Intervista ad Andrea Dianetti, a teatro con lo spettacolo “Non ci pensare”: “Mettere nero su bianco le paure è stato terapeutico. Grazie ad Amici ho imparato a riflettere prima di parlare. A settembre mi sposo con Miriam”

Andrea Dianetti

Dopo aver lavorato tra televisione, cinema e piattaforme digitali, l’attore e artista romano porta a teatro il suo nuovo progetto comico intitolato “Non ci pensare”, uno spettacolo che unisce ironia e osservazione della vita quotidiana. La data unica è fissata a Roma il 9 maggio al Teatro Brancaccio, dove l’artista incontrerà il pubblico dal vivo. Lo show nasce dall’idea di trasformare le piccole e grandi preoccupazioni di tutti i giorni in materiale comico, affrontandole con leggerezza e autoironia, cifra distintiva del suo stile anche sui social. Attraverso monologhi e momenti di stand-up, lo spettacolo alterna risate e riflessioni, invitando a guardare le proprie ansie da una prospettiva diversa. Il risultato è un racconto dinamico e coinvolgente che punta a divertire ma anche a far sentire il pubblico meno solo nelle proprie insicurezze.

Noi di SuperGuida TV abbiamo intervistato in esclusiva Andrea Dianetti. L’attore ha raccontato di com’è nato lo spettacolo: “Questo spettacolo nasce dall’esigenza di trovare un’idea e una motivazione valida per portarlo in scena. A un certo punto questa ricerca ha iniziato a generarmi ansia, perché non riuscivo a individuare un argomento che mi sembrasse abbastanza interessante o adatto al teatro. Proprio accumulando questa sensazione di ansia, mi sono chiesto: perché non parlarne direttamente? In fondo è qualcosa che attraversa spesso la mia vita e che accomuna molte persone. Non credo esistano persone che non abbiano mai provato ansia in nessuna forma. Questo è, in sostanza, il nucleo dello spettacolo: non c’è nulla di trascendentale, ma il tentativo di partire da un’esperienza molto comune per raccontarla e condividerla”. Anche per lui mettere nero su bianco le fobie è stato terapeutico: “Scrivendo e scherzandoci sopra sono riuscito anche a depotenziarle, a farle diventare un po’ meno importanti di come le percepivo inizialmente. Non dico che questo le “curi”, però quando ti rendi conto che un’ansia che senti tu è condivisa anche da molte persone del pubblico, in qualche modo perde forza e diventa meno pesante, meno centrale”. 

Amici ha rappresentato un tassello importante nella sua carriera. Andrea ha rivelato qual è stato l’insegnamento più importante che ha appreso grazie a questa esperienza: “Non sempre si può dire tutto quello che si pensa, perché poi il pubblico può reagire male. Questo mi ha insegnato a riflettere prima di parlare. Allo stesso tempo, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con un pubblico molto ampio, imparando a gestirmi anche in contesti importanti e davanti a molte persone. In più, durante la mia esperienza, “Amici” faceva dei numeri davvero incredibili, che oggi sarebbero paragonabili a Sanremo”. 

Sul fronte privato, Andrea Dianetti convolerà a nozze con Miriam Milani: “I preparativi stanno andando benissimo: abbiamo già scelto la data, ci sposeremo a settembre. Sono molto contento, è un anno importante sotto tanti punti di vista e questo sicuramente è l’aspetto principale, quello che lo rende speciale”.

Intervista esclusiva ad Andrea Dianetti

Andrea, il 9 maggio sarai al teatro Brancaccio di Roma con lo spettacolo “Non ci pensare”. Com’è nata l’idea? 

Questo spettacolo nasce dall’esigenza di trovare un’idea e una motivazione valida per portarlo in scena. A un certo punto questa ricerca ha iniziato a generarmi ansia, perché non riuscivo a individuare un argomento che mi sembrasse abbastanza interessante o adatto al teatro. Proprio accumulando questa sensazione di ansia, mi sono chiesto: perché non parlarne direttamente? In fondo è qualcosa che attraversa spesso la mia vita e che accomuna molte persone. Non credo esistano persone che non abbiano mai provato ansia in nessuna forma. Questo è, in sostanza, il nucleo dello spettacolo: non c’è nulla di trascendentale, ma il tentativo di partire da un’esperienza molto comune per raccontarla e condividerla.

Mettere nero su bianco le tue paure è stato terapeutico? 

Sicuramente aiuta: scrivendo e scherzandoci sopra sono riuscito anche a depotenziarle, a farle diventare un po’ meno importanti di come le percepivo inizialmente. Non dico che questo le “curi”, però quando ti rendi conto che un’ansia che senti tu è condivisa anche da molte persone del pubblico, in qualche modo perde forza e diventa meno pesante, meno centrale.

La fobia o ansia più strana che metti a nudo nello show? 

Quelle più particolari sono ansie che, in realtà, riguardano un po’ tutti. Forse la più forte è la paura dell’aereo, ma anche in quel caso credo sia condivisa da molte persone. Poi c’è un’ansia da prestazione, che però non è quella classica che si intende di solito: è una forma un po’ particolare, che però preferisco non approfondire troppo.

Hai lavorato al cinema, in teatro e tv: quale dimensione senti più “casa”? 

Quando sono sul palco mi sento davvero a casa, lo dico sinceramente. Ho la sensazione di avere tutto sotto controllo. Al contrario, sul set o in televisione è diverso: lì dipendo da molte più persone e variabili, e questo mi fa sentire un po’ più allo sbando.

I social hanno influenzato il tuo modo di fare comicità? 

Già il fatto stesso di dover rispettare una tempistica è una sfida: io tendo ad andare molto veloce, ma allo stesso tempo sono anche piuttosto prolisso. Per questo, dovermi imporre di rientrare in uno spazio preciso e circoscritto, soprattutto quando si tratta dei social, e trovare una durata adeguata, non è sempre semplice.

Nella tua carriera, Amici è stato il trampolino di lancio. Qual è l’insegnamento più importanti che credi di aver ricevuto da questa esperienza? 

Non sempre si può dire tutto quello che si pensa, perché poi il pubblico può reagire male. Questo mi ha insegnato a riflettere prima di parlare. Allo stesso tempo, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con un pubblico molto ampio, imparando a gestirmi anche in contesti importanti e davanti a molte persone. In più, durante la mia esperienza, “Amici” faceva dei numeri davvero incredibili, che oggi sarebbero paragonabili a Sanremo.

In tv c’è un programma che sogni di condurre? 

Non c’è un programma in particolare, ma mi piacciono molto quelli in cui si scherza, si gioca e c’è un po’ di tutto: un varietà leggero, misto, con una componente giocosa. Anche in un quiz mi ci vedrei. 

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un ricambio generazionale in tv. Ti senti parte di questa ondata? 

Spero di sì. Io mi sento parte di questa ondata e spero che anche gli altri la sentano come propria. Già quando ho condotto lo Zecchino d’Oro ho avuto la sensazione di essere dentro quel meccanismo di novità, di qualcosa che si stava muovendo e cambiando.

A Lol ti piacerebbe partecipare come concorrente? 

Molto volentieri. 

Intanto sono arrivati anche i fiori d’arancio. Come vanno i preparativi? 

I preparativi stanno andando benissimo: abbiamo già scelto la data, ci sposeremo a settembre. Sono molto contento, è un anno importante sotto tanti punti di vista e questo sicuramente è l’aspetto principale, quello che lo rende speciale.