Dead of Winter: un thriller inverosimile ma godibile – La recensione del film

Dead of Winter

Barb, rimasta recentemente vedova, si mette in viaggio verso il lago Helga, in Minnesota, con uno scopo ben preciso. Nonostante le condizioni meteo proibitive, con folte nevicate che hanno imbiancato le strade e i notiziari che sconsigliano di uscire, lei è pronta a tutto pur di spargere le ceneri del marito Karl nel luogo dove si sono dati il loro primo appuntamento.

Ma quando una tormenta costringe la protagonista di Dead of Winter a deviare verso una baita isolata per chiedere indicazioni sulla meta, nota delle macchie di sangue sulla neve che l’uomo con cui ha parlato giustifica come per via di un cervo abbattuto. Giunta al lago, Barb è testimone del tentativo di fuga di una ragazza adolescente, legata e imbavagliata, braccata proprio dal precedente interlocutore. Isolata, senza copertura telefonica per poter chiamare i soccorsi e con una tormenta che rende praticamente impossibile ogni tentativo di andare a cercare aiuto, l’anziana donna comprende di essere la sola possibilità di salvezza per la giovane.

Dead of Winter: nel cuore della tormenta – recensione

Emma Thompson, due Oscar e una carriera trasversale, si prende in quest’occasione un ruolo che Hollywood tende spesso a negare alle attrici, soprattutto quando superano una certa età. La leggendaria interprete inglese, prossima a spegnere a breve sessantasette candeline, è infatti la protagonista assoluta di un teso survival movie, fisico e concreto, che guarda ad un approccio quasi ottantiano nelle numerose dinamiche action e tensive.

Peccato che a supporto di un impianto ludico assai godibile non vi sia una trama non obbligatoriamente impeccabile, ma quanto meno credibile. E invece l’ora e mezzo di visione scade spesso nel ridicolo involontario, sprecando inoltre una nemesi affidata all’altrettanto talentuosa Judy Greer, qui impossibilitata a mettere a fuoco un personaggio paradossalmente caricaturale.

Una storia di rapimento che viene depotenziata non appena si lascia che il tema della malattia e di un ipotetico trapianto prenda il sopravvento, con tutte le illogicità del caso, con le figure maschili – sia questo l’inetto marito della villain o le stupide guardie forestali – quali semplice orpello ad una resa dei conti a tre tutta al femminile.

Nel freddo dell’anima

Brian Kirk, regista con lunga esperienza televisiva (da Luther a Game of Thrones), torna sul grande schermo a sei anni da 21 Bridges (2019) con il compianto Chadwick Boseman nel tentativo di costruire un film dal sapore old-school, coniugante l’anima più adrenalinica a una marcata introspezione drammatica.

Un paio di flashback ci accompagnano nel passato di Barb, a cui la Thompson dona comunque un’intensità notevole, che però appunto viene dilapidata in buona parte da una sceneggiatura improbabile, smorzante nei suoi eccessi gratuiti la suspense d’insieme.

Dove Dead of Winter funziona maggiormente è allora nella gestione degli spazi aperti, che diventano trappole di ghiaccio e neve potenzialmente mortali. Nonostante la storia abbia luogo negli Stati Uniti, le riprese sono state girate in Finlandia e Germania, con quelle distese bianche apparentemente infinite a far da evocativo palcoscenico per una resa dei conti a tratti insensata ma che, approcciata a cervello spento, può anche divertire.

Conclusioni finali

Un thriller secco e diretto, che punta tutto su atmosfera e tensione, anche al costo di sacrificare una storia spesso cedente a inverosimiglianze e forzature. Emma Thompson si improvvisa eroina action per salvare una ragazza rapita, ritrovandosi nel frattempo a sistemare una questione personale proprio là dove conobbe il suo primo e unico amore.

Dead of Winter vive, come sottolinea anche il titolo, sul fascino della candida e gelida ambientazione, con foreste e laghi innevati a fare da sfondo alla disfida, tutta al femminile, tra la protagonista e la villain di una mal sfruttata Judy Greer, al limite dell’assurdo ma carica di un discreto pathos di genere.

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