Alex Wyse presenta “Arrivederci più” e anticipa il nuovo album: “Le mie canzoni non sono numeri, sono parte di me. I numeri non definiscono la mia musica” – Intervista Video

Alex Wyse
Ph Filiberto Signorello

È uscito lo scorso venerdì 10 aprile “Arrivederci più”, il nuovo singolo di Alex Wyse per Artist First. Il brano segna il ritorno discografico dell’artista e anticipa il suo secondo album in studio in uscita il 15 maggio. “Arrivederci più” si muove su coordinate intime e riflessive, mettendo al centro una rilettura consapevole del distacco e dei legami che evolvono nel tempo. Il racconto si sviluppa attorno a una forma di amore che si trasforma, superando la dimensione del dolore per approdare a una visione più matura e accettata dell’assenza.

Intervista ad Alex Wyse: “vi presento il mio nuovo singolo”

Il brano si inserisce in una nuova fase del percorso artistico di Alex Wyse, già avviata con
“Notte stupida”, in cui emerge una scrittura più essenziale e introspettiva, volta a esplorare
fragilità e identità. Un’evoluzione che riflette pienamente il percorso artistico e personale
degli ultimi anni e che confluisce nel nuovo album in uscita il 15 maggio. La produzione è firmata dal duo LEORE (Francesco Rodrigo e Matteo Ieva), già al fianco dell’artista in diversi progetti, tra cui “Rockstar”, brano presentato al Festival di Sanremo 2025 nella sezione Nuove Proposte. Dopo un’estate ricca di concerti culminata con il live del 26 settembre all’Atlantico di Roma, Alex Wyse prosegue il proprio percorso musicale con un progetto che consolida e amplia la sua dimensione artistica.

Alex benvenuto su SuperGuidaTV, anzi bentornato. Torni con un nuovo singolo dal titolo Arrivederci Più: raccontaci un po’ com’è nato e perché questo titolo.

Intanto sono contento di essere tornato. Il titolo nasce dal concetto della canzone: trovare una sorta di sospensione in mezzo a tanto casino e superare un periodo che stavo passando. È un brano nato insieme a LEORE, un duo con cui collaboro e con cui porto avanti un’amicizia da circa due anni. Arrivederci Più è nato come un processo per scavarmi dentro, esplorare lati di me e raccontare ciò che stavo vivendo, soprattutto nelle dinamiche di una relazione.

Questo singolo anticipa il tuo secondo album. Che progetto discografico è?

Sì, infatti non vedo l’ora che esca il 15 maggio. È un progetto che rappresenta sia una chiusura sia l’apertura di un nuovo processo. Le canzoni che non sono ancora uscite e che faranno parte dell’album sono tanti frammenti di momenti di leggerezza all’interno di tanto dolore, chiamiamolo così.

Nel singolo parli di un addio più consapevole. Quando hai capito che stavi guardando a quell’esperienza in modo diverso?

Probabilmente in quei pochi momenti, durante la relazione, in cui cercavo davvero di capire chi sono. Tornare alle proprie radici e al proprio modo di essere è essenziale per non perdersi. Credo sia successo verso la fine.

Secondo te è più difficile lasciare andare qualcuno o accettare che resti dentro di noi sotto un’altra forma?

Entrambe le cose sono importanti. In questo momento ti direi che è fondamentale dare una forma a ciò che è stato, senza cancellare nulla, e andare avanti sapendo che non se ne andrà mai del tutto dai miei pensieri.

Abbiamo letto una tua lettera in cui dici “avevo bisogno di abbassare il volume”. Che tipo di rumore volevi allontanare?

Era il bisogno di trovare un modo più sereno per ritrovarmi, in mezzo a tanto rumore che avevo in testa in quel periodo. “Abbassare il volume” significa non dover dare spiegazioni o giustificazioni, anche perché io stesso non capivo bene cosa mi stesse succedendo. È stato un periodo particolare.

Quando scrivi “non volevo esserci a metà”, ti è mai capitato di sentirti così anche nella musica?

Nella musica no. Tutto quello che è uscito rappresenta sempre parti di me, momenti vissuti e pensieri reali. Sono sempre stato completamente dentro quello che facevo, quindi direi di no.

Parlando del disco, cosa speri che le persone possano capire di te che non conoscono già?

Penso sia un disco che racconta la ricerca della leggerezza in momenti difficili. È il tentativo di dare un suono positivo a situazioni che magari richiederebbero una musica più tragica. È un modo per guardare sempre il lato più luminoso delle cose.

Guardando indietro, che Alex vedi oggi?

Sicuramente più maturo. Sono cresciuto molto, musicalmente e artisticamente, ma anche nel modo di affrontare le dinamiche. Ho scoperto un lato più estroverso di me che prima non esisteva nemmeno nella vita privata. Spero che questa crescita si senta anche nella musica.

Parlando di tour e palcoscenici, come immagini il ritorno sul palco?

Non vedo l’ora. Dopo l’uscita dell’album il 15 maggio sicuramente andrò in giro, anche se ancora non so bene dove.

C’è qualcosa che ti spaventa del tuo lavoro oggi?

Forse il fatto che spesso si dimentica che siamo esseri umani. Quando si mette l’arte davanti a tutto, non dovrebbero esserci i numeri a definirla.

E cosa ti infastidisce dei numeri?

Mi infastidisce che vengano considerati così importanti. Hanno il loro valore perché indicano interesse, ma non sono sinonimo di bellezza o di arte. Le mie canzoni sono parti di me: è giusto che non piacciano a tutti e che magari non arrivino nel momento giusto.

C’è qualcosa che oggi hai capito e che prima ti sfuggiva completamente, a livello musicale?

Ho capito quanto sia importante non tenersi tutto dentro. Ho sempre interiorizzato molto, soprattutto le cose negative, senza parlarne con nessuno. La musica mi ha aiutato tantissimo: è diventata un modo per sentirmi ascoltato e capito. E ho scoperto che tante persone possono provare le stesse cose.

Oggi Alex dice “arrivederci” a cosa e “benvenuto” a chi o cosa?

Dire “arrivederci” è complicato, perché non significa mai davvero dire addio in alcuni casi mentre in altri si. Però posso dire arrivederci alla storia che ho appena vissuto, e dare il benvenuto all’album che sta per uscire e alla vita che verrà, anche se ancora non so cosa porterà.