Grafted: Corpi estranei: un body horror ambizioso ma imperfetto – Recensione

Grafted

Wei è una giovane studentessa cinese affetta da una deformità congenita, che ha ereditato insieme alla passione per la ricerca medica dal padre Liu, scomparso in circostanze traumatiche – lo spettatore scoprirà come all’inizio del film – mentre lavorava a un siero capace di rigenerare pressoché istantaneamente i tessuti cutanei.

Vinta una borsa di studio, la protagonista di Grafted: Corpi estranei lascia la Cina per trasferirsi in Nuova Zelanda, dove trova ospitalità da una zia che non conosce e si iscrive all’università frequentata da sua cugina Angela. Lì si distingue sin da subito per le sue conoscenze in fisica e chimica, attirandosi la gelosia della compagne e della stessa parente, ignare che Wei avrà diversi assi nella manica per farsi rispettare in maniera brutale.

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L’idea originaria di Grafted – Corpi estranei nasce dalla sceneggiatrice Hweiling Ow, che partendo dalla propria esperienza di migrante di origini malesiane in Nuova Zelanda si era chiesta cosa significasse davvero abitare un corpo percepito come sbagliato in un contesto che non ti riconosce come suo. Una straniera in terra straniera così come si sente Wei, che ben presto consumata dalla propria ossessione e da quel mondo che la rifiuta, troverà il suo modo di vendicarsi nel peggiore dei modi.

Il body-horror soprattutto dopo il clamoroso successo di The Substance (2024), uscito nello stesso anno, riesce a parlare anche al grande pubblico, ora pronto a scoprire come in questo sottogenere apparentemente crudo e splatter si nascondano connotazioni metaforiche. Che sono presenti pure qui, con la difficoltà di integrarsi in un contesto ostile, il ghosting e l’ombra del bullismo a far capolino nel corso dell’ora e mezzo di visione.

Un horror a due velocità

Laddove il film, disponibile nel canale Midnight Factory di Amazon Prime Video, convince è nella sua prima metà, quando la vicenda si concede il tempo di costruire il relativo background con una certa sottigliezza, mostrando lo choc culturale affrontato dalla protagonista, che riesce così a essere figura palpabile e meritevole di compassione. Un sentimento che si smarrisce all’arrivo del primo evento horror – di molti – che rivoluziona l’asse narrativo palesando, pur nel suo contesto surreale di sospensione dell’incredulità, diverse incongruenze e inverosimiglianze non da poco.

Se dal punto di vista del make-up e della violenza Grafted – Corpi estranei sa come far colpo sugli appassionati, con una manciata di sequenze pronte a disturbare il pubblico più impressionabile, è nei suoi risvolti narrativi che appare poco credibile, trascinandosi ad un epilogo parzialmente inconcludente e poco risolutivo.

Il registro emoglobinico e sopra le righe che prende il sopravvento dopo il suddetto punto di non ritorno spezza quell’equilibrio precario costruito in precedenza, trasformando quello che poteva essere un film genuinamente inquietante in qualcosa di più meccanico nella sua escalation grottesca. I temi dell’assimilazione culturale e dell’identità negata vengono progressivamente sacrificati sull’altare di una verve grand guignol che diverte qua e là, ma rischia di risultare più fine a se stessa che effettivamente rivoluzionaria o carica di spunti.

Conclusioni finali

Considerando che si tratta di un esordio, viene più facile perdonare alcune ingenuità a Grafted: Corpi estranei, che soprattutto sul piano narrativo si rivela sbilanciato e incapace di portare fino in fondo le ambizioni di partenza. Lo shock culturale di un coming-of-age viene piegato alle dinamiche del body-horror, con risultati inizialmente interessanti che finiscono però penalizzati da sviluppi inverosimili nella seconda metà.

Un bel gioco dura poco, figuriamoci uno che proprio bello non è e nemmeno giocoso, almeno per le malcapitate vittime di una protagonista che perde progressivamente il controllo, dando il via a quella deriva sanguinolenta che, complice il “trucco e parrucco”, concede gustosi eccessi splatter, coprendo almeno parzialmente le incongruenze alla base.