Enrico Nigiotti incarna lo spirito autentico del musicista che costruisce ogni brano con cura e dedizione, come farebbe un artigiano con la propria opera. Al Festival di Sanremo 2026 sta vivendo un’esperienza intensa, lasciandosi guidare dall’entusiasmo e dall’emozione di condividere la sua musica dal vivo. Le melodie lo accompagnano costantemente, quasi fossero un pensiero fisso pronto a trasformarsi in energia sul palco. Il brano in gara, “Ogni volta che non so volare”, conferma la sua capacità di scrivere testi profondi e personali. La sua scrittura si distingue per immagini evocative e parole scelte con sensibilità, capaci di arrivare dritte al cuore. Ogni canzone porta con sé una storia sincera, fatta di fragilità, sogni e verità quotidiane. Il suo stile resta fedele a un cantautorato genuino, lontano dagli artifici e vicino alle emozioni reali. In ogni verso si percepisce il desiderio di raccontare esperienze che appartengono a tutti.
Festival di Sanremo 2026, intervista esclusiva a Enrico Nigiotti
Noi di SuperGuida TV abbiamo video intervistato in esclusiva Enrico Nigiotti. Il cantante toscano ha parlato della serata delle cover in cui ha duettato con Alfa sulle note di “En e Xanax” di Samuele Bersani: “Non ho sentito Samuele, ma l’esperienza con Alfa è stata davvero bellissima, un’emozione forte e sincera. È stato come portare avanti un discorso già iniziato, un filo che continua a legare le parole e le sensazioni. Come dico sempre, “meno male siete qui”, perché ogni volta che non so volare sento che la presenza di qualcun altro può fare la differenza. Anche in due si può combattere come giganti contro qualsiasi dolore. Il senso è proprio questo: l’unione fa la forza, anche se può sembrare un concetto semplice. In realtà, quando si è in due ci si completa, ci si sostiene e si diventa più solidi. In qualche modo si è di più, anzi ancora di più, perché si condividono paure, sogni e responsabilità. Ed è proprio in quella condivisione che nasce qualcosa di potente”. Nigiotti ha rivelato di aver vissuto il Festival di Sanremo con nuove consapevolezze: “Mi sono sorpreso di me stesso, perché ho affrontato tutto con un’energia e una sicurezza che ho scoperto di avere solo nell’ultimo periodo. Mi è piaciuto il modo in cui ho vissuto e attraversato il Festival, passo dopo passo. Sono soddisfatto di come sono andate le serate: dalla prima alla seconda, fino a oggi. Questa, in fondo, è la più bella perché è quella che sento meno carica di tensione. La più emozionante per me è stata la seconda, quando ero davvero travolto dall’adrenalina. La prima era andata molto bene e avevo quella sorta di timore di dover confermare tutto, come se fossi in attesa dietro una linea da non oltrepassare. Adesso invece mi sento più libero: non sto gareggiando per vincere, non sono tra i favoriti e in realtà non lo sono mai stato. Per questo vivo quest’ultima esibizione con leggerezza e felicità, contento di cantarla ancora una volta. Spero solo di non esibirmi a notte fonda… anche se temo che succederà”.
A Nigiotti abbiamo chiesto chi vincerà secondo lui il Festival di Sanremo. Ha fatto un nome ben preciso: “Sai, secondo me alla fine conta anche capire su chi si decide di puntare. Ti dico la verità: ho rivalutato molto il suo pezzo. Non è che prima lo avessi sottovalutato, ma col tempo mi è arrivato davvero. Può sembrare curioso, visto che porto in gara una canzone completamente diversa, però spero che vinca Sal Da Vinci. Credo che sul palco stia portando qualcosa di autentico, una realtà che gli appartiene fino in fondo. Il ritornello, poi, è travolgente: sul van lo cantiamo dalla mattina alla sera e, ti assicuro, ci ha alleggerito tante volte lo stress delle giornate infinite. Quando una canzone riesce a metterti gioia, ha già fatto centro. Per questo dico che mi farebbe piacere se vincesse lui. Poi, sinceramente, chiunque vinca va bene, ma se dovesse farcela lui ne sarei davvero felice”.
