Rogue One: A Star Wars story – Opinioni e recensione del film

FILM Rogue One- A Star Wars story

Rogue One: A Star Wars story è un film del 2016 di genere Avventura/Azione diretto da Gareth Edwards, con protagonisti Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Mads Mikkelsen, Alan Tudyk, Riz Ahmed, Jiang Wen, Forest Whitaker. Il film ha una durata di circa 133 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Rogue One: A Star Wars story

Il ricercatore Galen Erso ha prestato servizio per anni all’Impero Galattico ma, stanco di collaborare alla creazione di armi di distruzione di massa, ha deciso di abbanndare il posto e ritirarsi con la sua famiglia nel pianeta Lah’mu. Ma l’Impero è ora sulle sue tracce, con il Direttore Imperiale Orson Krennic che riesce a scovarlo e intende costringerlo a prendere parte al progetto della Morte Nera, una stazione spaziale in grado di distruggere interi pianeti.

L’uomo viene catturato, sua moglie Lyra uccisa a sangue freddo e la figlia, Jyn, resce a scappare venendo salvata dall’estremista ribelle Saw Gerrera. Tredici anni più tardi, Galen Erso convince Bodhi Rook, un pilota imperiale, affinché porti a Saw Gerrera un messaggio per informarli dell’esistenza della Morte Nera. Jyn, ormai una splendida ragazza, viene fatta evadere da una prigione imperiale dai ribelli, che vogliono usarla come esca per mettere le mani su Galen e ucciderlo, impedendo così la definitiva realizzazione della stazione.

La giovane insieme all’ufficiale ribelle Cassian Andor e al droide K-2SO, si reca sul pianeta Jedha per incontrare il suo salvatore, che le mostra il messaggio inviato da Galen nel quale questi rivela di aver deliberatamente inserito una vulnerabilità nel reattore centrale della Morte Nera che, se colpito, porterebbe alla distruzione dell’intera struttura.

Jyn si imbarca così in una disperata missione per la salvezza della galassia e sulla sua strada trova il fondamentale supporto del monaco cieco Chirrut Îmwe e del guerriero Baze Malbus: quest’insolito gruppo rimane così l’ultima speranza per opporsi alle mire dell’Impero.

La recensione del film Rogue One: A Star Wars story

Dopo il controverso Star Wars: Il risveglio della Forza, settimo episodio della saga ufficiale, l’universo creato da George Lucas si arricchisce del suo primo spin-off, probabilmente l’episodio più dark e maturo dell’intero franchise. Diretto da Gareth Edwards, autore del cult Monsters (2010) e del reboot di Godzilla (2014), Rogue One – A Star Wars story si collega in ogni caso alla storyline classica, andando a inserirsi come una sorta di prequel del quarto capitolo cronologico, ossia Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza (1977), potendo contare su figure iconiche come Darth Vader e un cammeo d’eccezione all’arrivo dei titoli di coda.

L’atmosfera che si respira nelle due ore e rotti di visione si ammanta in più occasioni di un afflato epico, tra gesta di coraggio e sacrificio che caratterizzano la resa dei conti tra buoni e cattivi e il finale riesce a intingersi di un’intensità emotiva rara e ricca di fascino. Il tutto ovviamente con una sana ricerca del puro spettacolo di genere, tra effetti speciali al solito di primissima qualità e una componente action più marcata del previsto, complice anche la presenza nel cast di Donnie Yen, star del cinema d’arti marziali qui alle prese con avvincenti coreografie.

Fedele allo spirito originario della prima trilogia, qui riadattato in un contesto più ponderato e consapevole (l’ironia è quasi assente), l’operazione strizza l’occhio sia ai fan storici che ad un pubblico nuovo e la narrazione è facilmente fruibile anche ai neofiti per il suo svolgimento autoconclusivo. Una sorta di film di guerra, a tratti aspro e doloroso, che trova ideale sfondo nell’amato palcoscenico da space-opera che ha emozionato generazioni e generazioni, cui rivisitato per la prima volta in una nuova ottica.

Oltre al già citato Yen, il resto dell’eterogeneo cast svolge il compito con altrettanta dedizione fisica ed espressiva: dalla minuta Felicity Jones, eroina mai così umana, al grintoso Diego Luna, da Forest Whitaker a Mads Mikkelsen fino a Jiang Wen e Riz Ahmed, ognuno è al posto giusto in questa storia pregna di pathos che si rivela degna appartenente ad una mitologia venerata da milioni di spettatori.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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