagnare infatti la missione sulla carta impossibile di un comunque ottimo Ryan Gosling troviamo proprio questo extraterrestre dall’estetica buffa e al contempo affascinante, tenera anche laddove dovrebbe risultare potenzialmente inquietante. La storia vive sulla forza del legame tra i due, che cresce ed evolve in maniera del tutto inaspettata, consegnandoci momenti commoventi e altri catartici in un’operazione avvincente anche quando appare vagamente “furba”.
Sapere è potere
Il merito principale dei registi Phil Lord e Christopher Miller, alle prese con il primo film live-action in carriera dopo averci regalato cult animati in serie, da Piovono polpette (2009) alle sceneggiature di Spider-Man – Un nuovo universo, è di aver resistito alla tentazione di fare di Project Hail Mary una sci-fi dal taglio umanista, a dispetto degli echi pur presenti nelle fasi iniziali.
Pur partendo da materiale di partenza profondamente denso, con la posta narrativa che è letteralmente la sopravvivenza dell’umanità intera, hanno trovato l’ideale gancio emotivo a prova di grandi e piccini, non tanto nella potenziale immensità da disaster-movie spaziale ma bensì nel cuore di un’amicizia nata contro ogni logica e destinata a seguire scelte che vanno contro algoritmi o regole autoimposte. I passaggi nei quali Grace e Rocky imparano a comunicare sono al contempo toccanti e divertenti, e proprio in questo mix di umori e sensazioni si rintraccia il pregio principale di un’operazione che non ha paura della propria anima da blockbuster, ma anzi la cavalca con intelligenza e senza nascondersi.
Gli ottimi effetti speciali danno inoltre vita a scena visivamente (pre)potenti e la colonna sonora ad hoc accompagna con la giusta intensità le numerose scene madri, bypassando con scaltrezza le difese emotive dello spettatore, pronto a farsi trascinare in quest’odissea lì nel cuore dell’universo, punto di incrocio interspaziale tra culture provenienti da diversi angoli del cosmo, pronte a unire menti e anime per fare la cosa giusta. E nonostante un epilogo che risulta forzatamente improbabile, Project Hail Mary sa dove vuole andare.
Conclusioni finali
Un’esperienza che, pur portandosi addosso un’impressione di furberia, riesce nell’impresa per nulla scontata di essere allo stesso tempo intellettualmente stimolante, emotivamente coinvolgente e divertente in egual misura. Un’amicizia senza confini tra due astronauti di diverse specie, che devono imparare a comunicare per poi condividere l’onere di una comune missione, diventa il palcoscenico esistenziale di un racconto spettacolare e toccante.
Effetti speciali di prima qualità accompagnano il crescente legame tra Grace e Rocky, un umanissimo Ryan Gosling e un alieno aracnoide impossibile da non amare, all’interno di un racconto costruito come un blockbuster che sa intelligentemente dosare divertimento e impegno, senza diventare schiavo delle proprie ambizioni ma concentrandosi su un sano intrattenimento per tutte le età.









