A Useful Ghost, un film surreale tra risate e memoria – Recensione

A Useful Ghost

In seguito alla tragica morte della moglie Nat, scomparsa per via delle conseguenze dell’inquinamento atmosferico, March fatica ad accettare la perdita e a ricostruire la propria vita. Quando lo spirito della donna torna nel mondo dei vivi reincarnandosi in un aspirapolvere, l’uomo si trova davanti a una situazione tanto assurda quanto difficile. Potrà il loro amore continuare contro ogni logica? La madre e i parenti di Nat sembrano aver già preso una decisione per lui…

Ma come scoprirà lo spettatore di A Useful Ghost, non è l’unico elettrodomestico a essere posseduto da un fantasma e all’inizio del film è infatti un “ladyboy”, come si definisce lui stesso, ad acquistarne uno per pulire la polvere in casa, ignaro che anche questo porti con sé un’anima errante. Sarà soltanto l’inizio di una trama che si alterna tra passato e presente per riflettere su traumi irrisolti e una tragedia che ha sconvolto la Thailandia solo qualche anno prima.

A Useful Ghost: fantasmi di ieri e di oggi – recensione

Un’opera che porta a riflettere sul trauma, a rimembrare chi è caduto nelle proteste di piazza in quella che è stata la violenta e sanguinosa repressione del movimento delle “Camicie Rosse” (UDD) avvenuta a Bangkok nel maggio del 2010. A Useful Ghost si fa memoria attraverso un cinema fantastico e surreale, che gioca con lo spiritualismo tipicamente orientale per affrontare qualcosa di ben più terreno.

L’opera prima di Ratchapoom Boonbunchachoke è un film sfaccettato e carico di umori e sensazioni, che si può dividere emotivamente in due parti distinte ma complementari. Il tono maggiormente disincantato della prima metà – che richiama quasi, volutamente o meno, certo cinema di Kaurismäki – e la verve più amara che si insinua progressivamente la narrazione in quell’apologo esistenziale sul peso del ricordo, per una società civile che cerca di non dimenticare.

Commedia, melodramma e riflessione sociale convivono in oltre due ore di visione che sono in grado di emozionare e commuovere, con tanto di epilogo all’insegna di un contrappasso in chiave action / horror quale necessaria, liberatoria, catarsi.

Un autore da tenere d’occhio

La forza dell’esordiente regista risiede nel rifiutare qualsiasi separazione netta tra il ridicolo e il dramma, giocando sul paradossale con un equilibrio e una grazie per nulla scontati in un debutto. Un aspirapolvere posseduto può così diventare assurdo protagonista di una scena romantica, in un film che guarda all’assurdo per raccontare una realtà orribile ancora recente. A Useful Ghost è una favola nera capace di alternare momenti di irresistibile divertimento a improvvisi squarci emotivi, senza mai perdere di vista l’idea di partenza.

Il fantasma qui non è un qualcosa – o meglio un qualcuno – da esorcizzare, da scacciare ad ogni costo, ma bensì una presenza che reclama comprensibilmente il diritto di esistere e di rimanere, di essere ascoltata e riconosciuta come tale. Ecco allora il perché del titolo, con Nat che deve diventare un “fantasma utile” per poter essere accettata da una società che giustifica il soprannaturale soltanto quando questi può essere applicato a soluzioni pratiche o redditizie.

In un film che si fa metafora fantastica evitando il didascalismo fine a se stesso, lasciando che invece siano proprio gli spiriti a ricordare ai vivi ciò che i poteri forti preferirebbero (far) dimenticare.

Conclusioni finali

Una visione intelligente e stratificata, che nel suo tono paradossale è capace di far ridere e commuovere in egual misura, trovando forza nella sua assurda premessa narrativa. Il fantasma di una moglie scomparsa che si reincarna in un aspirapolvere diventa una potente metafora sulla memoria, sul ricordo delle vittime delle proteste di piazza in una Thailandia ancora profondamente divisa dal punto di vista sociale.

Un’opera che si prende i suoi tempi e parla dei morti per narrare dei vivi, tenendo insieme dimensione privata e politica, amore e dolore, comicità e tragedia, con una precisa idea di cosa raccontare e, soprattutto, senza nessuna paura di fare il passo più lungo della gamba. A Useful Ghost sorprende a più riprese, sfruttando un’idea apparentemente folle per trasformarla in una riflessione profondamente umana e malinconica sul bisogno di non essere dimenticati.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.