Dark Tide – Opinioni e recensione del film

Dark Tide

Dark Tide è un film del 2012 di genere Azione/Avventura diretto da John Stockwell, con protagonisti Halle Berry, Olivier Martinez, Ralph Brown, Luke Tyler, Mark Elderkin, Thoko Ntshinga. Il film ha una durata di circa 94 minuti. Ecco la nostra opinione e recensione sul film.

La Trama del film Dark Tide

La bella Kate, esperta di squali, lavora in Sudafrica nel settore delle immersioni subacquee in compagnia dei suddetti animali. La donna è abituata a nuotare con naturalezza insieme ai predatori marini, ma un giorno la sua vita viene sconvolta quando il suo mentore, Walker, viene brutalmente ucciso da uno di questi.

Da allora la protagonista ha deciso di abbandonare per sempre la professione, limitandosi ad organizzare tour turistici al largo con la sua imbarcazione, con lo scopo di avvistare pinguini, foche e altri animali tipici della fauna locale.

Le condizioni economiche però non sono delle migliori e Kate riceve una proposta che potrebbe rimettere in sesto la sua situazione finanziaria: il suo ex, Jeff, la contatta infatti per conto di un milionario in cerca di emozioni forti. Il cliente, malato terminale, vuole assumerla con lauto ingaggio per un’immersione in cui condurre lui e il figlio, alla scoperta proprio dei più grandi squali della zona.

Nonostante il trauma mai sorpassato, Kate si convince ad accettare ma con l’arrivo del buio e le condizioni climatiche sempre più burrascose, quello che doveva essere un incarico relativamente semplice si complica terribilmente.

La recensione del Film

La splendida Halle Berry, il cui sinuoso corpo in bikini è al centro della maggior parte del minutaggio, è il maggior punto di interesse (almeno per il pubblico maschile) di uno shark-movie prevedibile e scontato nel quale la narrazione si ispira senza personalità ai canonici topoi del relativo sottofilone.

Dark Tide opta per una messa in scena il più realistica possibile, con l’utilizzo di veri squali bianchi durante le riprese subacquee, ma l’inverosimiglianza della vicenda cozza malamente con questa scelta, sulla carta potenzialmente originale. Le scelte a dir poco folli compiute via via dai vari personaggi principali eliminano di fatto qualsiasi istinto tensivo, con la sola parte finale ad offrire qualche palpitazione di genere.

I novanta minuti di visione non raccontano niente di nuovo e si adoperano in citazioni più o meno evidenti ai grandi classici a tema, Lo squalo (1975) in primis, rendendo l’importanza delle dinamiche interpersonali tra i protagonisti un mero riempitivo narrativo. E se la violenza è all’acqua di rose o fuori campo, scelta che espande potenzialmente il range di pubblico a platee più ampie, oltre al sangue a mancare è un’anima in grado di infondere ai protagonisti un reale motivo che li spinga ad andare avanti, col trauma di Kate privato dello necessario scavo introspettivo per appassionare emotivamente lo spettatore e una “resa dei conti” finale tra uomo e natura alla quale viene negata l’idonea carica simbolica e idealistica.

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Appassionato di cinema fin dalla più tenera età, cresciuto a pane (anzi focaccia, da buon genovese) e classici hollywoodiani e scoperto, con il trascorrere degli anni, il fascino di cinematografie più sconosciute e di nicchia. Amante della Settima arte a 360 gradi, senza restrizioni geografiche o temporali di sorta, scrivo nel settore su svariate testate da quasi quindici anni, dopo una precedente esperienza nell'ambito della critica musicale. Con un debole per il tennis (primo estimatore di Roger Federer), il rock dalle sonorità più estreme a quelle più leggere e cantautoriali, e la birra artigianale, perché una buona pinta, insieme a un film, ci sta sempre bene.

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