“La Preside”, intervista a Ludovica Nasti: “Credere nei sogni piò cambiare il futuro dei ragazzi, ci vorrebbero più Eugenia Carfora. Ho rubato con gli occhi da Luisa, ha dimostrato tatto e empatia”

Ludovica Nasti

Dal 12 gennaio andrà in onda su Raiuno in prima serata “La Preside“, la serie ispirata alla storia vera di Eugenia Carfora, la dirigente scolastica di Caivano che ha sfidato la dispersione scolastica conferendo centralità alla scuola. Nella serie, diretta da Luca Miniero, Ludovica Nasti interpreta Lucia Ruotolo, studentessa dell’Istituto Anna Maria Ortese, figlia di un carabiniere. Pur vivendo in un quartiere difficile, Lucia studia e si impegna per costruirsi un futuro migliore ed è la prima a credere nel progetto di Eugenia Carfora, interpretata da Luisa Ranieri.

“La Preside”, intervista esclusiva a Ludovica Nasti

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Ludovica Nasti. L’attrice ha parlato così del suo personaggio: “Credo che, oltre alla grandissima opportunità di aver potuto interpretare un ruolo così bello, la cosa che mi ha colpito di più del mio personaggio sia stata proprio la determinazione e la dedizione che dimostra nel corso degli episodi. Una delle cose più belle, secondo me, è il modo in cui Lucia Ruotolo, il mio personaggio, si affianca all’obiettivo della preside e lo asseconda sin dal primo giorno: riportare i ragazzi a scuola, far capire loro che la scuola è importante e che la cultura è fondamentale.

Lucia riconosce profondamente l’impegno della preside, e questo, a mio avviso, è qualcosa di davvero speciale. Un altro aspetto molto bello è come Lucia riesca a comprendere quanto sia importante che questi ragazzi abbiano dei sogni e come, in qualche modo, riesca a trasmettere questa consapevolezza anche ai suoi compagni. Sono storie corali e credo che, attraverso questi racconti, si vivano tante emozioni diverse ma molto profonde: la rabbia, l’emozione, ma anche la felicità di essere tutti insieme. È una storia molto bella, secondo me, e soprattutto necessaria”. 

Al centro del racconto c’è la scuola. Ludovica Nasti ha raccontato cosa manca secondo lei alla scuola di oggi: “Forse, oltre alla voglia che molti studenti e ragazzi della mia età già hanno, un tema di cui parliamo anche all’interno della serie, manca anche quel pizzico di “Eugenia Carfora”.

Perché, secondo me, se ci fossero più persone capaci di andare incontro ai ragazzi, di spronarli e di credere davvero nel loro futuro e nei loro sogni, questo aiuterebbe tantissimo. Non so se farebbe completamente la differenza, ma sarebbe sicuramente un elemento importantissimo”.

Sul suo rapporto con la scuola, ha dichiarato:Ero una studentessa normalissima, non la migliore della classe, ma mi mantenevo intorno all’otto, puntando soprattutto sulla costanza. Ho avuto ovviamente anche il mio percorso cinematografico, quindi studiavo e poi andavo sul set, ma ho sempre cercato di tenere insieme entrambe le cose. Devo dire che la scuola mi è sempre piaciuta e mi sono sempre piaciuti gli studi, tanto che oggi sto continuando il mio percorso: sono iscritta all’università. Forse è anche questo uno dei messaggi che mi ha lasciato la serie, ovvero quanto sia bello costruirsi una cultura propria e non smettere mai di conoscere”. 

Ludovica Nasti ha lavorato sul set con Luisa Ranieri: “Luisa l’ho osservata tantissimo. Devo dire che sono una persona che osserva molto: da set in set tendo sempre a guardare ciò che mi circonda, ad apprendere e, in senso buono, anche a “rubare”. Quello che dico spesso è che, per me che amo il cinema e che voglio continuare a fare questo lavoro nella vita, vedere Luisa lavorare sul set e interpretare un personaggio con una tale intensità è stato incredibile. Osservarla nelle movenze, nel modo di parlare, nella gestualità, e cercare di farne tesoro, è stata un’esperienza davvero preziosa. Per me, come Ludovica che sogna ancora di fare l’attrice e di andare avanti in questo percorso, è stata una delle cose più belle. Abbiamo girato diverse scene insieme e lei ha sempre dimostrato un tatto e un’empatia incredibili nei nostri confronti: siamo giovani, siamo ragazzi, e questo fa la differenza. E poi, al di là dell’impegno, ci siamo anche divertiti tantissimo”. 

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