Nell’idilliaco, fittizio, villaggio inglese di Denbrook, il pastore George Hardy trascorre le sue giornate immerso nei suoi terreni, in quell’aperta campagna dove si prende cura del suo amato gregge di pecore. L”uomo, di indole solitaria, rivolge attenzioni del tutto uniche ai suoi animali, arrivando addirittura a leggergli dei romanzi gialli, ignaro che gli ovini dopo ogni lettura discutano ampiamente tra loro sugli sviluppi del caso.
In Pecore sotto copertura saranno proprio loro ad attivarsi in prima persona quando George viene ritrovato senza vita una mattina, comprendendo sin da subito come non sia morto per cause naturali ma sia stato ucciso. Mentre le indagini della polizia locale, affidate all’inesperto agente Tim, brancolano nel buio, l’arrivo in città di nuovi personaggi e la lista di potenziali sospettati rischia di complicare le cose. Ma le pecore, capitanate dall’intelligentissima Lily, sono intenzionate a scoprire il colpevole, costi quel che costi.
Pecore sotto copertura: un gregge indimenticabile – recensione
Poteva sembrare una commedia relativamente scontata, pronta a farsi forza esclusivamente sulla simpatia a prova di grande pubblico di queste pecore antropomorfe, che parlano e si comportano quasi da umani grazie ad ottimi effetti speciali, che non nascondono la finzione ma la ibridano armoniosamente con un simil realismo. E invece Pecore sotto copertura si è rivelato una commedia piacevolmente originale e interessante, in grado di far breccia anche in un pubblico più smaliziato grazie a un’ironia sottile e tagliente e a una sana rivisitazione degli archetipi ad hoc.
L’unione tra il classico giallo alla Agatha Christie e il mondo animale era rischiosa, con un cult degli anni Novanta come Babe maialino coraggioso (1995) a osservare dall’alto, ma la scommessa è stata vinta, a cominciare dalla scelta di Hugh Jackman nei panni di George: pur con un minutaggio relativamente ridotto, vedere l’attore di Wolverine nel ruolo di un pastore di mezz’età ha un ché di straniante e offre suggestioni inedite a una manciata di scene. Presenza chiave in un cast umano comunque eterogeneo, nel quale spiccano Hong Chau, Emma Thompson e Mollly Gordon.
Questione di personalità
Personaggi su due piedi ai quali si accompagnano le numerose “voci a quattro zampe”: nella versione originale, che vi consigliamo, Pecore sotto copertura può infatti contare su doppiatori d’eccellenza come Bryan Cranston, Bella Ramsey, Julia Louis-Dreyfus, Regina Hall e Patrick Stewart. Tutti pronti a dar vita a ovini sui generis, tra gag e battute che giocano col relativo immaginario e le credenze più o meno scientifiche su suddetta specie animale.
Non mancano momenti di sincera commozione, pronti a scaldare i cuori del pubblico più facilmente emozionabile, con l’accettazione del diverso e la solidarietà del gregge che si tingono di significati universali, uomini o “bestie” si sia. Alla base va detto vi è il romanzo Glennkill di Leonie Swann, pubblicato nel 2005 e con un sequel già scritto. Chissà che la storia di Lily e dei suoi lanosi amici non possa proseguire anche sul grande schermo, eventualità che ci sentiamo di auspicare in quanto questa prima trasposizione si è rivelata un film sorprendentemente riuscito.
Conclusioni finali
L’animazione tridimensionale degli animali, a conti fatti i veri protagonisti del racconto, possiede una fluidità e un’espressività tali da regalare a ogni esemplare del gregge una precisa personalità. Ed ecco che Pecore sotto copertura funziona inaspettatamente sia dal punto di vista estetico sia da quello emozionale, con l’intreccio mystery che si ibrida egregiamente alla premessa antropomorfa.
Portando le pagine del romanzo sullo schermo, il film riesce a divertire e commuovere in egual misura, rivelandosi una visione ideale per tutta la famiglia, ricca di spunti nella fase prettamente giallistica e di risvolti esistenziali forse “facili”, ma non per questo meno impattanti. Un cast, sia in carne e ossa sia vocale – almeno in V.O. – in stato di grazia rende le quasi due ore di visione un gradevole divertissement, più riuscito e acuto di quanto si potesse immaginare.









