HAL QUARTIÈR pubblica il suo primo album “Mentre Napoli Dorme”, un progetto intenso e personale che racconta fragilità, amore e crescita. Lo abbiamo incontrato per parlare del disco, del rapporto con Napoli, delle collaborazioni con Jake La Furia, Aka7even, LDA e Nesli e dei suoi sogni per il futuro.
Intervista ad HAL QUARTIÈR
HAL QUARTIÈR, benvenuto su SuperGuida TV. Siamo qui per presentare il tuo primo album Mentre Napoli Dorme. Come mai questo titolo?
«Mentre Napoli Dorme è ovviamente legato alla mia città, Napoli, dove sono cresciuto e dove ho vissuto tutto. Però è soprattutto una sensazione. Tutti i colpi che incasso durante la giornata poi li scrivo quando sono più fragile, più vulnerabile, cioè di notte. È il momento in cui riesco a essere il più vero possibile. In questo album ho cercato proprio di fare questo, ed è per questo che si intitola Mentre Napoli Dorme.»
E mentre Napoli dorme, tu cosa fai?
«Tante cose, però per quanto riguarda l’album l’ho scritto quasi tutto di notte. Poche cose sono nate durante il giorno, proprio perché la notte è il momento delle 24 ore in cui sono più fragile, più me stesso, più solo con i miei pensieri. E quindi riesco a essere il più reale possibile.»
Qual è la canzone dell’album che ti ha messo più in difficoltà?
«Bella domanda. Forse Febbre del Sabato Sera, perché non ero abituato a quel sound. L’abbiamo scritta insieme ad Aka7even, Falco e agli altri ragazzi in maniera molto naturale, però musicalmente dovevo abituarmici. Anche al microfono, all’inizio, è stato strano sentirmi su quel tipo di produzione.»
C’è un brano che si intitola Ho paura di dormire. Come è nato?
«Quello è un interludio presente nel disco insieme ad Alfonso D’Apice, che è un po’ la voce narrante dell’album. A parte questo, è un fratello. Lo dico sempre: ha delle doti da attore e da artista teatrale incredibili. Ha una voce molto profonda e dei pensieri bellissimi, quindi è stato facile pensare a lui per raccontare quella parte del disco. Ho paura di dormire è una sensazione che ho provato molte volte e ho voluto raccontarla perché forse è la cosa più vera che abbia scritto in questo progetto. Ho avuto serate in cui non volevo che la notte passasse per non affrontare il giorno dopo. Magari c’era un problema familiare o personale che non volevo vivere. Avevo davvero paura di andare a dormire per poi svegliarmi il giorno successivo.»
Oggi qual è la tua paura più grande a livello artistico?
«La paura più grande è non riuscire a far capire alle persone quello che posso dare e chi sono davvero. Ho paura di risultare qualcosa che non sono.»
Rispetto ai tuoi lavori precedenti hai aperto maggiormente alle sonorità pop. Temi che questo possa allontanare una parte del pubblico?
«Potrebbe essere, però alla fine uno deve fare quello che sente e quello che ama fare. Chi c’era prima dovrà apprezzare il me di adesso, mentre chi mi scopre oggi potrà andare ad ascoltare ciò che facevo prima.»
Napoli è quasi un personaggio all’interno dell’album. Che rapporto hai con la tua città?
«Penso che per ogni napoletano sia così. Vivi questo attaccamento in maniera viscerale, totale. Qualunque lavoro tu faccia, che sia il cantante, il calciatore, il tabaccaio o il commerciante, senti nell’aria che sei napoletano. Fa parte di te.»
Nel brano Si Ce Staje si parla della ricerca di un punto di riferimento. Qual è stato il tuo punto di riferimento musicale e quale quello personale?
«Dal punto di vista musicale sicuramente Falco. È il produttore dell’80% del disco. Con lui ho fatto brainstorming su tutti i brani, ci siamo confrontati su ogni dettaglio e abbiamo passato notti intere a cercare il sound giusto. A livello personale direi una ragazza con cui stavo e con cui oggi non sto più. E poi mia madre.»
Cosa ha detto tua madre quando ha ascoltato l’album?
