Dopo aver firmato alcune delle hit più amate degli ultimi anni, Baby K torna con “Tucamacarena”, un brano che mescola sonorità esotiche, ritmi travolgenti e un omaggio speciale a Napoli e a Diego Armando Maradona. Nell’intervista rilasciata a SuperGuidaTV, l’artista racconta come è nata la canzone, il legame con il capoluogo partenopeo, il significato della citazione dedicata al Pibe de Oro e ripercorre alcune delle tappe più importanti della sua carriera, dal successo di “Da 0 a 100” fino all’affetto che continua a ricevere dal pubblico durante il suo nuovo tour estivo.
Intervista a Baby K
Baby K, bentornata su SuperGuidaTV. Partiamo dal tuo nuovo singolo “Tucamacarena”. Come nasce questa canzone?
“Tucamacarena” è nata durante una bellissima sessione in studio con i Room9. La cosa curiosa è che fin dall’inizio sapevo di voler inserire un riferimento a Maradona. Negli ultimi due anni mi è capitato continuamente di imbattermi nella sua immagine, nei modi più disparati, quasi come fosse un segno. Così, insieme a Daniele Chiarolanza, che è napoletano e con cui ho scritto il brano, abbiamo deciso di dare vita a questo mix tra sonorità esotiche e il richiamo a una figura leggendaria come Diego Armando Maradona.
Napoli è protagonista anche del videoclip. Perché hai scelto proprio questa città e che rapporto hai con il capoluogo partenopeo?
Anche questa scelta è nata da una serie di coincidenze. Da tempo continuavo a vedere le fotografie di Robby McIntosh, un fotografo che ha raccontato Napoli attraverso le persone più che attraverso i luoghi. I suoi scatti analogici restituiscono una verità autentica e bellissima, e ho capito subito che volevo che il videoclip avesse proprio quell’atmosfera. Per questo motivo ho deciso di non essere io la protagonista assoluta del video. Ho voluto coinvolgere donne forti di Napoli e lasciare che fossero loro a raccontare il brano. Mi interessava rappresentare la città attraverso chi la vive ogni giorno. In qualche modo abbiamo voluto togliere la patina e tornare a qualcosa di più viscerale e autentico. La produzione era napoletana, l’autore era napoletano, c’era il riferimento a Maradona: tutto sembrava portarmi lì. A quel punto ho pensato che fosse un segnale. Ne ho approfittato anche per vivere la città più a fondo. Da romana mi sono sempre sentita vicina a Napoli, perché tra romani e napoletani esistono molte affinità. Questa volta, grazie ad amici del posto, ho avuto la possibilità di visitarla davvero e scoprirne tutta la bellezza.
Quando senti il nome Maradona, qual è la prima immagine che ti viene in mente?
Mi vengono in mente tutte quelle immagini che continuavano a comparire davanti ai miei occhi negli ultimi anni: fotografie, post sui social, sticker, murales, manifesti. Sembrava fosse ovunque. Ma se dovessi riassumere tutto in un concetto, direi che Maradona rappresenta l’idea della leggenda immortale. È una di quelle icone che continuano a vivere nel tempo e che non smetteranno mai di essere amate.
Hai avuto il timore che la citazione a Maradona o il racconto di Napoli potessero essere fraintesi?
Più che la citazione a Maradona, che è una figura universale amata in tutto il mondo, il mio timore riguardava il fatto di raccontare Napoli da persona esterna alla città. Negli ultimi anni molti artisti hanno celebrato Napoli nelle loro canzoni e credo che sia una cosa positiva. Nel mio caso, però, tutto nasceva da una serie di connessioni spontanee. Sono sempre stata molto attratta dall’incontro tra culture diverse, probabilmente anche per la mia storia personale. Per me la contaminazione culturale è qualcosa di naturale. Mi piace esplorare identità differenti e creare ponti tra mondi diversi. In questo progetto ho cercato di rendere omaggio alla città con rispetto: coinvolgendo professionisti del territorio, valorizzando elementi della cultura locale e raccontando Napoli attraverso le sue persone. Mi sono divertita moltissimo e credo che il risultato finale sia un sincero atto d’amore verso una città straordinaria.
