Ellie Pearse è una studentessa bravissima tra i banchi di scuola, ossessionata dal controllo e proiettata verso un’università prestigiosa. La protagonista di Popularity Game è convinta che i ragazzi popolari riescano sempre e comunque a farsi strada anche senza averne la capacità : una convinzione nata da una ferita aperta per lei, riguardante il carismatico Nate Reed.
Questi anni prima le aveva appioppato un’infelice soprannome dopo un imbarazzante incidente in classe, e da allora lei lo ha sempre guardato con un misto di odio misto ad amore, in quanto era anche una sua cotta. Quando il suo attuale fidanzato Rowan, classica fisionomia da nerd, annuncia di volersi candidare alla presidenza del consiglio studentesco, Ellie non lo sostiene e decide invece di aiutare nella corsa proprio Nate, credendo di poterne pilotare e poi sabotare la campagna dall’interno. Il piano, naturalmente, prenderà una piega del tutto (im)prevista.
Popularity Game: un gioco a lieto fine – recensione
Nonostante batta bandiera canadese, Popularity Game guarda alla commedia romantica liceale di stampo americano, con tutti i topoi – pregi e difetti inclusi – che questo comporta: la rivalità che diventa complicità , gli opposti che si attraggono, il momento di crisi verso la fine, il discorso risolutivo a un’assemblea pubblica. La sceneggiatura non trova mai quella scintilla di originalità che avrebbe potuto distinguerla dalle decine di produzioni omologhe che escono ogni anno, preferendo affidarsi agli step canonici senza introdurre il colpo di scena inaspettato o qualche personaggio effettivamente fuori dagli schemi.
Qualche spunto potenzialmente più interessante, almeno nelle fasi iniziali, risiede nel rapporto che si viene a creare tra i due protagonisti. Come ci mostra il flashback iniziale, tra loro non scorre buon sangue ma è proprio in quel “fattaccio” risalente alla pre-adolescenza che il film trova la sua premessa, innescando quel vortice di eventi pseudo-romantici da lì a venire.
Volti e rimandi
Sara Waisglass, già nota al pubblico seriale per il suo ruolo ricorrente in Ginny & Georgia (2021), dona ad Ellie una discreta dose d’autoironia che rende il personaggio gradevole anche quando le sue scelte appaiono difficilmente condivisibili o inutilmente complicate. Il resto del cast è più anonimo e segue pedissequamente la gestione degli stereotipi, dal ragazzo popolare al nerd, dall’amica grassottella alla cheerleader bionda e slanciata e così via, a riproporre un immaginario da high-school ben conosciuto.
E così tra richiami ai giochi di ruolo da tavolo che fanno tanto Stranger Things, split-screen a mostrare i protagonisti intenti a telefonarsi, scritte coi nomi in sovrimpressione su schermo e così via la regia di Stephen S. Campanelli è eccessivamente timida. Pur vantando in carriera collaborazioni da regista di seconda unità con colleghi del calibro di Clint Eastwood e Martin McDonagh, sembra qui troppo desideroso di compiacere il target di riferimento, e non prova nemmeno a mettere in scena qualcosa di nuovo.
Conclusioni finali
Lui, lei e l’altro in un triangolo romantico che di romantico ha ben poco. Popularity Game è una sorta di gara a chi, per l’appunto, diventerà più popolare in vista delle elezioni studentesche, con la protagonista divisa tra l’ex nerd e l’odiato/amato rivale di sempre.
Un film che ricicla un immaginario consumato ad uso e consumo di un pubblico coetaneo ai personaggi, incarnando i vari stereotipi che da sempre abitano il contesto liceale d’Oltreoceano. Nessuna svolta effettivamente rivoluzionaria, con quel finale già scritto a confermare la prevedibilità di un’operazione usa e getta, che probabilmente nessuno ricorderà nel giro di qualche mese.









