Baby Lopez-Facundo è una grande appassionata di K-Drama, a dispetto dell’età avanzata. Malata terminale di cancro, è stanca di lottare contro quel male che ha fatto ritorno e non intende sottoporsi a sfiancanti sedute di chemioterapia, una decisione che ha suscitato grande scalpore e dolore nei suoi quattro figli adulti. Tupe, il primogenito, ha fatto ora ritorno da Los Angeles, dove vive ormai da anni gestendo un ristorante; Brad ha rinunciato invece ai suoi sogni per accudire la madre; Geri Ann è la figlia che porta ancora le ferite di un’assenza paterna mai elaborata mentre Leo cerca di mantenere l’unione familiare.
In Meet, Greet & Bye la folta prole cerca di convincere in ogni modo la madre a riprendere le cure e quando scoprono che il suo attore coreano preferito è prossimo a fare un tour nelle Filippine, si prodigano per acquistare un biglietto di suddetto evento: la donna ha promesso infatti che se riuscirà a incontrarlo, accetterà di riprendere le terapie. Sarà così l’occasione per risolvere questioni irrisolte tra i fratelli e per ricompattarli in un momento assai drammatico.
Meet, Greet & Bye: sorrisi e lacrime – recensione
Dietro quel tacito accordo di rendere felice la testarda genitrice si nasconde qualcosa di molto più profondo e doloroso, ovvero le incomprensioni tra quattro adulti che devono fare i conti con anni di non detti, di assenze ingiustificate e di sacrifici mai ammessi o riconosciuti. Un percorso che spingerà i personaggi anche ad una decisione tanto amara quanto necessaria e che pone quesiti esistenziali che spingono il pubblico a identificarsi nelle svolte narrative in divenire.
La famiglia allargata con i suoi molteplici problemi, i rancori generazionali che esplodono in (pre)potenti scene madri, la riconciliazione catartica ad accompagnare l’escalation finale, con la centralità della figura materna come alpha e omega a cui far ruotare attorno le vicende dell’intero nucleo. Meet, Greet & Bye prende a piene mani dagli archetipi del cinema filippino recente pensato per il grande pubblico, carico di virate melodrammatiche e di storie che parlano di affetti e legami, scavando consapevolmente nell’ottica di una sofferenza facilmente veicolo di immedesimazione per chiunque.
Formule collaudate
La regista Cathy Garcia-Sampana ha preferito andare sul sicuro, favorendo una chiarezza emozionale rispetto a soluzioni più personali. Uno stile classico quello di Meet, Greet & Bye, che segue da vicino i tormenti e le piccole vicissitudini dei personaggi, alle prese con situazioni tipiche del quotidiano in questa storia dai connotati tragicomici. Ad una prima parte parte effettivamente più leggera, se ne sostituisce progressivamente una seconda maggiormente cupa, con alcuni passaggi effettivamente toccanti che vanno a caccia della lacrima facile.
Le stesse caratterizzazioni dei vari fratelli, ognuno avente a che fare con questioni irrisolte, seguono uno schema prestabilito, con epilogo più dolce che greve a tentare di infondere quel pizzico di speranza, mentre lo spettro della malattia si insinua con sempre più insistenza.
La ricerca dei biglietti per partecipare al meet & greet con la star coreana è così soltanto l’espediente per rimettere insieme i cocci di questa famiglia infranta, escamotage utile alla narrazione che nei cento minuti totali trova comunque una discreta varietà, soffrendo però a tratti di una palese retorica che funziona da un lato ma appesantisce il tutto dall’altro.
Conclusioni finali
Quando si scopre che la matriarca deve fare nuovamente i conti con un cancro potenzialmente terminale, i suoi quattro figli cercano di convincerla a sottoporsi a nuove sedute di chemio, facendosi in quattro per esaudire il suo “ultimo desiderio”, ovvero incontrare un popolare attore di K-Drama che sarà in tour a Manila da lì a breve.
In Meet, Greet & Bye il tentativo di acquistare un tagliando per quell’evento esclusivo permetterà ai fratelli di riconciliarsi dopo anni di lontananza, tra segreti e bugie, in un crescendo melodrammatico che sfrutta con furbizia le regole della retorica in potenti scene madri. Per un film emotivamente risonante, indirizzato principalmente a un target pronto a farsi commuovere.









