Maschi Veri 2, intervista a Francesco Montanari, Maurizio Lastrico, Matteo Martari e Pietro Sermonti 

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Ritorna su Netflix, a partire dal 7 ottobre (e disponibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite l’app su Now Smart Stick), la seconda stagione di Maschi Veri, la serie comedy con protagonisti Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Francesco Montanari e Pietro Sermonti. Nei panni dei rispettivi personaggi — Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi — i quattro si ritrovano a fare i conti con un percorso di crescita e affrancamento dai retaggi della mascolinità tossica. La ricerca di un solido equilibrio nelle relazioni di coppia e nei ruoli affettivi resta però un traguardo complesso, continuamente messo a dura prova da stravolgimenti personali e cambi di prospettiva.

Rispetto al finale della prima stagione, le dinamiche di coppia si presentano totalmente ribaltate. Tra la costante sensazione di essere inadeguati e le nuove sfide quotidiane, a fare da collante sarà proprio il profondo legame d’amicizia che li unisce, guidandoli verso una maturazione autentica, in linea con il filo conduttore dei nuovi episodi: “maschi si nasce, uomini si diventa”. Il cast girato a Roma si arricchisce quest’anno di importanti ingressi: Carolina Crescentini (Simona), Silvia D’Amico (Paola), Alessio Boni (Giordano), Giancarlo Commare (Augusto) e Ilenia Pastorelli (Tecla).

Maschi Veri 2, intervista esclusiva a Francesco Montanari, Maurizio Lastrico, Matteo Martari e Pietro Sermonti

Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Francesco Montanari, Maurizio Lastrico, Matteo Martari e Pietro Sermonti per farci raccontare l’evoluzione dei protagonisti, addentrandoci nei temi chiave della serie: dal rapporto con l’educazione dei figli alle aspettative sociali sulla paternità. Pietro Sermonti si è soffermato sul valore pedagogico di un passaggio chiave che coinvolge il suo personaggio, toccando un tema d’attualità delicato, quello della pornografia: “Il modo in cui Luigi spiega la pornografia al figlio rappresenta una delle sequenze di cui vado più fiero. Si tratta di un argomento cruciale e rilevante, su cui so che diversi Paesi stanno provando a legiferare. Personalmente sono cresciuto con la convinzione che sia ‘vietato vietare’: non affiderei mai l’auto a un undicenne, ma preferisco che acquisisca consapevolezza di ciò che lo circonda. Parlando con diversi psicologi è emerso come i giovani abbiano vissuto, specialmente durante il periodo del Covid, una sorta di castrazione e chiusura interiore. Credo che tutti noi dovremmo interrogarci su questo. Un ragazzo di sedici anni trova sempre il modo di aggirare i divieti, per questo ritengo serva lungimiranza: per quale motivo dovremmo delegare l’educazione dei nostri figli a persone che ne ricavano un profitto?”.

Riguardo al tema della paternità e all’impatto delle aspettative sociali, i protagonisti hanno condiviso visioni molto personali. Per quanto riguarda il proprio percorso, Matteo Martari ha spiegato: “Mi sono gestito la cosa diversamente, ma non la considero una zavorra. Le dinamiche sono andate come dovevano andare. Non escludo che un domani possa accadere, ma se finora non è successo non sento la necessità di dover dimostrare nulla alla collettività. La mia serenità interiore e il mio equilibrio personale non dipendono dal dover dare prove alla società”. Maurizio Lastrico ha sottolineato il condizionamento generato dal giudizio esterno: “L’effetto principale della pressione sociale è stato semmai quello di farmi interrogare ancora di più su questa scelta, portandomi a valutare con maggiore attenzione se fossi realmente pronto e in grado di fare il padre. Non avverto l’esigenza di avere un figlio al solo scopo di ottenere un riconoscimento formale di maturità o realizzazione personale”.

Sulle paure legate al contesto contemporaneo si è espresso Francesco Montanari: “Mi interrogo spesso su questo argomento, ma non per conformismo o per adeguarmi a un dovere sociale. La mia preoccupazione deriva piuttosto dal contesto storico e sociale in cui viviamo: l’idea che un figlio debba confrontarsi con dinamiche sconcertanti e con la violenza quotidiana mi spaventa. È un tema di cui discuto con mia moglie, anche se poi, nell’effettivo, subentrano principalmente dei timori primordiali”. Infine, Pietro Sermonti ha chiosato sul suo vissuto personale nei confronti del diventare padre: “Non avverto alcuna pressione dall’esterno, se c’è un segno è semmai quello rimasto per non aver compiuto questo passo. Pur non avendo figli, considero l’esperienza genitoriale come un vero e proprio ‘big bang'”.

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Mi chiamo Giulia e sono nata a Roma il 23 febbraio 1990. Amo scrivere e il mondo dello spettacolo è la mia passione. Oltre alla scrittura, sono una divoratrice di libri e mi diverto a strimpellare al pianoforte. Collaboro per alcuni settimanali per cui realizzo interviste a personaggi famosi. Comunicare mi ha aiutato a superare il blocco della timidezza e ad acquistare maggiore sicurezza. Apprezzo le persone umili e sincere e detesto invece le persone vigliacche. Un’altra mia grande passione è la danza classica che ho studiato sin da quando ero bambina. Il mio sogno più grande l’ho realizzato qualche anno fa entrando al Teatro La Scala nel giorno del mio compleanno. Vedere ballare insieme i miei due idoli della danza, Roberto Bolle e Svetlana Zackarova, è stata un’emozione incredibile.