Notizia shock dal mondo delle Paralimpiadi: atleta belga pensa all’eutanasia

A 18 giorni dalla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi estive di Rio, si sono aperti i Giochi Paralimpici. Iniziati il 7 settembre, si concluderanno il 18.

Rappresentano l’equivalente dei Giochi Olimpici, per atleti con disabilità fisiche. Sono stati pensati come Olimpiadi parallele e il nome deriva dalla fusione del prefisso “para” con la parola “Olimpiade”.

Le prime Paralimpiadi si sono svolte in Italia, a Roma, nel 1960.

Di pochi giorni fa è la notizia “boom” di una delle atlete disabili più acclamate: Merieke Veervoort, soprannominata Wielemie.

Si tratta di una campionessa belga di 37 anni, costretta sulla sedia a rotelle dal 2000 a causa di una malattia degenerativa progressiva.

Il suo grande spirito e la sua forza d’animo l’hanno portata a risultati incredibili. Gareggiando sulla sua carrozzina ha raggiunto grandissimi risultati e forti soddisfazioni.

  • E’ stata 2 volte campionessa mondiale di triathlon per atleti disabili, nel 2006 a Losanna (Svizzera) e nel 2007 ad Amburgo (Germania).
  • Alle Paralimpiadi di Londra 2012 ha vinto una medaglia d’oro nei 100 m e una d’argento nei 200 m (cat. T52). La categoria T52 sta ad indicare “danni al midollo spinale nella parte alta della schiena, funzionalità del busto fortemente alterata o assente, nessuna funzionalità delle gambe”.
  • Nel 2015, ai Campionati del Mondo per atleti paralimpici (a Doha-Qatar), si è proclamata campionessa mondiale nei 100, 200 e 400 m.

Nel suo Paese, il Belgio, la Vervoort è considerata una vera e propria celebrità.

Ha scritto anche un libro: “Wielemie – Sport per la vita”.

Ora sogna il podio a Rio de Janeiro e poi…. comincerà a pensare all’eutanasia. La malattia contro cui combatte da tanti anni la sta logorando.

Rio è il mio ultimo desiderio. Mi alleno duramente anche se devo lottare notte e giorno con la malattia, ma spero di finire la mia carriera sul podio. Poi, vedremo cosa succederà e proverò a godermi i momenti migliori.

La mia carriera finirà con Rio. Dopo le Paralimpiadi vedrò quello che la vita avrà ancora in serbo per me, e cercherò di goderla a pieno, ma sto cominciando a pensare all’eutanasia.

Così racconta la sua dura battaglia contro la malattia:

Tutti mi vedono felice e sorridente con le mie medaglie, ma non conoscono l’altro lato di me. Ci sono giorni in cui provo dolori terribili e riesco a dormire soltanto per 10 minuti.

E’ davvero molto difficile dover constatare, anno dopo anno, quello che non riesco più a fare.

Ma nonostante tutto….

Ma, alla fine, riesco comunque a vincere la medaglia d’oro. Il segreto è tutto qui, nella testa: quando salgo sulla carrozzina e mi preparo a gareggiare, tutte le mie ansie, timori, paure e dolori, sembrano scomparire.

Nonostante la mia malattia, sono stata in grado di fare esperienze che altre persone possono solo sognare.

Wielemie pensa anche al suo funerale, che non dovrà essere “normale”:

Non voglio che il mio funerale sia tenuto in chiesa. Voglio che tutti i presenti abbiano un calice di champagne in mano e facciano un brindisi per me: “Auguri Marieke. Hai vissuto una bella vita. Ma ora sei in un posto migliore.”

In Belgio la pratica dell’eutanasia è legale, purchè ci sia il consenso di tre medici specialisti. La decisione della campionessa non è certa comunque, ci sta riflettendo.

Non posso dare giudizi personali per l’eventuale scelta di Merieke. Non posso dire se sia giusta o sbagliata. L’argomento è troppo delicato. Non riesco nemmeno a immaginare quanto dolore fisico e mentale comporti la sua malattia. Non so quanto ha dovuto lottare in tutti questi anni, quanto male si debba sopportare nelle sue condizioni, quanta sofferenza e stanchezza provi ogni giorno e ogni notte, colpita da dolori lancinanti che le tolgono il sonno.

Posso solo ammirarla per il suo coraggio e per la sua determinazione. Per aver combattuto duramente e per aver raggiunto i suoi obiettivi. Per non essersi arresa, almeno fino ad ora. Per aver sempre dimostrato carattere e gioia di vivere, nonostante tutto.

E per questa frase:

Lamentarsi non serve a niente. Apprezzate le cose che riuscite a fare, e rendetevi conto della vostra ricchezza.

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Sono Valentina B., classe 1979, marchigiana. Ho un marito e un bimbo bellissimo e faccio la mamma a tempo pieno, il mestiere più duro e più bello del mondo! Mi piace scrivere e sono un'appassionata di libri, soprattutto romanzi. Amo il cinema e la televisione. Sono una nostalgica : adoro rivedere i vecchi film e programmi della mia infanzia e adolescenza e mi commuovo sempre!