Il piccolo principe – Opinioni e recensione del film

Il piccolo principe - film

Il piccolo principe è un film del 2015 di genere Animazione, diretto da Mark Osborne, doppiato nella versione italiana da Toni Servillo, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi, Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassman, Giuseppe Battiston, Pif, Alessandro Siani. Il film ha una durata di circa 107 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

In una società dove l’abnegazione al lavoro è una delle costanti per guadagnarsi da vivere, una ragazzina è accompagnata dalla madre ad un colloquio per iscriversi alla prestigiosa Werth Academy, la miglior scuola della città. La piccola non supera con successo la prova e la donna decide di trasferirsi così nel quartiere in cui si trova l’istituto affinché la figlia studi tutto l’anno e ritenti l’ammissione quello a venire.

A fianco della dimora di recente acquisizione abita un vecchio con la passione per gli aeroplani e un’elica partita per sbaglio finisce per sfondare casualmente una delle pareti. L’anziano da quel giorno stringe un rapporto d’amicizia con la sua giovanissima nuova amica e inizia a raccontarle l’incredibile storia di un ragazzino, chiamato Piccolo Principe, incontrato da lui durante la gioventù dopo essersi schiantato con il suo biplano nel deserto del Sahara.

La protagonista da quel giorno comincia a trascurare gli studi, attirandosi le ire della genitrice, e frequenta sempre più spesso il misterioso uomo canuto, finendo per rimanere coinvolta in un’incredibile avventura tra sogno e realtà.

La recensione del Film

Adattare un classico della letteratura mondiale in una forma rivolta alle nuove generazioni, mantenendone comunque l’importanza del significato insito all’interno del racconto, non era certo impresa semplice ma Mark Osborne, co-regista di un cult come Kung Fu Panda (2008), è riuscito a trasportare le atmosfere dell’opera originaria in un contesto credibile e contemporaneo, lasciando che la narrazione fantastica conviva con quella reale in maniera coesa.

Realizzato in CGI per ciò che concerne il presente filmico e in stop-motion quando si narra la storia del Piccolo Principe, il film possiede un proprio peculiare fascino nell’alternare il percorso di crescita e formazione della giovanissima protagonista alle atmosfere fiabesche e dark nei racconti dell’anziano vicino (doppiato nella versione originale da Jeff Bridges e in quella italiana da Toni Servillo).

Produzione francese ma girato in lingua inglese per indirizzarsi sin da subito ad un più ampio range di pubblico, quest’inedita versione de Il piccolo principe vanta interessanti soluzioni registiche: dalle inquadrature dall’alto della città, frenetica e claustrofobica, memori di videogame gestionali alla Sim City, alla camera che ruota con naturalezza intorno ai personaggi e si concentra in più occasione su dettagli ambientali d suggestiva bellezza, l’estetica va di pari passo con il contenuto.

La parte finale, da intendersi per lo spettatore adulto in chiave metaforica e per i bambini quale ludica e avventurosa incursione nel fantastico, possiede echi da cult distopici come Brazil (1985) e pur coi suoi eccessi riesce a veicolari messaggi non banali sulla deriva della società contemporanea, suggerendo a chi guarda di osservare di nuovo il mondo con gli occhi di un fanciullo per non perdere di vista le cose importanti della vita.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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