I giovanissimi Phoebe e Trevor, insieme alla madre e al compagno di lei Gary Grooberson – il loro ex professore di scienze – si sono trasferiti a New York City, stabilendosi nella storica caserma dei pompieri di Tribeca che era stata il quartier generale originale dei primi Acchiappafantasmi. La Grande Mela torna così a essere un parco giochi sovrannaturale, tra inseguimenti di ectoplasmi e scorribande a bordo della mitica Ecto-1.
Una premessa relativamente semplice, che però viene quasi subito soffocata da un’indigestione di sottotrame, personaggi secondari e complicazioni narrative, trasformando i centocinque minuti di visione in un accumulo caotico di situazioni solo abbozzate. C’è il fantasma di Melody, spettro adolescente che stringe un’insolita amicizia con Phoebe, giocando a scacchi di notte nel parco e celando un secondo fine. Melody è infatti al servizio di Garraka, il villain di Ghostbusters – Minaccia glaciale: un’antica divinità imprigionata in una sfera di ottone, capace di generare lo zero assoluto e congelare ogni cosa nutrendosi di emozioni negative. Un nemico per nulla semplice da affrontare per gli Acchiappafantasmi, sia vecchi che nuovi.
Ghostbusters – Minaccia glaciale: cambi e ritorni con uno sguardo a ciò che fu – recensione
Quando nel 2021 Jason Reitman – figlio del compianto Ivan, regista dei cult originali alla cui memoria è dedicato il film – presentava Ghostbusters: Legacy, il franchise sembrava aver finalmente trovato una possibile rinascita nel nuovo millennio, in equilibrio tra nostalgia reverenziale e rinnovamento generazionale. Ambientato nell’Oklahoma rurale e incentrato sui nipoti di Egon Spengler, funzionava proprio perché relegava i veterani ai margini, lasciando spazio ai giovani prima di richiamare in causa i volti storici nel finale.
Un equilibrio che strizzava l’occhio a modelli contemporanei come Stranger Things – da cui proveniva anche Finn Wolfhard – e che garantì un successo sufficiente da giustificare un sequel immediato.
Il passaggio di consegne alla regia da Reitman a Gil Kenan, già co-sceneggiatore del precedente e qui promosso dietro la macchina da presa – mentre Reitman resta coinvolto nella scrittura e nella produzione – appariva sulla carta una scelta lineare. Nei fatti si è rivelata però problematica: Ghostbusters – Minaccia glaciale è infatti un calderone confuso e inutilmente sovraccarico, che sacrifica la semplicità in favore di un caotico melting pot narrativo. Le citazioni non mancano – dalla biblioteca con Ray nuovamente terrorizzato, fino all’immancabile Slimer – ma il film sembra voler dire troppo, in troppo poco tempo, con una nemesi che sa di già visto.
Un confronto che non regge
Il senso di insidia incombente viene caricato sin dal prologo ambientato nel 1904, ricco di suggestioni ma povero di reale sviluppo, tra leggende sui cosiddetti Mastri di Fuoco, una sorta di Ghostbusters ante litteram la cui discendenza arriverebbe fino ai giorni nostri senza che il film chiarisca davvero come. Lo stesso Garraka appare visivamente figlio del digitale, lontano dal carisma di antagonisti iconici come Gozer o Zuul.
La pellicola è letteralmente infestata dai fantasmi del passato, e non nel senso buono: continui rimandi, camei più o meno gratuiti e un richiamo insistito all’iconografia degli anni Ottanta. Le nuove sottotrame – dalla dimensione familiare che ruota attorno a Phoebe, vero centro emotivo del racconto, fino all’apertura verso tematiche inedite – finiscono per appesantire il tessuto narrativo, lasciando emergere solo timidamente quell’anima ludica e avventurosa che affiora nella mezz’ora finale.
Conclusioni finali
Il nemico più temibile per gli Acchiappafantasmi di oggi e di domani è proprio il fan service spinto, che impedisce alle giovani reclute di trovare una vera identità e richiama costantemente le vecchie glorie nel tentativo di innescare l’effetto nostalgia. Se nel precedente legacy sequel l’operazione risultava più bilanciata, qui l’equilibrio salta, tra accumuli insistiti e new entry dallo spessore di cartapesta, villain incluso.
In Ghostbusters – Minaccia glaciale i superstiti degli anni Ottanta e i loro eredi affrontano una divinità fuori controllo che minaccia di trascinare New York nel caos. Ma tra mitologie rimescolate alla rinfusa e rapporti umani gestiti con approssimazione, il senso di avventura si dilata fino a perdere mordente, con una resa dei conti finale non abbastanza incisiva da giustificare l’abbondanza della premessa. E il mito del franchise rischia di trasformarsi nello spettro di se stesso.









