“Prima di noi”, la serie Rai diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella, debutterà il 4 gennaio su Raiuno. Tratta dall’omonimo romanzo di Giorgio Fontana, la serie ripercorre quasi tutto il Novecento, dal 1917 al 1978, raccontando una saga familiare, lirica e corale che diventa racconto di formazione di una nazione intera. Dal Friuli rurale alla Torino delle fabbriche, segue le vicende di tre generazioni dei Sartori, grande famiglia di costruttori e distruttori che attraversano i momenti storici più salienti del secolo breve passando per le due guerre mondiali, il boom economico, l’urbanizzazione, gli anni di piombo e le contestazioni, fino all’avvento della globalizzazione. Nel cast Linda Caridi, Andrea Arcangeli, Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Diane Fleri, Benedetta Cimatti, Fausto Maria Sciarappa, Romana Maggiora Vergano e con Elena Lietti.
“Prima di noi”, intervista esclusiva alla regista Valia Santella e agli attori Romana Maggiora Vergano, Maurizio Lastrico e Matteo Martari
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva la regista Valia Santella e gli attori Maurizio Lastrico, Matteo Martari e Romana Maggiora Vergano. Valia ha spiegato in che modo la storia narrata nella serie possa parlare alle famiglie di oggi: “Il lavoro di scrittura è stato ovviamente complesso, ma ci hanno aiutato molto i personaggi: figure così forti e interessanti che stare con loro, seguirli davvero, portava naturalmente a una coralità del racconto. Ognuno di loro era specifico, mai generico, e dando forza a ciascun personaggio il racconto riusciva a mantenere quel senso di coralità e di comunità che volevamo. Raccontare questa storia oggi significa confrontarsi con ciò che è venuto prima di noi. Qui, nello specifico, si parte dal 1917, ma riguarda anche quello che è successo vent’anni fa, perché le relazioni familiari, le relazioni con l’altro, vivono sempre in questa dialettica: guardarsi oltre il ruolo, guardarsi davvero. Io spero che Prima di noi porti questo messaggio: oltre alla grande storia italiana, l’invito è a guardare chi abbiamo accanto e a farlo al di là del ruolo che ricopre, che sia nostro padre, nostra madre o nostro fratello”.
Romana Maggiora Vergano, Matteo Martari e Maurizio Lastrico hanno poi parlato dei loro personaggi. Romana interpreta Eloisa, una ragazza ribelle e indipendente: “Per Eloisa, diciamo, l’ingresso in scena avviene negli anni Settanta. Anche grazie ai film che avevo fatto in precedenza, quell’epoca l’avevo già un po’ “annusata”, soprattutto attraverso un libro che mi ha molto colpito di Gianni Oliva, Gli anni di piombo e di tritolo, che restituisce un affresco culturale e storico molto potente di quel periodo. In questa circostanza mi hanno aiutato tantissimo anche i costumi. Ricordavo prima, con Baglia, lo splendido lavoro fatto da Marina, la costumista, perché nel caso di Eloisa, che cambia anche attitudine e approccio al mondo, il vestito è stato fondamentale. Nel periodo anarchico era più libera: gonne colorate, tessuti morbidi, una libertà di movimento che passava proprio dal costume. Nel momento in cui invece cambia, diventa più seria e anche più chiusa in se stessa, ricordo che mi è stato messo un orologio al polso molto stretto, avevo sempre una sciarpa che ingombrava molto questa zona e quasi mi impediva di respirare. Anche questo tipo di lavoro aiuta tantissimo a sentire il corpo e a raccontare un cambiamento interiore. Mi ha colpito molto la grande umanità e il grande scambio che c’è stato tra noi interpreti, con i registi e con tutti i collaboratori. Erano tutti profondamente dentro questa storia, la sentivano davvero. Abbiamo lavorato senza filtri, con molta verità, e spero che questo arrivi anche a chi guarda”.
