“Il Falsario”, intervista esclusiva a Giulia Michelini, Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante 

Il falsario intervista

Nella Roma turbolenta degli anni Settanta, una città dove l’imprevisto era la regola, prende forma una storia intensa fatta di sentimenti, legami, desiderio di affermazione e compromessi oscuri. Dal 23 gennaio arriva su Netflix Il Falsario, il nuovo film diretto da Stefano Lodovichi con Pietro Castellitto protagonista. Liberamente ispirata a eventi reali, la vicenda segue Toni, un giovane dotato di uno straordinario talento pittorico e animato dall’ambizione di diventare un grande artista. Il suo percorso, però, prende una direzione inattesa, portandolo a eccellere in un’arte clandestina che lo renderà il più celebre dei falsari. Senza volerlo, Toni si ritrova così coinvolto nelle zone d’ombra dell’Italia di quegli anni. Un viaggio personale che si intreccia con un contesto storico carico di tensioni e segreti. Accanto a Castellitto, il film vede la partecipazione di Giulia Michelini, Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante.

“Il Falsario”, intervista esclusiva a Giulia Michelini, Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva gli attori Giulia Michelini, Andrea Arcangeli e Pierluigi Gigante. La Michelini interpreta Donata, una gallerista che fiuta il talento artistico di Tony e la sua abilità come falsario: “Il suo contrasto tra l’essere una donna che ama ma che allo stesso tempo cerca di tenere sotto controllo tutto mi ha particolarmente affascinato. Quello che mi ha colpito di lei è questa capacità di osare, di rischiare, ma allo stesso tempo di mantenere una grande lucidità, di capire quando è il momento di fermarsi prima di spingersi troppo oltre. È questo equilibrio che mi ha affascinato di Donata: una natura eclettica, versatile, capace di adattarsi ai contesti più diversi, di assumere la forma del vaso in cui viene inserita. Si muove con disinvoltura tra la borgata più marginale, fatta di frequentazioni poco raccomandabili, e i grandi salotti della borghesia romana. Proprio questo contrasto, questa doppia appartenenza, rende il personaggio particolarmente interessante”. 

Vittorio, interpretato da Andrea Arcangeli, è sicuramente uno dei personaggi più contemporanei di questo affresco degli anni 70. E’ un uomo sospeso tra incertezza e ambizione, tra fragilità e desiderio di potere. Un personaggio che fa riflettere sul peso del fallimento: “Credo che oggi il senso di fallimento sia ancora più forte, perché viviamo in un’epoca in cui l’individuo è molto più al centro e la realizzazione personale diventa quasi un obbligo. C’è una spinta costante a “essere qualcuno”, ma senza potersi appoggiare a un senso di gruppo come accadeva, in parte, negli anni Settanta. Quando poi entra in gioco la dimensione religiosa, questo sentimento scivola in una profondità ancora più pericolosa, perché il fallimento non riguarda più solo una relazione o un impegno politico, ma qualcosa di più grande, quasi assoluto. Anche se, per alcuni, perfino la politica veniva vissuta come una forma di religione. Nel personaggio di Vittorio questo aspetto è particolarmente evidente, anche perché la strada che percorre non è una scelta autentica: gli viene in qualche modo imposta, come mezzo per poter studiare. Eppure vive la stessa fascinazione di tutti coloro che desiderano affermarsi, inseguire un sogno, dare forma alla propria ambizione. L’ambizione, anche nella mia vita, è stata a lungo una forza trainante. A un certo punto, però, ho cercato di metterla da parte, perché ti spinge continuamente a rincorrere ciò che non hai. Oggi provo invece a essere più radicato nel presente”, ha spiegato Arcangeli.

Fabione è legato a Tony e Vittorio da una profonda amicizia. Il suo personaggio però si muove ai margini della legalità: “Lui è sicuramente un po’ il fratello maggiore del gruppo, quello che, anche in modo non esplicito, sente una responsabilità e una forma di protezione verso gli altri due. È una dinamica molto bella, che spesso nasce nelle amicizie più profonde. In Fabione mi sono riconosciuto in parte, soprattutto per la passione che mette in quello che fa. Mi considero una persona molto passionale, sia nel lavoro sia nella vita in generale, e lo sono anche nei rapporti di amicizia, che per me rappresentano un valore inestimabile. Credo che l’amicizia sia a tutti gli effetti una forma d’amore, forse persino molto potente. Siamo abituati a pensare all’amore solo in termini di relazione sentimentale, ma l’amicizia, quella sana e autentica, è un legame che non chiede nulla in cambio. Ed è proprio questo uno dei valori di Fabione in cui sento di ritrovarmi anche nella mia vita privata”. 

Un film che fa riflettere sul diverso approccio alla partecipazione politica tra chi è vissuto negli anni 70 e le nuove generazioni: “Oggi c’è sicuramente un senso di disillusione, di mancato riconoscimento in un’idea politica. Allo stesso tempo, anche le convinzioni politiche di molti si stanno via via indebolendo, pur nascondendo a volte un estremismo di base da cui derivano. I dati sull’astensionismo sono altissimi: la gente non va a votare, nonostante il contesto socio-politico sia gravissimo e richiederebbe una forte partecipazione. La sensazione è che questa energia di coinvolgimento, di protesta o di rabbia, esploda solo in certi momenti, in modo improvviso e potente, come è successo di recente in Iran o con il movimento Black Lives Matter. È come se ci fosse sempre un fuoco latente dentro le persone, che non trova modo di alimentarsi nella quotidianità e si manifesta solo in occasioni eccezionali”, ha detto Arcangeli.

Anche Giulia Michelini ha espresso il suo pensiero: “Mi vengono in mente tutte le recenti rivolte che hanno coinvolto la generazione Z, esplose in varie parti del mondo. Da questo punto di vista, c’è sicuramente un distacco maggiore rispetto a come si partecipava alla vita politica negli anni di Piombo, nel ’77 e nel periodo precedente. Tuttavia, credo che ci sia anche un ritorno a una necessità di contestazione, che non considero né pericolosa né sbagliata. I giovani, da una parte, possono apparire distaccati, ma dall’altra mostrano un grande bisogno di proposte stimolanti e convincenti. Non sono quindi affatto spenti: c’è energia e voglia di agire, anche se manifestata in modi diversi rispetto al passato”. 

Pierluigi Gigante ha concluso: “Secondo me nemmeno i giovani sono spenti. Prima c’era forse più attenzione e più voglia di partecipare attivamente alla vita politica, mentre oggi spesso ci troviamo di fronte a una maggiore disinformazione: le notizie vengono spesso tergiversate e prive di un focus chiaro. Credo che da questo punto si potrebbe davvero ripartire, lavorando sulla qualità delle informazioni e sul coinvolgimento consapevole”.

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