Can Yaman è stato uno dei protagonisti del festival On Air 2026 che si è tenuto nei giorni scorsi a Palermo. L’evento organizzato e diretto da Simona Gobbi ha visto l’attore turco immergersi letteralmente in un bagno di folla. Yaman è stato intervistato per l’occasione dall’amico e collega di set Giovanni Nasta.
Can Yaman protagonista al Festival On Air di Palermo
Il protagonista di Sandokan si è raccontato a 360 gradi tra battute e ironia: «Io sono molto contento di essere qui a Palermo, l’accoglienza è incredibile. In tutta Italia ricevo tanto affetto. Sono molto grato al pubblico. L’affetto che ricevo mi motiva a migliorare sempre di più. Anche nei momenti difficili è una spinta enorme».
L’attore non si sottrae nel raccontare di aver vissuto anche momenti difficili e di aver come tutti commesso qualche errore: «Ho fatto tanti errori nella mia vita, ma si cresce così. Oggi ho 36 anni e riesco a gestire meglio tutto questo. Gli errori servono».
Yaman parla poi della svolta artistica: «Dopo Sandokan volevo cambiare, fare qualcosa di autoironico. Non puoi sembrare sempre il personaggio “perfetto”, quindi devi reinventarti. Io posso fare qualsiasi ruolo, ma dipende dal momento. È una questione di gestione della carriera. Ad esempio se volessi interpretare un cattivo, il pubblico deve essere pronto a vedermi in quei panni».
«Mi piace nascondermi dietro i personaggi. Ogni ruolo contiene una parte di me, ma non voglio che tutto sia svelato. Un attore deve sorprendere. Se smetti di farlo, hai finito» – ha poi aggiunto l’attore.
L’importanza del fallimento secondo Can Yaman
L’attore affronta poi il tema del fallimento e di come un fallimento può essere utile se gestito bene: «I fallimenti sono fondamentali. Senza, non si può apprezzare il successo. Tante cose che sembrano fallimenti si rivelano opportunità col tempo. Sandokan inizialmente sembrava un progetto fallito. Dopo anni è diventato realtà e successo. Bisogna saper aspettare».
Tra ironia, complicità e riflessioni sincere, grazie anche al rapporto di amicizia e fiducia con Giovanni Nasta, l’incontro a Palermo con Can Yaman mostra un lato più consapevole dell’attore: meno “personaggio televisivo” e più persona, senza però rinunciare a quel mistero che – come dice lui – è fondamentale nella vita per continuare a sorprendere il pubblico che ci guarda e ci apprezza.