Il percorso artistico di Nigiotti è stato fatto di alti e bassi. Proprio per questo però la sua carriera è più genuina: “Sì, secondo me è proprio così: non avendo mai avuto un vero e proprio picco improvviso, me la sono sempre giocata passo dopo passo. È vero che oggi la mia base è più solida rispetto a prima, ho costruito qualcosa di stabile e sono cresciuto, ma questa cosa mi rende anche molto libero. Libero, per esempio, di scegliere di portare un brano meno immediato rispetto ad altri che avevo nel disco, magari con un ritornello più forte o una produzione più “facile”. Avrei potuto puntare sulla focus track dell’album, “Maledetti innamorati”, scritta con Giulia Anania e prodotta da lei, e giocarmela in modo diverso. Ma sarebbe stata un’altra strategia. Con “Ogni volta che non so volare” non ho voluto portare solo una canzone: ho voluto portare me stesso, il mio mondo, per consolidare chi già mi segue e magari farmi conoscere da chi non mi aveva mai ascoltato o non mi aveva ancora apprezzato. Per me non finisce tutto stasera: questa è solo una tappa, un inizio. E mi sembrava importante presentare un’idea precisa, quasi una piccola opera, una piccola poesia. Di questo sono davvero felice”.
Il vero successo per lui è arrivato nel 2010 quando è approdato ad Amici. Su quella esperienza ha dichiarato: “Sono cambiato perché mi sono calmato e oggi mi sento molto più sicuro. È stata la musica stessa a darmi fiducia, insieme ai risultati raggiunti, che mi hanno dato stabilità non solo economica ma anche personale. Sapere che quando annuncio delle date ci sono persone che comprano il biglietto e vengono ai concerti è già un traguardo enorme: avere un pubblico e esserne consapevole fa tutta la differenza. Ora sento di camminare davvero dentro il mio mestiere. Quando partecipai ad Amici di Maria De Filippi ero molto giovane, tante cose sono successe quasi per caso e non avevo ancora vissuto abbastanza per capire davvero cosa volesse dire fare questo lavoro. La gavetta non è semplicemente suonare nei pub, ma lottare ogni giorno per trasformare la musica in una professione. Oggi posso dire di aver fatto quel percorso e di avere le spalle più forti. Non ho più paura di nulla, e questa è la conquista più grande”.
Su Maria De Filippi ha aggiunto: “No, non sono tra le persone che le stanno più vicine o che fanno parte del suo giro stretto. Però è una persona che, quando la incontro, mi fa davvero piacere vedere. So che lei nutre molta stima nei miei confronti e la cosa è assolutamente reciproca: la stimo tantissimo anche io”.
A Nigiotti abbiamo chiesto di esprimere poi un commento su Stefano De Martino come papabile conduttore di Sanremo 2027. Proprio lui aveva condiviso con il conduttore di “Affari tuoi” l’esperienza di Amici: “Stefano non l’ho seguito tantissimo negli ultimi tempi, però vedo che sta facendo cose molto belle ed è davvero bravo. In fondo è sempre stato così, aveva già allora qualcosa di speciale. Sono felice per lui, anche perché in un certo senso siamo partiti dallo stesso punto e abbiamo condiviso momenti importanti: eravamo perfino in stanza insieme, quindi certi ricordi restano. Lo penso sempre con affetto. Siamo quelle persone che magari non si sentono mai, non so nemmeno se abbiamo ancora lo stesso numero di telefono, ma se ci rivediamo ci abbracciamo e in cinque minuti torniamo esattamente quelli di prima. È questo il bello. E al di là di tutto, sta costruendo una carriera splendida, quindi non posso che essere contento per lui”.
Dopo il Festival di Sanremo, ad attenderlo ci sono altri progetti: “Mi aspetta l’uscita del nuovo disco il 13 marzo, ed è anche il motivo principale per cui sono a Sanremo: presentare questo progetto e dargli il via nel modo migliore. Dopo l’album partirà un lungo tour estivo che mi accompagnerà per diversi mesi. Il percorso si concluderà il 21 novembre a Livorno con il mio primo palazzetto, al Modigliani Forum. Sarà un traguardo importante e, ne sono certo, la chiusura più bella possibile per quest’anno”. Nigiotti mette invece le mani avanti sulla possibilità di fare il coach o il giudice in un talent: “L’ho fatto una volta per gioco, in un programma di Carlo Conti, ma era davvero uno scherzo, una cosa leggera fatta solo per divertirsi. Non c’era alcuna intenzione seria dietro, era semplicemente un momento ironico. Oggi, invece, sento che la mia strada è un’altra: mi piace concentrarmi sulla musica e dedicarmi solo a quello”.









