Ludovica Nasti madrina del Reggio Calabria Film Fest: «A vent’anni ho tanti obiettivi, ma non ho fretta di raggiungerli»

ludovica nasti
PH. Mega Diana

Dall’esperienza de L’Amica Geniale a Mina Settembre e La Preside, fino al riconoscimento del David di Donatello e al desiderio di misurarsi con nuovi generi e con il cinema d’autore. Ludovica Nasti è la madrina del Reggio Calabria Film Fest – Festival dello Stretto e, a vent’anni, guarda al futuro con entusiasmo, senza però avere fretta di arrivare. Durante il Festival, l’attrice è anche tra i selezionatori di Context Next Actor Calabria, un’esperienza che le permette per la prima volta di osservare giovani aspiranti attori dall’altra parte del provino. Un’occasione che, inevitabilmente, la porta a ripensare ai suoi stessi inizi.

Intervista esclusiva a Ludovica Nasti

Nell’intervista Ludovica Nasti racconta il rapporto con i personaggi interpretati, gli insegnamenti ricevuti da Serena Rossi e Luisa Ranieri, l’emozione per i premi ricevuti e il desiderio di affrontare ruoli sempre diversi, magari anche all’estero. E parla anche delle sue paure: «Se questo lavoro dovesse finire, non mi spaventerebbe. Ci sono cose molto più importanti di cui avere paura». Infine, uno sguardo all’intelligenza artificiale e alle trasformazioni che sta portando nel mondo dell’immagine e dell’audiovisivo: per Ludovica, però, c’è qualcosa che nessuna tecnologia potrà sostituire, ovvero l’emozione autentica di un attore in carne e ossa.

Ludovica, sei la madrina del Reggio Calabria Film Fest – Festival dello Stretto. Come stai vivendo questo ruolo e questa nuova opportunità?

La sto vivendo benissimo. Per me è molto bello, molto formativo, ed è un’esperienza davvero interessante. Il Festival è molto bello e ospita artisti importanti, quindi è anche un modo per incontrare persone e fare nuove conoscenze. Questo è sicuramente un punto a favore. Essere madrina significa anche accompagnare il Festival e io sono venuta qui con la voglia di farlo al meglio. Inoltre, sono tra i selezionatori di Context Next Actor Calabria e anche questa, secondo me, è un’esperienza molto bella e formativa.

Ieri siamo stati con questi giovani aspiranti attori ed è stato bello poterli vedere al loro primo approccio, oppure comunque recitare davanti a noi, anche con una certa emozione. È interessante vedere come gli altri riescano a mettersi in gioco.

Sei quindi passata dall’altra parte della scrivania: da ragazza che faceva provini ad attrice che oggi si trova a osservare e selezionare altri giovani. Ti rivedi negli attori che ti trovi davanti?

Sì. Ieri, per esempio, è venuta una ragazza di vent’anni che ha portato un monologo e sicuramente è stato un po’ come rivedere me stessa. Ovviamente abbiamo età differenti e i percorsi sono totalmente diversi, però gli inizi sono quelli. Magari l’emozione, quella sì, è uguale.

Il pubblico ti ha conosciuta soprattutto per L’Amica Geniale. Sono passati alcuni anni: come guardi oggi quella Ludovica che si presentava a quel provino e che poi è stata scelta?

Per me è come se fosse sempre la stessa persona, solo cresciuta e maturata, che ha finalmente focalizzato i propri obiettivi e ha voglia di crescere ancora di più. Allo stesso tempo, però, la vedo anche molto distante da me. Quella Ludovica del provino era una ragazza che si era messa in gioco anche per affrontare la propria riservatezza e la propria timidezza. Oggi quella timidezza è completamente scomparsa. È rimasta la riservatezza, quella sì, ma la timidezza è totalmente scomparsa. Quindi, sotto questo aspetto, vedo anche un’altra persona.

Se quella Ludovica sognava di essere scelta a quel provino, Ludovica oggi cosa sogna?

In realtà i miei sogni sono anche un po’ confusi. Preferisco che non siano troppo precisi, perché così cerco di impegnarmi di più. Se ho un solo sogno preciso, diventa troppo forte la voglia di raggiungerlo e basta. Invece è bello anche vivere il percorso mentre cerchi di raggiungere qualcosa. Ho sicuramente degli obiettivi: migliorarmi, ampliare le mie conoscenze e continuare a crescere. Magari, un giorno, mi piacerebbe interpretare personaggi ancora più belli e importanti, che possano aggiungere qualcosa al mio bagaglio.

