Alla Festa del Cinema di Roma debutta in anteprima nella selezione “Freestyle” la fiction Memoriae, firmata dai registi Cosimo Alemà e Isabella Aguilar. Prodotta da Rai Fiction insieme a FilmClub Distribuzione e in partnership con Minerva Pictures, l’opera ha beneficiato del supporto della Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG, svolgendo oltre due mesi di riprese in regione all’inizio del 2026. L’incantevole centro storico di Venzone, rinato con maestria dopo la distruzione sismica del ’76, veste i panni dell’immaginario comune di Vallata, mettendo a disposizione le sue architetture antiche, la cattedrale e la cornice delle Alpi per plasmare un clima carico di enigma e suggestione. Come evidenziato dalla regia, l’ambientazione friulana trasfigura così da mero scenario a protagonista narrativo e pilastro dell’identità visiva della serie, che ha toccato durante la produzione anche le storiche dimore di Tarcento come Villa Liruti e la frazione di Villafredda.
Memoriae, intervista esclusiva a Gaia Messerklinger e Dario Aita
Noi di SuperGuida TV abbiamo videointervistato in esclusiva i protagonisti Gaia Messerklinger e Dario Aita, che ci hanno raccontato i retroscena dei loro personaggi, la dinamica della storia e le profonde riflessioni che la serie solleva sulla società odierna. Interrogati su cosa li abbia colpiti maggiormente nell’interpretare i rispettivi ruoli, gli attori hanno sottolineato la ricchezza emotiva della narrazione e l’autenticità dei legami umani che prendono forma sullo schermo. Gaia Messerklinger, che nella serie veste i panni di Alma, ha spiegato: “A me quello che è piaciuto di Alma è che si trasforma insieme alla storia, insieme a quello che le accade intorno. Ha un aspetto sicuramente altero, anche molto risoluto — è una donna che può anche sembrare un po’ arrogante, diciamo — e mi piace il fatto che si metta molto in discussione. Poi mi piace molto il rapporto che si crea con il personaggio di Matteo: non è scontato quello che accade tra loro due, trova uno spazio in una dimensione in cui quello spazio non ci potrebbe essere, e invece lo trova proprio perché si crea un legame molto forte”.
Dal canto suo, Dario Aita ha descritto la complessità di Matteo, figura divisa tra la professione e gli affetti: “A me piace molto l’equilibrio che lui ha tra la serietà e la leggerezza, il modo in cui riesce comunque tendenzialmente a planare sulle difficoltà. Questo racconta molto del suo passato e del suo lavoro: il fatto che sia un reporter di guerra lo abitua ad avere un certo distacco dalle cose. In questo caso però è coinvolto personalmente: c’è la sua famiglia di mezzo, la sua comunità, ed è costretto sicuramente a una serietà e a una concentrazione maggiori. È chiamato in prima persona a risolvere le sorti di questa comunità insieme ad Alma, ed è un incontro che mi piace molto”.
Le note di regia pongono l’accento sul tema della memoria, intesa anche come monito per il nostro tempo. Entrambi gli attori hanno condiviso una visione lucida e appassionata sul rischio dell’oblio collettivo e sulla manipolazione della storia. Secondo Dario Aita, il parallelo con l’attualità è immediato: “Credo che sia un mondo che sta perdendo la memoria. In questo preciso momento storico sembra che la storia non ci abbia insegnato assolutamente nulla: questo è quello che ci raccontano gli eventi di politica interna e internazionale, senza alcun dubbio. Sia quello che sta succedendo qui in Italia con una deriva autoritaria e destrorsa, sia quello che sta succedendo all’estero — basta guardare alla Palestina e al genocidio in corso”.
Sulla stessa linea, Gaia Messerklinger esprime preoccupazione per l’uso strumentale del passato: “Collegandomi a quello che dice Dario, quello che mi spaventa della società attuale è che sembra che la memoria non abbia una lettura unica. Sembra che si possa manipolare in tutte le direzioni che al momento sono più utili a chi effettua questa manipolazione. Per me questo è un campanello d’allarme: è invece necessario riappropriarsi di un patrimonio comune di valori, di memoria e di storia che non può essere utilizzato come strumento o diversificato a seconda degli scopi utilitaristici dei singoli”.
A conclusione dell’intervista, alla domanda provocatoria su quale ricordo vorrebbero riavere per primo se dovessero perdere sei anni della propria vita, i due interpreti si sono lasciati andare a riflessioni personali e toccanti. “Io penso sempre alle persone. Ho sempre un po’ paura di dimenticarmi delle persone e dei momenti che ho condiviso con loro. La mia memoria tende a rimuovere molto e questo mi spaventa: cerco quindi di non perdere il ricordo della persona, legato all’emotività e alla vita interiore condivisa”, ha confidato Gaia. Disarmante e immediata la risposta di Dario Aita, che non ha avuti dubbi: “Il giorno in cui è nata mia figlia”.









