The Killer Inside Me – Opinioni e recensione del film

The Killer Inside Me film

The Killer Inside Me un film del 2010 di genere Drammatico/Poliziesco diretto da Michael Winterbottom, con protagonisti Casey Affleck, Kate Hudson, Jessica Alba, Ned Beatty, Elias Koteas, Tom Bower, Simon Baker, Bill Pullman,. Il film ha una durata di circa 109 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film The Killer Inside Me

Nel 1952 Lou Ford è il vicesceriffo di una piccola cittadina del Texas. L’uomo, prossimo a compiere trent’anni, è rispettato dalla comunità per via del suo carattere mite e sempre disponibile verso tutti, nonostante sia perseguitato dai traumi di un’infanzia difficile.

Su richiesta dello sceriffo Bob Maples, Lou ha il compito di visitare la bella prostituta Joyce Lakeland e obbligarla allo sfratto: la donna ha infatti una relazione con Elmer Conway, figlio di un ricco uomo d’affari della zona che teme un possibile scandalo. Al suo arrivo il protagonista viene accolto in maniera violenta dalla escort e reagisce con altrettanta furia, violentandola brutalmente.

Inaspettatamente questa sorta di legame sadomasochistico finisce per unire i due, che iniziano una sorta di love-story clandestina (lo stesso Lou è infatti felicemente fidanzato con l’amata Amy) che rischia di complicare ulteriormente le cose per entrambi. Il vicesceriffo da quel momento entra infatti in un circolo vizioso che, legato ai fatti avvenuti quando era solo un ragazzino, fa emergere i lati più oscuri della sua personalità trascinandolo in un vortice di sangue e vendetta dopo il quale niente sarà più come prima.

La recensione del Film

Michael Winterbottom, regista britannico amato dalla critica (ha vinto l’Orso d’oro per Cose di questo mondo nel 2003 e, sempre al Festival di Berlino, nell’edizione del 2006 l’Orso d’argento per il documentario The Road to Guantanamo), si è cimentato all’inizio dell’attuale decennio nell’adattamento del romanzo più famoso di Jim Thompson, pubblicato nel 1952, ossia L’assassino che è in me. Il risultato è un affascinante noir di periferia dove l’ambientazione rurale di una certa America è il perfetto palcoscenico per la storia raccontata.

The Killer Inside Me non fa sconti dal punto di vista della cieca violenza, con brutali pestaggi e stupri che rischiano di scioccare il pubblico generalista, ma non scade al contempo nel gratuitismo fine a se stesso. Ogni passaggio, anche il più estremo, è infatti necessario per trascinare nell’instabile psiche del protagonista, magnificamente interpretato da Casey Affleck. Una vera e propri scheggia impazzita all’interno di un contesto bigotto e ancorato a un certo stile di vita che in realtà nasconde anch’esso sotto la sabbia indicibili segreti.

L’ottima ricostruzione scenografica, che catapulta di netto negli States degli anni ’50, una gestione fotografica attenta che si focalizza con calore o freddezza su personaggi o ambientazioni, e un cast di contorno che, oltre alla “vittima” Jessica Alba (sexy e bellissima) vanta nomi del calibro di Kate Hudson e Bill Pullman, rendono i cento minuti di visione un disperato e dolente viaggio all’inferno nel quale nessuno può dirsi realmente innocente.

A cominciare dallo stesso cineasta, che conscio delle polemiche che ne sarebbero scaturite (e che hanno caratterizzato le discussioni cinefile della critica d’Oltreoceano alla sua uscita nel 2010), ha volutamente calcato la mano sull’efferatezza di alcune scene, con un effetto straniante e disturbante al contempo che non toglie comunque fascino alla complessità dell’operazione.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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