Frankie hi-nrg mc, una delle voci e delle penne più autorevoli dell’hip hop italiano, torna con il nuovo album “VOCE e BATTERIA”. Un progetto essenziale e radicale che riporta al centro voce, ritmo e parola, costruito insieme ad alcuni dei nomi più importanti della musica italiana: Jovanotti, Fabri Fibra, Tiziano Ferro, Elisa, Emma, Diodato, Raiz e Lina Simons, con Donato Stolfi alle batterie e Dj Stile agli scratch. Per l’occasione Jovanotti in “Pedala e batteria” e Fabri Fibra in “Autodafé e batteria” firmano due strofe inedite, offrendo prospettive personali rispettivamente sul tema della bicicletta e dell’introspezione, in perfetta sintonia con l’impianto narrativo del progetto. Noi di SuperGuidaTv abbiamo intervistato Frankie hi-nrg mc, ecco cosa ci ha raccontato.
Frenkie hi-nrg mc presenta il disco “Voce e Batteria” – Intervista
Frenkie hi-nrg mc, benvenuto su SuperGuidaTv. Siamo qui per parlare del tuo nuovo album, Voce e Batteria, che hai qui con te.
Questo è effettivamente il mio nuovo album, Voce e Batteria. La copertina gioca su un’illusione ottica che nasconde il mio volto tra gli elementi di una batteria. Il vinile si apre poi con un’immagine più esplicita. Uscirà il 29 maggio in due versioni, con autografi e vinili colorati: un bel modo per ascoltare questa nuova musica.
Come nasce questo album e, soprattutto, un titolo così semplice ma così significativo?
L’idea nasce quasi per gioco, da uno scherzo con Donato Stolfi, il batterista con cui ho collaborato per arrangiare e registrare i brani. Dovevamo fare un concerto insieme ad altri musicisti, ma alla fine gli unici disponibili eravamo io e lui. A quel punto mi ha detto: “Perché non lo facciamo voce e batteria?”. In quell’occasione non si è concretizzato, ma l’idea è rimasta. Così ho iniziato a selezionare alcuni brani del mio repertorio che molte persone continuavano a definire attuali, quasi “scritti ieri”. Ho voluto riproporli in una versione essenziale, nuda, asciutta: solo voce e batteria. Tutti i suoni che si sentono nel disco sono realizzati da Donato con strumenti acustici ed elettronici, oppure da DJ Style con i giradischi. Non ci sono sequenze, computer o loop: è tutto suonato, tutto “a mano”. Un ritorno all’essenziale.
Come hai scelto i brani? Ce n’era uno imprescindibile?
Direi di no: nessuno di quelli presenti è sacrificabile. Ognuno ha una sua ragione d’essere e contribuisce a creare una palette sonora varia, con diversi livelli di energia. L’obiettivo era costruire un progetto completo che, una volta portato dal vivo, potesse diventare qualcosa di molto dinamico, anche ballabile, capace di sorprendere chi si trova davanti a un palco con solo due persone: io e il batterista.
A proposito di live: cosa deve aspettarsi il pubblico dal tour?
Un concerto da ascoltare ma anche da ballare. I brani sono molto energici ed energizzanti. Oggi capita sempre meno spesso di andare a un live e ballare davvero: chi lo faceva tempo fa dovrebbe tornarci, e chi non l’ha mai vissuto dovrebbe concedersi questa esperienza.
Nel disco ci sono collaborazioni importanti, come quelle con Jovanotti e Fabri Fibra. Cosa hai cercato in loro?
In questi due casi ho chiesto loro non solo di interpretare, ma anche di scrivere una strofa. In Pedala, Jovanotti ha sostituito una mia parte; lo stesso ha fatto Fabri Fibra in Auto da fé. Li ho scelti perché mi sembravano perfetti per quei mondi: Lorenzo per l’universo della bicicletta, Fibra per quello dell’introspezione più tagliente, quasi chirurgica. Quando si tratta di raccontare fantasmi e tormenti interiori, è difficile trovare qualcuno più adatto.
Parli spesso di “pedalare”: quanto è importante, nel tuo percorso, continuare a farlo?
È fondamentale. Pedalare, camminare, correre, chiedere passaggi: l’importante è muoversi. Se un risultato arriva troppo facilmente, bisogna chiedersi se sia davvero il migliore possibile. Spesso, spostandosi un po’ di più — in senso fisico o mentale — si scoprono opportunità migliori.
Che consiglio daresti a chi si avvicina oggi all’hip hop?
Di non perdere mai la curiosità. L’hip hop nasce proprio dalla curiosità: dallo scavare tra vecchi dischi, trovare un frammento, ripeterlo e costruirci sopra qualcosa di nuovo. Quella ricerca è il motore di tutto. Oggi il rap ha ancora un grande potenziale: forse l’analisi sociale e la critica politica non sono più centrali come un tempo, ma lo strumento è ancora lì, pronto per essere usato. Artisti come Kid Yugi dimostrano che può essere ancora affilato e incisivo.
Oltre alla musica, quali sono le tue passioni?
Sono una persona molto curiosa, mi piace scoprire cose nuove. Colleziono celle d’animazione, ogni tanto faccio modellismo statico — ad esempio costruisco robot Gundam — e amo viaggiare. Le mie passioni sono varie, ma tutte legate alla scoperta.
Ricordi il primo acquisto fatto con i guadagni della musica?
Non saprei dirlo con precisione. Probabilmente dei dischi e un campionatore più serio rispetto a quello che usavo all’inizio. All’epoca lavoravo con un’Amiga 2000 e una scheda che mi aveva regalato un amico: era piuttosto limitata.
In che stato di salute vedi oggi la musica italiana?
Guardando le classifiche, direi che gode di ottima salute: c’è molta produzione, tanti artisti validi e un livello tecnico elevato. Personalmente non sono un grande fan della musica che domina le classifiche, ma non si può negare che ci sia qualità, anche dal punto di vista delle soluzioni estetiche e produttive. Forse servirebbe più ricerca e più originalità, ma credo che il pubblico le apprezzerebbe.
Dopo questo album e il tour, cosa ti aspetta?
Non lo so. Mi piace lasciare che sia la vita a sorprendermi. Potrebbe essere un nuovo lavoro in studio, una vacanza… o entrambe le cose.









