Carla Nowak è una giovane insegnante di matematica e educazione fisica al suo primo incarico stabile. La sua classe di seconda media è un microcosmo di quell’Europa multiculturale, ideale per lei dato che è mossa da un forte senso di idealismo. Ben presto La sala professori comincia a essere teatro di una serie di furti che si verificano con sempre maggior frequenza e proprio uno dei suoi studenti risulta il principale sospettato.
Ali, un ragazzino di origini turche, viene convocato e interrogato dopo essere stato trovato in possesso di diverse banconote. Carla però si rifiuta di applicare il metodo “poliziesco” e di colpevolizzare immediatamente senza prove certe a disposizione. Decide invece di indagare in modo autonomo, lasciando il proprio laptop aperto nell’aula insegnanti con la webcam attiva, per poi al ritorno esaminare il filmato. Ciò che vede la stupisce e la porta a prendere una decisione, dopo la quale nulla sarà più come prima.
La sala professori: essere o non essere – recensione
Prima di parlare nel dettaglio de La sala professori, focalizziamoci sulla figura del regista İlker Çatak, giacché dice molto sul film stesso e sulla storia che racconta. Nato ad Amburgo nel 1984 da genitori immigrati turchi, ha costruito la propria voce nel cinema tra due culture, due lingue, due modi di vedere il mondo. Non è un dettaglio biografico irrilevante, perché la sceneggiatura è ambientata in una scuola media tedesca dove si parlano quattro idiomi nelle stesse aule e dove uno degli studenti inizialmente sospettato di furto è di origini mediorientali.
Il racconto si porta così addosso la consapevolezza di chi sa cosa significa essere osservato con sospetto, del pregiudizio nei confronti del diverso e dello straniero, frutto delle esperienze personali vissute sulla propria pelle. Anche qui sta la differenza tra un film che parla di certe dinamiche viste da fuori e uno che invece può approfondirle da conoscenze dirette.
Tensione alle stelle
Si usa la grammatica del thriller per dar vita a un disagio strisciante, che non appartiene strettamente al genere ma bensì alla realtà, con quel rifiuto di indicare colpevoli o distribuire assolti e quella fredda precisione nel mostrare come le istituzioni – siano queste la famiglia, la scuola, la comunità nella sua interezza – siano sistemi pronti ad autoassolversi con la stessa rigidità con cui invece mettono in discussione il singolo, responsabile o meno.
La sala professori ha un gran merito, ovvero quello far propendere lo spettatore in una direzione per poi spiazzarlo di colpo, con un intreccio narrativo che non opta quindi per facili soluzioni o una retorica di comodo, ma si addentra con sottigliezza nelle ambiguità psicologiche di una vicenda che fa della verosimiglianza il suo palcoscenico di partenza.
Il senso di claustrofobia e di urgenza, amplificato dal formato video in 4:3, non fa che confermare lo sguardo vigile della macchina da presa sull’ambientazione e i personaggi, con il progressivo burn-out in divenire di Carla magnificamente incarnato dalla totalizzante interpretazione di Leonie Benesch, perfetta protagonista in un cast altrettanto essenziale.
Conclusioni finali
La sala professori vive sul gioco di prospettive, sui riflessi che celano e mostrano, sulle ambiguità di un contesto scolastico dove giudicare ed essere giudicati può tingersi di inversi significati. La scuola 2.0, con i suoi vizi e le sue storture ma anche con quell’idealismo che, nonostante tutto, ancora permane, è al centro di un film intenso e mai pron(t)o ad adagiarsi sugli allori narrativi, feroce e cinico nel sorprendere lo spettatore.
Un cinema quasi diagnostico che affronta il problema alla radice, con le esperienze personali del regista rigettate in un racconto di responsabilità da attribuire e colpevoli – non importa se effettivi o meno – da punire, da quello scranno che dispensa verità e bugie. Fino a quell’epilogo che non funge da piena catarsi, non offre risoluzioni scontate e lascia con l’ombra del dubbio, incrinando le certezze e i (pre)giudizi di chi guarda a caccia di facili risposte.