Ieri parlavamo, per esempio, di un bel film d’autore in Italia. Mi piacerebbe molto entrare in quel tipo di cinema, se ne avrò la possibilità. Sono tanti gli obiettivi. Sicuramente mi piacerebbe anche, un giorno, andare in America per imparare bene l’inglese, conoscerlo meglio, vedere come si vive il cinema lì e poi tornare qui per viverlo a 360 gradi. Sono tanti progetti, ma è bello che ce ne siano più di uno. Ho vent’anni, quindi non corro per raggiungerli. È anche bello lasciare che quello che deve arrivare arrivi un po’ da sé.

Nel frattempo sono arrivati altri progetti importanti, da Mina Settembre a La Preside. Che esperienze sono state?

Sono state esperienze bellissime. Il personaggio di Mina Settembre si è sviluppato nella terza stagione, quindi è stato incredibile vedere come sia diventato poi centrale all’interno della storia.

Per me, inoltre, Mina Settembre ha un ruolo importante nella mia vita. Sarà perché quel set mi è caro, sarà per i ricordi belli che ho. Mi fa anche piacere ricordare Tiziana, che purtroppo ci ha lasciato ed è stata una parte fondamentale di Mina Settembre, quasi una fondatrice di quel progetto. Sono molto, molto affezionata a quella esperienza.

Poi c’è La Preside, che in qualche modo ha stravolto la mia vita. Non mi aspettavo di poter tornare a interpretare un personaggio così importante nella serialità attuale. Lucia è diventato fortunatamente un personaggio molto importante e, caratterialmente, è anche interessante da scoprire: è una persona che non si ferma alle apparenze, che cerca di conoscerti fino in fondo. Per me questo è molto importante.

Adesso andremo a girare la seconda stagione e sono molto felice di poter recuperare questo personaggio, interpretarlo di nuovo, riviverlo e dargli ancora una volta una storia. Ho sentito Luisa, che è veramente entusiasta della storia mia, di Nicola e, in generale, delle storie della nuova stagione. Siamo tutti molto felici. Poi dobbiamo vedere cosa succederà quando arriveremo sul set!

In questi progetti hai lavorato con due grandi attrici napoletane, Serena Rossi e Luisa Ranieri. Cosa hai imparato da entrambe e c’è un consiglio che ti hanno lasciato?

Con Serena c’è stato un contatto molto ravvicinato tra il mio personaggio e il suo. Eravamo costantemente in scena insieme, c’era un conflitto continuo o comunque dei discorsi profondi tra i due personaggi. Era quindi un tipo di approccio completamente diverso.

Parlavamo molto dei personaggi, di come potesse venire la scena. C’è stata, per esempio, una scena in cui ci arrabbiamo entrambe che è venuta benissimo proprio perché era volutamente sentita: entrambe ci eravamo completamente immedesimate in quel momento, in quella situazione e in quei personaggi. È stata una scena incredibile.

Con Luisa, invece, non abbiamo avuto tante scene solo noi due. Erano soprattutto scene corali. Però ricordo un momento particolare: dopo una cosa che avevo fatto, mi ha scritto un messaggio. Oltre a farmi tanti complimenti, e di questo le sono molto grata, mi ha detto che sono sulla strada giusta, che sto facendo un bel percorso, che sono intelligente e che mostro umiltà. Per me vale tantissimo. È proprio quello che dicevo prima: non bisogna mai pensare di essere arrivati, ma continuare a migliorarsi. E sentirlo dire da Luisa per me è stato incredibile.

Quest’anno hai ricevuto anche il David di Donatello come Rivelazione italiana – Italian Rising Star. Che sensazione si prova a ricevere un riconoscimento così importante alla tua età?

È stata una sensazione incredibile. Ero totalmente emozionata e non realizzavo ancora che fosse successo. Quando sono andata a Firenze ero felicissima ed è stato un momento bellissimo per me. Però era una felicità che, in qualche modo, non potevo condividere: ero lì praticamente da sola, oltre ai colleghi che ricevevano anche loro il Davidino.

Quando finalmente c’è stata la premiazione ho scaricato anche un po’ quella tensione, quell’ansia, e ho realizzato che non era una cosa da poco. È un riconoscimento per un percorso, per quello che una persona sta facendo all’interno del proprio lavoro.

Sono molto grata. È stata veramente un’emozione fantastica. Quando poi sono tornata e lo raccontavo, quasi mi emozionavo di nuovo. Ho ringraziato tutti per l’opportunità e per l’occasione, ma ho anche detto che per me questo non è un punto di arrivo. È un punto di partenza per continuare a scoprire me stessa, dare voce ad altri personaggi e andare sempre avanti nel mio percorso.

