In Time – Opinioni e recensione del film

In Time film

In Time è un film del 2011 di genere Fantascientifico/Azione, diretto da Andrew Niccol, con protagonisti Justin Timberlake, Amanda Seyfried, Cillian Murphy, Vincent Kartheiser, Olivia Wilde. Il film ha una durata di circa 109 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

In un ipotetico 2169 gli individui sono programmati geneticamente per sopravvivere fino ai 25 anni: al compimento di quell’età si attiva un timer, innestato sul braccio, ed un relativo countdown della durata di dodici mesi al termine della quale sopraggiungerà un decesso istantaneo.

Il nuovo denaro non è così fatto di contanti ma letteralmente di ulteriore tempo, e proprio i minuti e le ore diventano la valuta che gestisce l’intera società, con gli stessi pagamenti per l’acquisto di beni di prima necessità o di lusso che avviene tramite una rapida modifica al timer sul polso. I più ricchi e fortunati, oltre ad avere decine, se non centinaia, di anni da poter “spendere” possono anche contare sul completo stop all’invecchiamento. Questa particolare tecnologia infatti lascia le tutte persone fisicamente intatte al quarto di secolo vissuto.

Il giovane Will Salas, ormai venticinquenne, cresce nella zona più povera della città, conosciuta come il Ghetto, e vive con la madre che una sera, di ritorno dal lavoro, finisce per ritardare con un conseguente esaurimento del proprio tempo a disposizione, morendo tra le braccia del figlio. Il ragazzo nel frattempo la sera prima aveva incrociato in un bar il facoltoso Henry Hamilton il quale, stanco di vivere, gli aveva regalato tutti i 116 anni che gli erano rimasti.

Da quel giorno Will decide di iniziare una personale crociata, addentrandosi nell’esclusiva zona dedicata ai ricchi sotto mentite spoglie per ottenere a suo modo vendetta per l’assurda morte della genitrice e di tanti suoi amici cresciuti nei dimenticati quartieri periferici. Sulla sua strada incrocerà la bella Sylvia, figlia del miliardario Philippe Weis (uomo d’affari che gestisce le banche del tempo) e con lei si imbarcherà in una missione per cambiare sempre lo status quo sociale.

La recensione del Film

Fin dal folgorante esordio con Gattaca – La porta dell’universo (1997) il regista neozelandese Andrew Niccol ha usato il cinema di fantascienza per parlare “d’altro”. In gran parte dei suoi lavori, dal succitato debutto al sottovalutato S1m0ne (2002) e fino al recente Anon (2018), il cineasta, anche sceneggiatore delle sue opere, ha sfruttato il genere ludico per veicolare messaggi etici e sociali e In Time non fa eccezione.

In questo titolo del 2011 infatti il cineasta delinea un affascinante quanto inquietante mondo futuro in cui il detto “il tempo è denaro” assume un significato letterale, visto che proprio ore e minuti diventano la valuta di tutti i giorni. La contrapposizione tra poveri e ricchi assume così anche all’interno di un contesto fantastico una parvenza drammaticamente reale e contemporanea, con i poveri costretti a vivere, giorno dopo giorno, nell’incertezza sul proprio futuro e i ricchi che si adagiano nel lusso consapevoli di aver ancora a disposizione decenni o addirittura secoli davanti, con il blocco dell’invecchiamento quale ulteriore surplus.

Il puro intrattenimento è garantito dall’accattivante messa in scena che, complici gli effetti speciali più che discreti sia nella gestione delle ambientazioni che nel design del futuristico timer/countdown da polso e delle relative tecnologie, flirta nella seconda metà di visione su un’ottica da avveniristico action-thriller, trasformando la coppia di apparentemente antitetici protagonisti in una sorta di Bonnie e Clyde fuori dai canoni.

Il lato emotivo è a tratti chiaramente rivolto al grande pubblico, con la love-story tra i personaggi di Justin Timberlake e Amanda Seyfried (entrambi adatti ai rispettivi ruoli, così come Cillian Murphy nei panni del coriaceo agente alle loro calcagna) che risulta parzialmente forzata per instradare la storia nel giusto percorso, ma non mancano passaggi più struggenti nelle dinamiche con alcune figure secondarie, fino all’epilogo che, e non poteva essere altrimenti, si risolve in una vera e propria corsa contro il tempo all’ultimo secondo.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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