«Era contentissima. Mia madre impazzisce per ogni piccolo traguardo che raggiungo. Lo festeggia come se avesse vinto il Superenalotto.»
Nel disco troviamo collaborazioni con Jake La Furia, LDA, Aka7even, Voga, Mille e Nesli. Come sono nate?
«Con Jake ci siamo conosciuti dopo X Factor. Mi faceva i complimenti per la realness e per il sound che avevo portato sul palco. Mi disse: “Quando vieni a Milano ci vediamo”. Quando sono salito per altri impegni gli ho scritto ed è nato il pezzo in maniera super naturale. Ancora oggi siamo in contatto e ci sentiamo spesso. Con LDA, Aka7even e Voga invece c’è un rapporto fraterno che dura da anni. Non ci siamo conosciuti ieri. Ci sosteniamo da sempre, anche semplicemente condividendo le rispettive uscite o facendoci gli auguri per i nuovi brani. In questo disco ho sentito l’esigenza di averli tutti con me.»
Hai citato X Factor. Che esperienza è stata?
«Secondo me mi ha fatto solo bene. Avevo un po’ paura di partecipare, soprattutto per il giudizio delle persone e per il fatto di esporsi così tanto. Insieme ai complimenti e alla fanbase sono arrivate anche molte critiche, come è normale che sia. Però quel programma mi ha insegnato che se sei te stesso puoi vincere. Se non lo sei, la gente se ne accorge.»
Che rapporto hai con il Festival di Sanremo?
«È sicuramente un obiettivo che vorrei raggiungere. Lo guardo da quando ero piccolo e ho visto salirci anche persone che conosco, come Geolier, LDA e altri artisti della mia generazione. Un palco del genere credo che lo sogni chiunque. Chi dice di non sognarlo sta dicendo una bugia, perché è l’apice della musica italiana. Sarebbe una soddisfazione enorme anche per la mia famiglia.»
Che rapporto hai con i social network?
«A dire la verità non li uso tantissimo. Non sono uno che va a leggere continuamente i commenti. Se scorri il mio TikTok trovi il wrestling, il calcio, il Napoli, il calciomercato, Fabrizio Romano. Non sono un fan sfegatato dei social, mi interessano di più altre cose.»
Cosa ricordi dei tuoi inizi, quando registravi musica a 14 anni e caricavi i primi video su YouTube? Cosa diresti oggi a quel ragazzo?
«Gli direi che tutto quello che sta passando un giorno gli servirà e lo aiuterà a divertirsi e a fare meglio di quanto immagina. Quando ero piccolo pensavo che sarei finito davvero male. Se oggi qualcosa l’ho costruita è perché ho saputo scegliere le persone giuste da avere accanto e le decisioni giuste da prendere.»
Dopo questo album cosa dobbiamo aspettarci?
«Sicuramente altri album, perché amo fare progetti completi. Mi piace che i fan si affezionino a un disco e non soltanto a un singolo o a quei venti secondi che girano sui social. Sto già lavorando a tantissime cose. Non mi fermo mai.»
Il featuring dei sogni?
«Marracash.»
Come mai?
«È il mio artista italiano preferito. Sono cresciuto con la sua musica e probabilmente morirò ascoltandola. Non so se lo conoscerò mai o se avrò mai la possibilità di collaborare con lui, ma per me è un punto di riferimento assoluto.»
A chi senti di dire grazie oggi?
«Sicuramente a mia madre, perché mi ha insegnato tante cose e mi ha dato un’educazione importante che mi ha permesso di migliorare me stesso e il mio modo di pensare. Poi a mio fratello, che quando ho commesso degli errori mi ha sempre aiutato a rialzarmi, dicendomi che non era finita e che dovevo continuare. E infine al mio manager, Chiuma, che mi è stato vicino quando non avevo nulla.»
Hai parlato di errori. A cosa ti riferisci?
«Non ne ho mai parlato in maniera esplicita, però non ho avuto una vita semplice e non me la sono nemmeno semplificata. Soprattutto durante l’adolescenza ho fatto una marea di sciocchezze, alcune anche al limite della legalità, di cui non vado fiero.»









