Festival di Sanremo 2026, Eddie Brock debutta a Sanremo con “Avvoltoi”: “Se dovessi vincere non parteciperei all’Eurovision. Essere scartato ai provini per Amici e X-Factor mi ha insegnato a crescere”

Eddie Brock

Dopo aver conquistato i social con la virale “Non è mica te”, Eddie Brock è pronto a fare il salto sul palco del Festival di Sanremo 2026 con il nuovo brano “Avvoltoi”. La canzone affronta il tema di un legame che lascia segni profondi, di quelli che continuano a farsi sentire anche quando sembrano finiti. Brock canta un amore capace di ferire ma anche di fare luce, costringendo chi lo vive a fare i conti con le proprie emozioni più autentiche. Non c’è spazio per illusioni o facili consolazioni: al centro c’è la presa di coscienza di un sentimento potente e scomodo. “Avvoltoi” diventa così un viaggio interiore, dove il dolore si trasforma in lucidità e consapevolezza. L’artista sceglie parole dirette per raccontare la vulnerabilità senza filtri, mettendo a nudo fragilità e verità taciute. Il messaggio è chiaro: anche quando non offre salvezza, l’amore può insegnare qualcosa di decisivo su se stessi. In vista della kermesse, l’entusiasmo intorno al suo nome cresce di giorno in giorno. Abbiamo incontrato il cantautore romano al ristorante Il Marchese, dove ci ha parlato delle sue aspettative e delle emozioni che precedono il debutto sul palco più seguito d’Italia.

Festival di Sanremo 2026, Eddie Brock parla del brano e della cover con Fabrizio Moro

Eddie Brock ha parlato così del brano “Avvoltoi” con cui fa il suo debutto a Sanremo: “È una storia che non riguarda direttamente me, ma una mia amica che mi ha colpito molto quando me l’ha raccontata. In genere scrivo poche canzoni autobiografiche, anche perché non conduco una vita così movimentata da trarne continuamente ispirazione: sono una persona abitudinaria, piuttosto pigra, faccio sempre le stesse cose. Se dovessi parlare solo di me, probabilmente scriverei un brano ogni dieci anni. Per questo ho scelto di raccontare la vicenda di questa ragazza che, pur desiderando conoscere qualcuno, non riusciva mai davvero a entrare in una relazione. Non era mancanza di interesse, ma paura di soffrire. Tendeva a proiettare in anticipo il dolore, pensando che prima o poi tutto sarebbe finito e che ci sarebbe rimasta male. Però, se vivi con questa convinzione, rischi di non goderti nemmeno i momenti belli. In parte mi riconosco in questo atteggiamento: anch’io soffro di una sorta di ansia anticipatoria, immagino sempre cosa potrebbe andare storto. È una cosa che mi ha toccato profondamente e ho voluto trasformarla in canzone. Nel brano parlo di “avvoltoi” come metafora di quelle persone che approfittano delle fragilità altrui, aspettano un momento di debolezza per trarne vantaggio. Anche se la parola “Avvoltoi” compare solo una volta nel testo, mi sembrava quella più efficace per esprimere con forza il senso della canzone”. 

Nella serata delle cover, Eddie Brock duetterà con Fabrizio Moro sulle note di “Portami via”. Il cantante ha spiegato così questa scelta: “Il 30 novembre ho realizzato uno dei miei sogni più grandi: entrare tra i trenta artisti in gara a Sanremo. Subito dopo, ne avevo un altro altrettanto importante: poter cantare insieme a Fabrizio Moro. Ho sempre ascoltato le sue canzoni, sono un suo grande fan. Di lui mi colpiscono la storia, i messaggi che porta nei brani, ma soprattutto la persona che è e ciò che rappresenta. Quando si è presentata l’occasione, ho guardato Vincenzo e il resto del team e ho detto: “Proviamoci”. Sapevo che non era affatto scontato che accettasse. Avrebbe potuto rifiutare, dire di avere altri impegni o semplicemente non sentirsi coinvolto, anche perché non mi conosceva. Non c’era alcun motivo per cui dovesse dire sì. Invece si è dimostrato disponibilissimo: gentile, educato, davvero umano. Mi ha fatto sentire subito a mio agio e si è comportato come se fossimo sullo stesso piano, cosa tutt’altro che ovvia. Mi ha lasciato grande libertà, anche nell’interpretazione, dicendomi: “Questa parte falla come la senti tu”. È stato un gesto di fiducia che ho apprezzato tantissimo”. 

Sanremo è anche una competizione. Eddie Brock però non si preoccupa delle critiche nè tantomeno del giudizio altrui: “Il giudizio degli altri per me conta, ed è giusto così: se fai questo lavoro non puoi ignorarlo. Però mi rendo conto che, alla fine, quello che pesa di più è ancora il mio giudizio su me stesso. Sto cercando di imparare ad accettarmi, perché non ne sono ancora del tutto capace. Faccio fatica perfino a farmi un complimento per qualcosa che realizzo; spesso tendo a sminuirmi, magari scherzando, per paura di creare aspettative troppo alte. Adesso, però, vorrei cambiare prospettiva: voglio che a contare davvero sia come mi sento io. Salire su quel palco e fare la cosa migliore che posso fare, al massimo delle mie possibilità. Forse per qualcuno non sarà abbastanza, ma l’importante è che lo sia per me. Il gusto personale non si può imporre: non posso entrare nelle case di tutti e pretendere che quello che faccio piaccia per forza. Posso solo dare tutto me stesso e accettare che non si può piacere a chiunque”. 