Hai ricevuto anche il premio Nuovo IMAIE ai Nastri d’Argento per la tua interpretazione in La storia del Frank e della Nina. Quando arriva un film, che per molti attori rappresenta un sogno, che sensazione provi? E quanto è diverso rispetto a una serie televisiva?

Penso che un tempo la serie fosse molto più una palestra. La serie ti aiuta, ti permette di stare in movimento. Oggi, però, credo che una serie fatta bene sia quasi come un film molto più lungo, con tempi molto più estesi, ma con un’attenzione e una qualità simili. Questo non toglie che fare un film comporti una formazione diversa. Il cinema ti forma e ti dà sicuramente qualcosa in più.

Io amo fare le serie, perché mi piace tantissimo anche il rapporto che si crea con i personaggi. Quando fai una serie convivi tanto con loro e ti affezioni anche alle persone che lavorano con te. Diventa quasi una famiglia e ti fa piacere ritrovarle.

Quello che ti dà il film, però, anche a livello di bagaglio, di formazione e di voglia di fare cinema, è leggermente differente. Infatti mi piacerebbe molto fare un film d’autore e interpretare un personaggio interessante.

Se dovesse arrivare una produzione dall’estero, quale personaggio ti piacerebbe interpretare?

Non ho un personaggio preciso in mente. Mi piacerebbe a questo punto scoprire diversi generi. Non ho mai fatto horror o fantascienza, per esempio. Ho interpretato spesso personaggi drammatici, quindi mi piacerebbe anche provare qualcosa di diverso: magari un personaggio distopico, strano, folle, un po’ pazzo. Sarebbe divertente.

Sono molto aperta a tutti i personaggi. Se la sceneggiatura è interessante e il personaggio è scritto in un modo che ti incuriosisce, che ti fa leggere e pensare: “Aspetta, però, io potrei dare a questo personaggio qualcosa di interessante”, allora per me va bene.

Chiudiamo con una domanda personale: che cosa ti fa paura del tuo lavoro?

Il mio lavoro mi fa paura? In realtà niente. Per il mio percorso di vita, forse, non mi verrebbe mai paura di qualcosa legato a questo mestiere. Per me è importante, ma non è qualcosa che possa farmi paura. Le mie paure sono altre e, rispetto a quelle, tutto questo diventa piccolo, veramente piccolo. Non direi mai: “Ho paura di questo, del mio lavoro”. Non mi verrebbe mai.

Sicuramente ci sono tante circostanze che possono capitare e che possono tenerti in sovrappensiero, perché comunque è un mondo complesso e complicato e non sai mai chi ti trovi di fronte. Questo sicuramente. Però io conosco me stessa e so di essere una brava persona. Con gli altri ho un certo tipo di approccio, non sono invadente, sono educata e ho rispetto. Ovviamente vorrei essere rispettata allo stesso modo. Per me il rispetto è la base di tutto.

Ma non ho paura di niente. Se questo lavoro dovesse finire, non mi spaventerebbe. Perché ci sono altre cose di cui avere paura. Se finisse tra quattro, cinque anni o anche domani, come direbbe mia mamma, ci mettiamo il pane sotto al braccio e andiamo a lavorare.

Restando sul tema delle paure, nel mondo del cinema sta entrando sempre di più anche l’intelligenza artificiale. Che cosa ne pensi?

L’intelligenza artificiale sicuramente fa paura, perché è un concetto molto grande e molto ampio, che comprende il nostro settore, ma forse tutti i settori. E sicuramente spaventa perché ti chiedi: dove andremo a finire? Come andrà avanti questa situazione? Io penso, però, che quello che facciamo noi esseri umani non possa essere sostituito da un computer o da un’intelligenza artificiale.

Secondo me, soprattutto il lavoro dell’attore, non può essere sostituito. Le emozioni che ti fa provare un attore vero, umano, non credo possano essere replicate completamente da una macchina. Io la vivo abbastanza bene, anche perché probabilmente mi tocca meno. Magari chi è coinvolto maggiormente la vive in maniera diversa.

Sempre più spesso vediamo sui social video e immagini completamente generati dall’intelligenza artificiale, dalle ricette alle fotografie di attori e cantanti. C’è il rischio di perdere il confine tra reale e artificiale?

Sì, perché siamo entrati in un concetto nuovo che può andare bene da una parte, ma che può diventare eccessivo dall’altra.

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Giornalista freelance e content creator, mi occupo di spettacolo, televisione, musica e cultura pop. Nel corso degli anni ha realizzato interviste e approfondimenti con protagonisti del panorama televisivo, musicale e cinematografico italiano, seguendo da vicino eventi come il Festival di Sanremo e le principali produzioni entertainment. Nel mio lavoro cerco sempre di raccontare storie e curiosità con uno stile diretto, autentico e vicino al pubblico.