Matteo Martari ha dipinto così il personaggio di Renzo: “Renzo, dal punto di vista più egoistico, è stato per me un insieme di occasioni. Una delle più importanti è stata quella di riscoprire un suono che mi ha accompagnato per i primi diciotto anni della mia vita: il Nord-Est. Per cause di forza maggiore, nel tempo l’avevo un po’ perso, non l’avevo più vissuto davvero, e quindi è stata anche una riscoperta emotiva, molto piacevole. Per quanto riguarda invece l’approccio al personaggio di Renzo, devo prima di tutto ringraziare Valio, perché c’è stato molto dialogo. Sono occasioni rare quelle in cui puoi lavorare con qualcuno che è davvero predisposto all’ascolto e che ti ascolta fino in fondo. Questo ha reso possibile costruire il personaggio insieme. Renzo è un personaggio che esiste soprattutto nel rapporto con gli altri, con tutte le persone con cui si relaziona. La vera messa a fuoco, secondo me, sta proprio nelle dinamiche interpersonali. È solo lì, in quei momenti, che a volte ho avuto davvero la sensazione di capire dove stava Renzo. Spesso questo lavoro si fa un po’ da soli, ognuno per conto proprio. In questo caso, invece, era giusto farlo insieme. Anche perché abbiamo avuto la possibilità, grazie al luogo delle riprese, di stare tutti insieme per un periodo: non solo mentre lavoravamo, ma anche appena finivamo di lavorare. In quella prima settimana, in quei dieci giorni iniziali, prima di spostarci poi a Torino, si sono creati dei legami e delle dinamiche incredibili. Queste relazioni sono entrate a gamba tesa dentro i personaggi, proprio perché abbiamo avuto la possibilità di condividerci anche fuori dal set”.
Maurizio Lastrico interpreta invece Gabriele, primogenito di Maurizio e Nadia: “Il racconto passa molto attraverso le relazioni, non solo tra i personaggi, ma anche con i luoghi. Stare fisicamente in quei posti ha raccontato tantissimo: i costumi, il trucco, tutto prendeva una forza diversa. Il personaggio, al di là delle sue caratteristiche, è raccontato davvero nelle relazioni. Per quanto mi riguarda, Gabriele è in relazione profonda con quei luoghi, con la nostalgia di doverli lasciare. Le scene in cui lascia quei posti, in cui lascia sua madre e cerca la sua approvazione, sono fondamentali. C’è poi il rapporto con Matteo, cioè con il Renzo di Matteo, quello con i miei figli, con tutta la difficoltà di essere padre. E ancora il rapporto con gli alunni, che è centrale: anche lì si capisce che tipo di maestro è Gabriele e quanto crede in quello che fa. C’è infine il rapporto con un mondo che odia i Sartori, che odia la nostra famiglia. È stato qualcosa di un po’ magico e speciale, ma senza voli pindarici. La cosa bella è stata restare con le “sinapsi aperte”, essere presenti: quello bastava”.
Un tema che viene affrontato nella serie è quello della salute mentale. Eloisa, il personaggio interpretato da Romana Maggiora Vergano, soffre di attacchi di panico: “Sicuramente oggi se ne parla più di quanto si facesse un tempo. Il tabù è minore, e questa è già una vittoria. Si parla molto di salute mentale anche sui social, a volte usando termini non sempre appropriati o senza le competenze necessarie, però tenere la luce sempre accesa su questo tema è fondamentale. Ed è bello che anche in una serie storica come la nostra si veda una ragazza giovane di quell’epoca alle prese con problemi molto simili a quelli di una ragazza di oggi. Le ragioni magari possono essere diverse, ma la lotta è la stessa: le stesse difficoltà, gli stessi mostri interiori, che in fondo non muoiono mai. Il lavoro da fare è complesso, ma il mio pensiero, da questo punto di vista, è un po’ leopardiano: il fatto che siamo tutti sulla stessa barca, che certe cose ci attraversino tutti indipendentemente dall’epoca storica in cui viviamo, in qualche modo mi consola. Si può sempre fare meglio, certo, ma mi sembra che oggi la luce sia un po’ più accesa“, ha spiegato l’attrice.