Fuori dalla musica, il lavoro principale di Eddie era quello di operatore turistico. Il cantante ha però deciso per il momento di abbandonare questa occupazione: “Il 15 dicembre ho deciso di cambiare lavoro. Fino a quel momento facevo l’operatore turistico: mi occupavo di check-in e check-out, accoglievo gli ospiti e portavo le valigie. Era un lavoro a contatto con le persone, nell’ambito dell’accoglienza. Ho scelto di lasciare perché, a un certo punto, ho capito che bisognava portare rispetto anche al lavoro che stavo facendo. Con la testa ero già completamente concentrato su Sanremo: pensavo solo a quello, non ero più attento come prima e nemmeno produttivo allo stesso modo. Continuare così non sarebbe stato corretto. Anche per una questione di riconoscenza: il mio datore di lavoro, Michele, che considero parte della mia squadra, mi è stato vicino in un momento di difficoltà e mi ha dato una mano concreta. Proprio per rispetto nei suoi confronti ho preferito farmi da parte. Restare e lavorare tanto per farlo, senza la giusta presenza e dedizione, non sarebbe stato onesto né verso di lui né verso me stesso”. 

A chi punta il dito contro e lo critica per il fatto di essere entrato nella rosa dei big solo in seguito al successo di un brano, Eddie Brock risponde: “Se qualcuno pensa che io sia arrivato fin qui grazie a una canzone diventata virale, ha ragione: è successo davvero. Non vedo perché dovrei negarlo. Certo, prima c’è stata la gavetta, solo che non l’ha vista nessuno; le persone hanno conosciuto il mio nome quando un brano ha iniziato a girare ovunque. Ma non è una colpa, anzi dovrebbe essere una cosa positiva: significa che quella canzone ha colpito qualcuno. Poi può piacere o non piacere, come a me non piacciono tante cose. Non pretendo di essere eccezionale né di piacere a tutti. Quello che spero di dimostrare è che sono lì per un motivo preciso: l’emozione che provo quando canto. Non parlo di quella che trasmetto agli altri, perché quella la potrà giudicare chi mi ascolta; parlo di ciò che sento io sul palco. La cosa più importante, per me, è riuscire a essere soddisfatto di me stesso. Non sono ipocrita: le aspettative ci sono, è normale. Sanremo è anche un’occasione per far conoscere la mia musica e le mie parole a più persone possibili, per condividere emozioni. Però mi sono promesso che, prima di tutto, voglio divertirmi”. 

Eddie Brock ha cercato anche di intraprendere la strada del talent ma non è andata bene. E’ stato scartato tre volte da Amici e una da X-Factor. Nessun rimpianto però: “Per partecipare a un talent serve un coraggio enorme. Non mi considero un tipo particolarmente coraggioso, però ci ho provato lo stesso. Non mi hanno preso e, come spesso succede, all’inizio ho dato la colpa agli altri. Avevo diciotto anni, pensavo di essere il più forte del mondo e non riuscivo ad accettare quel rifiuto. Se oggi riguardassi quell’esibizione – parliamo del 2017 o 2018, forse anche prima – probabilmente direi che non solo era giusto non prendermi, ma che forse non sarei nemmeno entrato. In quel momento ci sono rimasto male, ho rosicato, perché a quell’età fai fatica a vedere i tuoi limiti. La verità è che non ero pronto: né dal punto di vista musicale né, soprattutto, da quello mentale. Non sapevo accettare le critiche, non ero pronto al confronto. Volevo fare questo lavoro a tutti i costi, ma non avevo ancora gli strumenti per sostenerlo davvero. Col tempo ho capito che anche essere scartato è stata una lezione importante. Mi ha insegnato che un “no” non è la fine del mondo, ma può essere l’inizio di una crescita”. 

A conclusione dell’incontro, abbiamo chiesto a Eddie Brock se partecipasse all’Eurovision in caso di vittoria. Lui ha ammesso: “Non andrei per due motivi. Il primo è un motivo professionale: non mi sono mai esibito davanti a più di cento persone, ho sempre fatto concerti molto piccoli. Prima di pensare in grande, vorrei fare un passo alla volta, crescere gradualmente. Passare da zero a cento tutto insieme sarebbe un salto enorme. Mi piacerebbe prima guardare negli occhi le persone che mi seguono, quelle che mi vogliono bene e che ascoltano la mia musica, insieme a chi voglio bene io. Poi c’è un “no” più umano, più personale: vorrei che su temi importanti, come la questione palestinese, si accendesse una luce in più. Che ci fosse maggiore attenzione, più consapevolezza e sensibilità da parte di tutti”. 

 

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