Schumacher ’94: la nascita di una leggenda, la recensione del documentario

Schumacher'94

Che anno incredibile è stato il 1994 per gli appassionati di Formula 1, sia in positivo che in negativo. Come sottolinea anche il titolo del documentario qui oggetto di recensione, ovvero Schumacher ’94: la nascita di una leggenda, quel campionato ha consacrato il talento cristallino di Michael Schumacher ma ha anche portato alla tragica morte, non l’unica come è purtroppo noto, del leggendario Ayrton Senna.

Il film, nuova esclusiva del catalogo Netflix, ripercorre per filo e per segno quell’edizione avvincente, conclusasi proprio all’ultimo Gran Premio con la sfida al fulmicotone, e davvero all’ultimo secondo/punto, tra il campione tedesco e uno dei suoi storici rivali, l’inglese Damon Hill. Ma ci offre anche il punto di vista della compagna di una vita, la moglie Corinna, che ripercorre insieme a noi quel periodo all’insegna di un’amara nostalgia.

Schumacher ’94: dove tutto ebbe inizio – recensione

Sedici Gran Premi condensati in un’annata feroce e crudele, segnata come detto da tragedie e da polemiche continue, con le accuse di irregolarità che hanno complicato e non poco un successo che sembrava già scritto nelle prime fasi della stagione. Al volante della Benetton, il giovane Schumi aveva infatti costruito rapidamente un enorme vantaggio sul resto della concorrenza, un merito condiviso col team guidato da Flavio Briatore – qui anch’egli interpellato nelle diverse interviste che ripercorrono gli eventi.

I colpi di scena erano dietro l’angolo, con errori inspiegabili e squalifiche più o meno severe – i punti di vista qui come sempre sono discordanti – che hanno rimesso tutto in discussione fino per l’appunto alla gara conclusiva. I cento minuti di visione restituiscono la sensazione di trovarsi dentro un momento irripetibile nella storia della Formula 1: Michael non era ancora l’uomo da battere, ma un giovane talento che stava imparando a vincere e a dominare gli avversari. Il documentario è interessante perché non intende raccontare un mito già compiuto, ma osservare i passaggi chiave nel quale questi ha preso forma.

A tutto gas lui va

Proprio il fatto di non indagare esclusivamente la parte agonistica, con le riprese delle corse affidate a ovvi filmati di repertorio, ma di svelare la metamorfosi psicologica del pilota, che purtroppo non può più raccontare in prima persona la sua versione dei fatti, tinge di sfumature inedite il film, anche a costo di un certo didascalismo. Il 1994 diventa così una sorta di processo di maturazione rapido oltre misura, con la dolorosa frattura lasciata dalla duplice sciagura di Imola che ha influito sulla psiche di tutti.

I racconti del procuratore personale Willi Weber e della succitata Corinna permettono di intravedere il lato più umano e privato di Schumacher, che arrivò persino a prendere in considerazione l’idea di smettere dopo la scomparsa di Senna. La prospettiva, ma difficilmente avrebbe potuto essere altrimenti, ha un tono comunque celebrativo che rischia a tratti di risultare troppo soggettivo, ma chi aveva intenzione di premere play sul telecomando già prima di aver letto queste righe, difficilmente resterà deluso da tale approccio.

Conclusioni finali

Un’opera capace di riportare sullo schermo un’epoca della Formula 1 ormai quasi leggendaria, una stagione che ha segnato, nel bene e nel male, la storia delle corse. Dalla morte di Senna alla consacrazione del campione tedesco si è consumato in quell’anno un traumatico passaggio di consegne, destinato a caratterizzare gli anni futuri e ad accendere nuove rivalità.

Schumacher ’94: la nascita di una leggenda ci fa rivivere istanti magici e tragici, tra gioie genuine e polemiche roventi, pianti e dubbi, con il racconto della compagna di una vita e di alcuni collaboratori di lungo corso del pilota prossimo a entrare nella leggenda. Per un ritratto probabilmente di parte e dal taglio malinconicamente dolce-amaro, imperdibile per i fan.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.