Achille Lauro all’Olimpico: «Questo sogno lo inseguo da 25 anni. Mi piacerebbe molto la direzione artistica di Sanremo. Stefano De Martino è motivato, farà bene, lasciamolo lavorare»

Achille Lauro

L’emozione è quella di chi vede concretizzarsi un sogno coltivato per una vita intera. Alla vigilia del concerto allo Stadio Olimpico di Roma, Achille Lauro racconta il significato di uno degli appuntamenti più importanti della sua carriera, tra musica, moda, X Factor e nuovi progetti.

Achille Lauro: “L’Olimpico è un sogno che inseguo da 25 anni”

«Siamo contentissimi, aspettavamo questo momento da tanto tempo», esordisce Lauro. Lo spettacolo è costruito attorno a una precisa idea narrativa: «Rappresenta il paradiso, l’Eden degli Incoscienti Giovani prima di essere buttati sulla Terra. È il filo conduttore dello show, anche se il vero centro restano sempre le canzoni».

Per l’artista romano, infatti, il concerto nasce soprattutto dal rapporto costruito negli anni con il pubblico. «La mia fortuna è stata avere tante canzoni che sono entrate nelle vite delle persone. Quando le vedi cantare da migliaia di persone insieme capisci davvero la magia della musica».

E pensando alla serata dell’Olimpico, l’emozione è inevitabile. «È qualcosa di incredibile. È un sogno che inseguo da 25 anni. Scrivo canzoni da quando avevo undici anni e i primi concerti me li organizzavo da solo: affittavo i locali, pagavo le spese e mi mettevo in cartellone perché nessuno mi faceva suonare».

Lo spettacolo racconta l’Eden degli “Incoscienti Giovani”

Lauro ha curato personalmente tutta la componente narrativa dello show. «Abbiamo realizzato una sorta di cortometraggio diviso in più atti che racconta questo paradiso degli Incoscienti Giovani. È un mondo immaginifico, armonioso, che accompagna il concerto e le canzoni».

L’inizio è particolarmente evocativo. «Lo spettacolo comincia con una voce narrante che racconta la vita di un immortale, di una sorta di fantasma dell’Eden. Da lì si entra nel mondo degli Incoscienti Giovani e del paradiso che abbiamo immaginato».

L’omaggio ad Antonello Venditti

Ospiti della serata Antonello Venditti. «Per me è un onore enorme. Sono cresciuto con le sue canzoni e credo che tutta l’Italia sia cresciuta con lui. Faremo insieme “Notte prima degli esami”».

Un momento che per Lauro ha un valore speciale. «Gli ho chiesto un regalo: suonarla al pianoforte nel nostro primo Olimpico. Se c’era un ospite che desideravo avere era lui, perché rappresenta la nostra adolescenza ed è un simbolo di questa città».

Moda e musica: «Mi piace unire mondi diversi»

Negli ultimi anni Lauro ha consolidato il proprio rapporto con il mondo della moda, diventando anche direttore creativo. «Collaboro da cinque o sei anni con grandi brand e grandi direttori creativi. Tutti i progetti che porto avanti nascono da idee che seguo personalmente e che poi condivido con professionisti straordinari».

Per lui la moda è sempre stata uno strumento espressivo. «Mi ha aiutato a raccontare la mia musica e la mia identità. È una passione che ho sempre avuto e oggi poter lavorare con marchi che ti danno carta bianca è una grande opportunità».

Anche nello show la componente fashion è presente. «La moda sarà integrata nello spettacolo. Ci saranno la musica, le canzoni e tutta una parte visiva che contribuirà al racconto».

Il futuro: sei mesi all’estero per cercare nuovi suoni

Dopo il tour negli stadi, Lauro ha già in mente il prossimo passo. «Credo che mi prenderò sei mesi per stare all’estero, scrivere musica, cercare nuovi suoni e nuove ispirazioni. Mi piace seguire l’istinto».

