Everest – Opinioni e recensione del film

Film Everest

Everest è un film del 2015 di genere Drammatico/Avventura diretto da Baltasar Kormákur, con protagonisti Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Robin Wright, Michael Kelly, Sam Worthington, Keira Knightley, Emily Watson, Jake Gyllenhaal. La pellicola ha una durata di circa 121 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione.

La Trama del film Everest

Nel maggio del 1996 diverse spedizioni commerciali si trovano al campo base del Monte Everest per prepararsi a scalare la vetta. Rob Hall, proprietario dell’Adventure Consultants, è a capo di un gruppo mentre Scott Fischer è a guida di quello rivale per la compagnia Mounts Madness.

La squadra di Rob include l’esperto scalatore Beck Weathers, Doug Hansen (un ex postino pronto a coronare il suo sogno), la veterana Yasuko Namba (che spera di completare finalmente la scalata della Sette Cime) e il giornalista dell’Outside Magazine Jon Krakauer. Al campo base per gestire la situazione in caso di pericolo e richieste di soccorso vi è Helen Wilton.

Un mese prima in Nuova Zelanda Rob ha salutato la moglie incinta con la promessa che avrebbe fatto ritorno a casa per la nascita del bambino; mentre si trova nei preparativi per la partenza l’uomo riceve un fax nel quale la compagna lo informa del sesso del nascituro, che sarà una femmina.

Preoccupato per l’affollamento di persone, Rob tenta di convincere Scott a cooperare per ridurre i ritardi e insieme programmano una data comune per il 10 maggio. Il suo gruppo parte prima dell’alba, con l’obiettivo di completare il percorso e far ritorno circa per le due di pomeriggio, l’ultima ora utile per evitare l’arrivo del buio.

In seguito a difficoltà impreviste e problemi organizzativi, il raggiungimento della cima viene ritardato e gli scalatori si trovano improvvisamente alle prese con una violenta bufera di neve e si troveranno costretti a dover fare delle scelte dalla quali potrebbero dipendere le loro vite.

La recensione del film Everest

Un survival movie in piena regola, ancor più drammatico se si pensa che è tratto da una tragica storia vera riguardante la disastrosa spedizione sull’Everest avvenuta nel 1996 che costò la vita a otto alpinisti presi alla sprovvista da una furiosa tempesta durante il tentativo di ascesa alla vetta della montagna.

Everest tenta di delineare psicologicamente la varie personalità dei numerosi personaggi coinvolti nella prima parte, concentrandosi in particolar modo su alcune figure chiave come Rob Hall e Scott Fisher, per far appassionare il pubblico alle loro sorti e nei passaggi più critici l’afflato empatico è tale da provocare una sincera commozione, con scelte figlie della retorica ma comunque adatte al loro scopo.

A mancare semmai è una tenuta narrativa costante che riesca ad evitare la monotonia del racconto, che in più occasioni si adagia su tempi morti che penalizzano il ritmo della messa in scena: il regista islandese Baltasar Kormákur infatti, forse anche per rendere rispetto alle vittime, evita soluzioni facili che avrebbero però garantito ulteriore verve alle due ore di visione.

La bellezza dei paesaggi (le riprese sono state effettuate sia in Nepal ma anche in Italia) e la resa delle aspre condizioni climatiche infondono un indubbio fascino dal punto di vista visivo e le solide performance del cast, comprendente interpreti di razza come Jason Clarke, Jake Gyllenhall, Sam Worthington, Josh Brolin, Keira Knightley e molti altri, sono al servizio di un comparto emozionale che non fa sconti soprattutto nella seconda metà, con la sciagura in corso che porta ad atti estremi di coraggio e sacrificio.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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