Giampaolo Morelli al Reggio Calabria Film Fest: “Se l’Ispettore Coliandro dovesse tornare io sarei pronto. La conduzione? STEP mi piacerebbe molto” – Intervista

giampaolo morelli

Attore, regista e sceneggiatore, Giampaolo Morelli è uno dei volti più riconoscibili del cinema e della televisione italiana. In occasione del Reggio Calabria Film Fest – Festival dello Stretto, abbiamo parlato con lui di un momento particolarmente intenso della sua carriera, tra la conclusione di un progetto e l’inizio di una nuova avventura sul set.

Morelli ha raccontato anche il possibile ritorno dell’Ispettore Coliandro, il personaggio che lo ha reso particolarmente amato dal pubblico, sottolineando il legame con il mondo cinematografico costruito insieme ai Manetti Bros. Spazio poi alla regia, al desiderio di continuare a crescere nel cinema, alla precarietà che accompagna il mestiere dell’attore e alle prospettive dell’intelligenza artificiale nel mondo dell’audiovisivo.

Infine, una curiosità più personale: cosa si è regalato Giampaolo Morelli con il suo primo stipendio da attore? La risposta racconta, forse più di ogni altra, il rapporto con il suo mestiere e con il sogno che ha scelto di inseguire.

Intervista a Giampaolo Morelli

Partiamo dal presente: che momento è questo della tua carriera?

È un momento un po’ indaffarato, tra la chiusura del film precedente e l’inizio del nuovo. Però è un momento positivo, quindi direi bene.

Cosa puoi anticipare al pubblico che ti segue? Si parla di un possibile ritorno dell’Ispettore Coliandro: si sa qualcosa?

Non si sa niente, nel senso che si parla di un ritorno, ma a me ancora non mi hanno chiamato. Quindi io ci sono, sono a disposizione, sempre.

Quindi lo rifaresti volentieri. Visto che negli anni sei diventato anche regista, ti piacerebbe eventualmente dirigerti sul set dell’Ispettore Coliandro ?

Ma Ispettore Coliandro nasce con i Manetti, non riesco a vederlo in altro modo. Non riuscirei a vederlo in un altro modo. Quindi, al momento, non saprei risponderti a questa domanda, perché per me Golia è una cosa ben precisa, è un gruppo di lavoro ben preciso.

E secondo te, dopo tanti anni, come potrebbe essere riportato sullo schermo questo personaggio? C’è qualcosa che ti piacerebbe aggiungere al ruolo?

Nulla. Non cambierei nulla. Non si deve mai cambiare il personaggio di Coliandro. I personaggi, iconici o non iconici, devono essere quello che sono. Se cambiano, li snaturi, li rovini. Deve rimanere esattamente quello che è.

Parlando della tua carriera, ti sei diviso tra cinema, televisione, teatro e regia. In quale di questi ambiti senti di voler fare ancora qualcosa in più?

Sicuramente nel cinema. Nel cinema come regista, ma anche come attore. C’è tanto ancora da crescere, da imparare, sempre, sempre. Quindi sento sempre di dover migliorare.

C’è un personaggio che ti stuzzica particolarmente l’idea di interpretare?

Guarda, è una domanda alla quale difficilmente so rispondere, perché non c’è il personaggio per eccellenza che dico: “Ah, questo non l’ho mai fatto, quanto lo vorrei fare”. Non lo so. I personaggi capitano per caso. Trovi un personaggio che magari non credevi e che invece ti dà delle grandi soddisfazioni.

Tornando indietro con la memoria, agli inizi della tua carriera: c’è stato un collega, un attore o qualcuno che ti ha dato un consiglio che poi negli anni hai portato con te?

No.

Nessuno?

Nessuno. Sono un po’ un outsider. Mi sono fatto sempre un po’ da solo. Non ne ho mai frequentati troppi. Mi facevo i miei provini, cercavo di migliorare, mi prendevo i miei nomi, però no, non c’è mai stato nessuno che mi ha dato un consiglio. Almeno, al momento, non mi viene in mente, ma non credo che ci sia stato.

Parliamo di due temi importanti per chi lavora nel mondo dello spettacolo. Il primo è la precarietà, che spesso accompagna il mestiere degli attori e degli artisti in generale. L’hai vissuta e come l’hai affrontata?

La precarietà fa parte di questo lavoro. È anche quella roba che ti dà l’adrenalina. Il doverti trovare subito un altro lavoro mentre già stai lavorando è una cosa, come dire, faticosa, ma nello stesso tempo adrenalinica. È chiaro che la precarietà in sé si vive male, però ti dà anche quella soddisfazione quando poi trovi lavoro, di sentirti un po’ di aver raggiunto un traguardo. Per il momento, diciamo.

E veniamo all’altro tema: l’avvento dell’intelligenza artificiale. È qualcosa che ti spaventa pensando al futuro del tuo lavoro?

Al momento non mi preoccupa, ma, come tutte le cose, poi non so che evoluzione prenderà. Può essere che si faranno film solo con l’intelligenza artificiale, completamente. Al momento io ci vedo i lati positivi dell’intelligenza artificiale, anche nel girare: nel poter girare magari in maniera più sintetica alcune cose e poi perfezionarle in post-produzione. Poi, all’essere completamente sostituiti, ecco, non ci voglio pensare ancora.

La televisione, invece, è un ambito che ti stuzzica ancora? Ti piacerebbe sperimentare nuovamente la conduzione di un programma?

Beh, io l’ho fatto. Ho condotto anche Le Iene.

Pensavo proprio a un programma come STEP o Affari Tuoi. Ti piacerebbe cimentarti in quel tipo di conduzione?

Beh, Stefano De Martino è bravissimo. STEP è un programma particolarmente divertente perché ci sono tutte le performance attoriali di improvvisazione. Per un attore potrebbe essere molto divertente anche presentarlo, logicamente, perché ti trovi un po’ nel tuo mondo. Quindi sì, sicuramente potrebbe essere divertente.

Un’ultima curiosità, prima di salutarti: ti ricordi cosa ti sei regalato con il tuo primo stipendio da attore?

Il mio primo stipendio da attore? Niente. Mi sono regalato la possibilità di continuare a stare a Roma e di continuare a fare l’attore, fondamentalmente. Con il primo stipendio da attore ti regali quello: la possibilità di continuare, di continuare a crederci.

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Giornalista freelance e content creator, mi occupo di spettacolo, televisione, musica e cultura pop. Nel corso degli anni ha realizzato interviste e approfondimenti con protagonisti del panorama televisivo, musicale e cinematografico italiano, seguendo da vicino eventi come il Festival di Sanremo e le principali produzioni entertainment. Nel mio lavoro cerco sempre di raccontare storie e curiosità con uno stile diretto, autentico e vicino al pubblico.