La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno: si è scoperto che la classe del 2008 della North Meadows High School non ha mai ufficialmente conseguito il diploma, giacché un tornado aveva interrotto bruscamente l’ultimo anno scolastico prima della fine del semestre e i giorni frequentati risultarono inferiori al minimo legale. In Never Change!, diciotto anni dopo è proprio questo tecnicismo legale a riportare tra i banchi un gruppo di trentacinquenni.
Ex studenti ormai adulti – chi sposato, chi fallito, chi in carriera e chi ancora semplicemente in cerca di se stesso – obbligati a sedersi nuovamente nelle aule scolastiche per trascorrervi le ultime settimane necessarie. Tornano così alla luce vecchi amori mai del tutto sopiti, rivalità adolescenziali stridenti ora come allora e una serie di segreti pronti ad emergere dopo così tanto tempo. Per nessuno il ritorno allo studio sarà soltanto una semplice questione burocratica.
Never Change!: come prima, più di prima – recensione
La premessa pareva pur interessante, ovvero mettere un folto gruppo di quasi quarantenni – l’età media del cast è visibilmente più alta rispetto a quella dei personaggi – in una situazione paradossale. D’altronde si sa che uno degli incubi ricorrenti fatti da gran parte delle persone è proprio quello di ritrovarsi sui banchi di scuola per interrogazioni o esami di sorta, un incubo che qui si trasforma in realtà già nei primi minuti, dove un telegiornale informa i suoi ascoltatori della stravagante notizia (e ad annunciarla è proprio una delle dirette interessate).
Il tentativo di Never Change!, suggerito fin dal titolo, è quello di aggiornare le classiche atmosfere delle teen-comedy di inizio millennio ad uno stile più contemporaneo, ma il risultato è discontinuo e non si comprende bene quale sia il target che il film vuole intercettare. La nostalgia infatti è ridotta, con il demenziale a premere spesso sull’acceleratore in una narrazione popolata da sottotrame, romantiche e non, di scarso interesse.
La scuola degli errori e degli orrori
Lo stesso cavillo legale che mette in moto la premessa narrativa funziona più come uno sketch televisivo scritto in fretta e furia che come un vero e proprio incipit degno di tal nome e anche la stessa introduzione dei numerosi personaggi avviene velocemente e su caricature fisse, che impediscono poi ai suddetti di uscire dai relativi stereotipi per tutti i cento minuti di visione.
L’assurdità di fondo cerca qualche timida risata qua e là, mentre la verve più cinica vorrebbe spingere alla riflessione sulle “seconde opportunità” e sugli errori e gli onori commessi in gioventù – da chi era bullo, a chi nerd, a chi ancora la coppia perfetta – ma il presunto approccio esistenzialista ha un taglio macchiettistico che nega profondità all’insieme.
E così tra balli di fine anno, professoresse disinibite più giovani degli studenti stessi, recite a teatro e love-story pronte a rinascere o a sbocciare per la prima volta, Never Change! si trascina fino all’epilogo in quella che sembra una costante crisi di identità.
Conclusioni finali
L’impressione è quella di trovarsi di fronte a un esercizio confuso e privo di una reale direzione, che spreca una premessa sì assurda ma potenzialmente ricca di spunti e di facile immedesimazione per chi è spesso vittima di incubi sul ritorno al liceo dopo anni o decenni dal conseguimento del diploma.
Never Change! annega il mood nostalgico in diverse volgarità gratuite, sminuendo la pur centrale componente romantica e sprecando il discorso su rimorsi e rimpianti che avrebbe dovuto caratterizzare le dinamiche tra i personaggi. Il blocco generazionale finisce così per perpetuarsi, giacché questi studenti 2.0, nonostante siano anagraficamente vicini agli anta, sembrano ancora dei ragazzini a corto di maturità.









