Deepwater – Inferno sull’oceano – Opinioni e recensione del film

FILM Deepwater

Deepwater: Inferno sull’oceano è un film del 2016 di genere Azione/Drammatico, diretto da Peter Berg, con protagonisti Mark Wahlberg, Kurt Russell, John Malkovich, Gina Rodriguez, Dylan O’Brien, Kate Hudson. Il film ha una durata di circa 97 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film

Il 20 aprile del 2010 la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon si trova al largo della costa della Louisiana, con oltre cento lavoratori a bordo. La struttura, di proprietà della società privata Transocean, ha il compito di perforare gli abissi per l’estrazione del cosiddetto oro nero.

Il tecnico capo dell’elettronica Michael “Mike” Williams e il responsabile dell’installazione offshore James “Mr. Jimmy” Harrell rimangono sorpresi quando vedono gli addetti al controllo della qualità del cemento dietro l’involucro della trivella essere lasciati liberi molto prima del previsto, per via dell’urgenza di operare il prima possibile imposta da parte dei dirigenti Donald Vidrine e Robert Kaluza.

Proprio Vidrine, stanco di aspettare ulteriori accertamenti di sicurezza, ordina il via delle operazioni ma qualcosa va storto: il cemento cede e ha luogo una devastante esplosione che uccide sul colpo alcuni dei dipendenti e innesca una serie di incendi a bordo della piattaforma.

Mike e i suoi colleghi dovranno dare prova di coraggio e spirito d’altruismo per far ritorno sani e salvi a casa con minor perdite umane possibili, mentre nel frattempo sulla Deepwater si sta scatenando l’inferno e i soccorsi sono ancora lontani a venire.

La recensione del Film

Undici morti e diciassette feriti: è questo il bilancio della tragedia che nell’aprile di nove anni fa coinvolse la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, inabissatasi nella acque del mare due giorni dopo la catastrofe che ebbe luogo a bordo.

Nel 2014 (con conseguente uscita nelle sale un biennio più tardi) il regista Peter Berg decide di mettere in cantiere un altro adattamento per il grande schermo di una storia realmente accaduta, come già fatto nel precedente Lone Survivor (2013), e di rinvigorire il disaster movie hollywoodiano omaggiando al contempo i classici del filone.

Deepwater – Inferno sull’oceano è un film biografico solo per quanto concerne l’impianto narrativo base, poiché la maggior parte degli eventi avvenuti in quel nefasto giorno sono stati parzialmente romanzati per il grande pubblico, nel tentativo di unire un sano spettacolo a tema ad un impianto melodrammatico degno di nota, come nella migliore tradizione del genere.

Oltre alle didascalie finali che ci informano sui destini delle figure, principali e secondarie, coinvolte e che aumentano ulteriormente l’amarezza per un evento che si sarebbe potuto evitare con maggior accortezza, il personaggio a distanza di Kate Hudson, moglie del protagonista Mark Wahlberg (sempre a suo agio in questi ruoli da “eroe per caso”) in collegamento via Skype col marito, diventa una sorta di veicolo empatico per il pubblico, nell’attesa di notizie sullo stato del proprio caro.

Gli ottimi effetti speciali fanno il loro sporco lavoro nella seconda metà dei cento minuti di visione e in particolar modo l’ultima mezzora è carica di un notevole livello di adrenalina, con gesta di sacrificio ed eroismo a rimarcare il già pressante impatto emozionale.

Berg dirige con il suo tipico stile, preciso e senza fronzoli e attento nel gestire le dinamiche tra le figure umane e l’ambiente circostante, prediligendo anche all’interno di una messa in scena ludica un sano realismo e scansando saggiamente una retorica fine a se stessa, rendendo onore a suo modo alle vittime con rispetto ed efficacia cinematografica.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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