Un approccio che ha sempre guidato la sua carriera. «Non abbiamo mai seguito le regole del mercato o le strategie del marketing. Abbiamo sempre fatto quello che sentivamo. A volte siamo stati premiati, altre meno, ma oggi tutto quello che abbiamo fatto ci ha portato qui».

X Factor: «Un’esperienza bellissima»

Tra i capitoli più recenti della carriera c’è anche X Factor. «È stata un’esperienza bellissima. Mi ha permesso di mostrare un lato di me che molte persone non conoscevano. Io non sono uno che passa il tempo sui social a raccontarsi: sto in studio, scrivo canzoni e lavoro».

Lauro parla con affetto dei concorrenti che ha seguito. «Credo di aver lavorato con ragazzi che avevano già una forte identità e di averli aiutati a valorizzarla. Poi la carriera è un’altra cosa: non si costruisce in un anno, ma in dieci o vent’anni». Tra i nomi che cita con maggiore convinzione ci sono I Patagarri, Les Votives, Mimì Caruso e Lorenzo Salvetti«Lorenzo è un ragazzo che, per l’età che ha, ha già fatto tantissimo. È un grande interprete e spero possa diventare anche un grande cantautore».

Parole di stima anche per la giuria. «Con Giorgia si è creato un rapporto bellissimo. Jake La Furia è stato una colonna del programma: è una persona molto intelligente e acuta. Si è creato davvero un gruppo molto affiatato».

Sanremo e il sogno della direzione artistica

Lauro non nasconde che un giorno gli piacerebbe dirigere artisticamente il Festival. «Mi piacerebbe molto. Tutte le volte che sono stato a Sanremo l’ho vissuto come uno spettacolo dentro lo spettacolo. Non siamo mai entrati per partecipare e basta, ma sempre per costruire qualcosa di nostro».

Guardando al presente, però, preferisce lasciare spazio a chi guiderà le prossime edizioni. «Dopo il grande lavoro fatto da Carlo Conti, adesso c’è Stefano De Martino. Lo vedo motivato, appassionato e sono convinto che farà bene. Lasciamolo lavorare».

La musica che unisce le generazioni

Uno degli aspetti che più colpisce Lauro è vedere pubblici molto diversi ritrovarsi sotto lo stesso palco. «È una delle cose più belle che mi siano successe. Vedo bambine, ragazzi, genitori e nonni venire insieme ai concerti. È qualcosa che va oltre le mie aspettative».

Per lui la chiave è la sincerità. «Cerco sempre di essere me stesso nelle canzoni. Quando ho scritto “Cristina”, per esempio, mi imbarazzava perfino registrarla davanti agli altri. Poi ho capito che proprio quella vulnerabilità riusciva a toccare le persone».

L’impegno sociale e la fondazione

Ampio spazio anche ai progetti solidali portati avanti dalla sua fondazione. «Stiamo lavorando alla realizzazione di una casa di accoglienza per ragazzi e parallelamente sosteniamo tanti progetti negli ospedali, nelle case famiglia e nelle realtà locali che spesso hanno bisogno di aiuto».

Un impegno che considera fondamentale. «Questo sogno che sto vivendo mi permette di restare concentrato anche sulle persone che fanno del bene ogni giorno. Credo sia importante non dimenticarlo mai».

«La musica è magica»

Tra i momenti più intensi degli ultimi mesi, Lauro ricorda l’incontro con la famiglia del ragazzo a cui aveva dedicato uno dei passaggi più toccanti del Festival di Sanremo. «Ho incontrato la madre e la famiglia. Sono stati nostri ospiti e continueranno a esserlo ogni volta che vorranno».

Da quell’esperienza trae una riflessione più ampia. «La musica è magica perché a volte ti fa innamorare, a volte ti fa sentire meno solo. Se riesce anche solo per un minuto a fare del bene a una persona, allora ha già compiuto qualcosa di importante».