Da anni sei considerata una delle regine delle hit estive. Quando inizi a lavorare a una canzone destinata all’estate, da dove parti?
In qualche modo sono stata tra le prime a portare certe sonorità esotiche e latine nel panorama pop italiano. È un mondo musicale che sento molto vicino e da cui continuo a lasciarmi ispirare. Fin da bambina ho avuto un forte legame con il ritmo e continuo a portare avanti questo mio percorso basato sull’incontro tra culture diverse, pur mantenendo sempre una mia identità artistica. In “Tucamacarena” raccontiamo un amore talmente proibito da sembrare quasi illegale, qualcosa da cui si dovrebbe stare lontani ma che continua ad attirarti. In fondo siamo sempre affascinati da ciò che non dovremmo fare. Per me la musica estiva rappresenta anche evasione, libertà, voglia di guardare oltre e di concedersi una fuga dalla quotidianità.
Se dovessi scegliere una sola canzone del tuo repertorio che rappresenta davvero Baby K, quale sarebbe?
È una domanda difficilissima. Ho iniziato il mio percorso nel 2007 e nel tempo ho attraversato tante fasi artistiche diverse, cambiando spesso sonorità e linguaggio. Proprio per questo faccio fatica a identificarmi in un solo brano. Non amo molto le etichette e credo che la bellezza della musica stia proprio nella possibilità di cambiare, sperimentare e raccontarsi in modi differenti. Ogni canzone rappresenta una parte del mio percorso.
Qual è invece il traguardo professionale di cui vai più fiera?
Ce ne sono diversi, ma penso subito a “Da 0 a 100”. Arrivavo da un periodo in cui molte persone mettevano in dubbio le mie capacità. Dopo il successo di “Killer”, qualcuno pensava che da sola non sarei mai riuscita a scrivere un’altra hit o ad arrivare in radio senza un featuring importante. Invece “Da 0 a 100” è nata praticamente da sola, in pochissimo tempo, ed è arrivata fino al primo posto in radio. Più che una rivincita verso gli altri, per me è stata una dimostrazione personale. Nella vita capita spesso che qualcuno ti dica che non puoi fare qualcosa. A volte proprio quei momenti diventano la spinta necessaria per superare i tuoi limiti e crescere.
Molte giovani artiste ti considerano un punto di riferimento. Ti rende orgogliosa aver aperto una strada?
Assolutamente sì. È sempre bello vedere che il proprio percorso possa essere d’ispirazione per qualcuno. Quando ho iniziato, il panorama era molto diverso da oggi e sapere che il mio contributo possa aver aiutato altre artiste a sentirsi più libere di esprimersi è una soddisfazione importante.
Sei impegnata con l’“Oh Baby Summer Tour”. Cosa devono aspettarsi i fan dai tuoi concerti?
Prima di tutto bisogna dirlo bene: “Oh Baby Summer Tour”, con tanto di movenza! Scherzi a parte, è uno show molto energico e sono felice di tornare nelle piazze e incontrare così tante persone. Sul palco ripercorriamo tutta la mia storia musicale. Ci sono i grandi successi, ma anche brani meno conosciuti ai quali sono molto affezionata. È uno spettacolo che racconta le diverse anime del mio percorso artistico. La cosa più bella, però, resta sempre l’affetto del pubblico: i cartelloni, i braccialetti, i piccoli regali. Sono gesti che non smettono mai di emozionarmi.
Ultima domanda. Cosa ti spaventa di più di questa professione?
Negli anni ho imparato che le paure e le troppe paranoie non aiutano. Anzi, spesso i momenti in cui mi sono lasciata bloccare dai dubbi sono stati quelli meno produttivi. Il mio vero timore sarebbe arrivare a un certo punto della vita senza aver fatto tutte le cose che desideravo fare o senza aver detto ciò che sentivo davvero. Quello sì che sarebbe un grande rimpianto.
Grazie Baby K.
Grazie a voi.









