Il Giffoni Film Festival è da sempre il luogo dove cinema, musica e nuove generazioni si incontrano. Ospiti della manifestazione di quest’anno, Rnawa e il regista Jacopo Rossini hanno raccontato ai microfoni di SuperGuida TV il loro percorso artistico e il docufilm dal titolo “Proclamarci vivi”, che ripercorre la storia del giovane cantante, soffermandosi soprattutto sul messaggio che desiderano trasmettere ai ragazzi.
Intervista a Rnawa e Jacopo Rossini al Giffoni Film Festival
L’accoglienza ricevuta al festival ha colpito entrambi gli artisti. «Siamo stati accolti benissimo», racconta Rnawa. «Giffoni è un luogo speciale e sapere di poter incontrare tanti giovani ci rende davvero felici. Speriamo di riuscire a trasmettere qualcosa di importante.» Jacopo Rossini aggiunge: «C’è un’atmosfera bellissima. Si percepisce entusiasmo e voglia di confrontarsi. È il contesto ideale per parlare di un progetto come il nostro.»
Il tema dell’edizione di Giffoni Film Festival di quest’anno è “Le cose impossibili”, uno spunto che porta i due artisti a riflettere sul proprio percorso lavorativo e di vita.
Per Rnawa il cambiamento è stata la sfida più grande che ha affrontato. «La cosa che sembrava impossibile era riuscire a cambiare davvero la mia vita, fare passi importanti per costruire il mio futuro. Nella carriera ci sono ancora tanti obiettivi che vorrei raggiungere, ma preferisco non svelarli: credo sia ancora presto e mi piace pensare che li scopriremo strada facendo.»
Per Jacopo Rossini, invece, l’impossibile è spesso solo un limite mentale che creiamo noi stessi. «Le cose impossibili esistono soprattutto nella nostra testa. Bisogna lavorare ogni giorno per superare quei limiti. Oggi sono felice di aver realizzato il sogno che avevo da bambino e adesso il mio obiettivo è continuare a cercare nuove sfide.»
La collaborazione tra i due artisti
La collaborazione tra i due nasce da una reciproca stima professionale. «Quando mi hanno presentato Jacopo ho iniziato a documentarmi sui suoi lavori», racconta Rnawa ai nostri microfoni. «Sono una persona molto curiosa e mi sono reso conto subito di avere davanti un professionista di grande livello. Poi, conoscendolo, ho scoperto anche una persona con una sensibilità rara, qualità fondamentale per raccontare una storia così personale.»
Rossini ricorda il loro primo incontro con altrettanto entusiasmo. «Quando ho conosciuto Rnawa ho visto un ragazzo molto giovane ma con una maturità sorprendente. Ho sposato il progetto fin dall’inizio perché ho percepito la sincerità del suo percorso e del messaggio che voleva condividere.»
Il docufilm “Proclamarci vivi”
Il cuore del docufilm è proprio questo messaggio. Rnawa spiega di aver accettato il progetto soprattutto per parlare ai più giovani.
«Vorrei dire ai ragazzi di non avere paura di affrontare il dolore. Se lo evitiamo, diventa una gabbia. Se invece lo attraversiamo, quel dolore smette di chiedere attenzione e inizia a insegnarci qualcosa. È un percorso difficile, ma è quello che permette di crescere davvero.»
Una filosofia che ritrova spazio anche nella sua musica. «Quando scrivo una canzone non penso soltanto al ritornello o al fatto che possa diventare una hit. Per me una canzone funziona davvero quando riesce a lasciare un messaggio. È questo che cerco ogni volta che entro in studio.»
Rossini sottolinea come il documentario sulla vita di Rnawa sia stato costruito insieme all’autrice Alessandra Salvaldi, ma soprattutto con la partecipazione dello stesso Rnawa. «Questa non è soltanto la storia di un artista. È il racconto di un ragazzo che ha attraversato momenti difficili e che dimostra come, anche nei periodi più bui, ci sia sempre una possibilità di rinascita. Il messaggio è semplice ma fondamentale: chiedere aiuto non è una debolezza, è il primo passo per ritrovare la luce.»
Per Rnawa vedere il documentario sulla sua vita completato è stato un momento molto intenso. «È stato emozionante. Non vi dirò che mi è scesa una lacrima, ma poco ci mancava. Rivedere la propria vita sullo schermo significa fermarsi e rendersi conto della strada percorsa. Ti senti grato verso te stesso e acquisti ancora più consapevolezza dei passi che hai fatto.»
Il sodalizio artistico e i prossimi progetti insieme
Il sodalizio artistico continuerà anche in futuro con nuovi progetti. «Ci sono già nuove idee», anticipa Rnawa durante la nostra intervista. «Una cosa è certa: Jacopo farà parte dei miei prossimi lavori. Mi fido completamente di lui e voglio che ci sia piena libertà creativa. Ogni progetto nascerà dall’incontro delle nostre sensibilità.»
Tra i sogni nel cassetto del cantante c’è quello di esibirsi un giorno a San Siro, anche se preferisce mantenere i piedi per terra. «Ci sono ancora tanti gradini da salire», dice sorridendo. «Bisogna costruire tutto con pazienza.»
Le collaborazioni e il sogno Sanremo
Sul fronte delle collaborazioni, invece, cita due nomi che ammira particolarmente: Ghali e Marracash. «Mi piacerebbe lavorare con loro. Marracash, in particolare, l’ho seguito molto nell’ultimo periodo e mi piace tantissimo il suo modo di scrivere. Se guardiamo all’estero, invece, adoro il sound di Stromae.»
E il Festival di Sanremo? «Ci sono stato durante il Festival e mi ha affascinato tantissimo vedere come funziona tutta la macchina organizzativa. Se un giorno dovessi salirci da artista sarà una scelta condivisa con il mio team, ma è sicuramente un palco che ha un fascino speciale.»
Le paure legate al loro lavoro
In chiusura, entrambi si soffermano sulle paure legate al proprio lavoro. Rnawa confessa un timore molto personale: «Parlo spesso di sofferenza e la mia paura è quella di sentire il bisogno di cercarne ancora per poterla raccontare. Sto lavorando da anni per non cadere nel vittimismo. Vorrei poter continuare a scrivere anche di felicità, senza avere la sensazione di dover passare necessariamente attraverso altro dolore.»
Rossini, invece, teme soprattutto il blocco creativo. «La paura più grande è perdere l’ispirazione. Quando succede, però, la soluzione è semplice: mi allontano dal lavoro. Vado in palestra, faccio altro, vivo esperienze diverse. Ed è proprio quando smetto di cercare le idee che, quasi sempre, le idee tornano da sole.»









