Less of a Stranger, un godibile biopic su una leggenda del rock – Recensione

Less of a Stranger

Polonia, 1983. I Lady Pank sono ormai diventati una vera e propria leggenda del rock nazionale, andando spesso contro le autorità comuniste e il bigottismo religioso che giocavano un ruolo chiave nelle dinamiche sociali del Paese. Jan Borysewicz, chitarrista e leader del gruppo, non mai accettato regole e limitazioni e proprio sulla sua storia personale si concentra Less of a Stranger, biopic musicale nuova esclusiva del catalogo Netflix.

La storia ci porta così indietro fino al 1969, tra i banchi di scuola dove Jan ha imparato l’amore per la musica e dimostrato il proprio talento con gli strumenti, entrando a far parte di una band formata da ragazzi più grandi. Una passione la sua che ha rischiato di metterlo in cattiva luce anche tra la stessa famiglia, ben poco aperta a tali sonorità considerate pericolosamente occidentali. Ma ormai il percorso era segnato e da lì in poi il protagonista ha avuto una carriera sempre più esplosiva, tra alti e bassi, tra gioie e difficoltà personali.

Less of a Stranger: paradiso e inferno – recensione

Un film che si muove tra l’entusiasmo per la libertà artistica e le conseguenze di una vita che rischiava di essere definitivamente consumata dagli eccessi e da tragedie mai realmente superate, come il drammatico suicidio del fratello maggiore. Diretto da Kristoffer Rus su una sceneggiatura direttamente ispirata ai ricordi di Borysewicz, Less of a Stranger intende raccontare non soltanto la semplice ascesa di una rockstar, ma contestualizzarla storicamente nella Polonia comunista, dove gli sgarri non erano consentiti.

Le due ore di visione attraversano traumi familiari, il rapporto conflittuale con le forze dell’ordine – inclusi i periodi di coprifuoco – e la nascita di una band destinata a segnare un’epoca nei relativi lidi, con la classica fase di autodistruzione a caratterizzare l’ultima parte. La musica rocciosa ed energica dei Lady Pank costituisce naturalmente il principale elemento di richiamo, in una narrazione che non mitizza ma affronta con autocritica quella vita vissuta sempre agli estremi, tra dipendenze e relazioni difficili.

Un talento da non sprecare

La chitarra diventa un elemento di potenziale fuga da un’esistenza claustrofobica, all’insegna di Dio, patria e famiglia: diktat che stavano troppo stretti a questo ragazzino che sognava l’occidente, salvo poi scoprire come anche il cosiddetto paradiso non fosse avaro di contraddizioni e delusioni. A tratti si ha pero l’impressione che la storia proceda su sviluppi eccessivamente frammentari, ricostruenti un ritratto parzialmente didascalico di una figura che avrebbe potuto essere esplorata con maggior convinzione.

Nonostante tutto l’interpretazione di MikoÅ‚aj Bukrewicz, compositore polacco e membro della band Karmider, è notevole, considerando anche che per lui si tratta di un esordio assoluto davanti alla macchina da presa. Una performance camaleontica, che ci restituisce una rockstar complessa e sfaccettata, pronta ad andare incontro ai classici sali e scendi di quelle montagne russe tipiche della sregolata vita on the road.

Conclusioni finali

Un biopic a tratti trascinante, che trova nella sorprendente prova di Mikołaj Bukrewicz e nella musica dei Lady Pank i principali punti di forza, inserendo la parabola umana e musicale del chitarrista nel contesto quanto mai repressivo della Polonia comunista.

In Less of a Stranger la chitarra diventa strumento di emancipazione da un Paese bigotto e soggiogato dal regime, valvola di sfogo e chiave per conquistare il successo con le unghie e con i denti, in una patria che vedeva la band come una pericolosa spina nel fianco. Pur a dispetto di una sceneggiatura che qua e là sembra correre più del dovuto, il film si rivela una visione gradevole per gli amanti del rock in generale e pressoché imprescindibile per chi conosce e apprezza il gruppo.

Avatar for Maurizio Encari
Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.